Viaggi Genova Venerdì 7 maggio 2010

Alta Via dei Monti Liguri: non riesco più a vivere senza

Genova - Una bella scoperta, una grande scoperta. Se ne sta lassù tutto l'anno, esposta ai venti feroci, al sole incombente, alle piogge torrenziali.
È l'Alta Via dei Monti Liguri: per me ora è diventata un'ossessione, una droga. Collega Ventimiglia con Sarzana, un percorso di qualche centinaio di chilometri. Ho sempre saputo che c'era, ma era come se fosse irraggiungibile. Qualcosa mi bloccava, forse l'epicità dell'impresa, oppure semplicemente non riuscivo a trovarne la chiave interpretativa, insomma mi ci voleva un là.

Dopo aver scorazzato per anni sul monte di Portofino, oppure sui sentieri delle Cinque Terre, o da Righi fino ai forti, ero alla ricerca di un'esperienza più forte. Negli ultimi mesi, esimi quotidiani e settimanali, tutti parlano delle virtù del trekking, dicono che non ha senso andare in palestra una volta alla settimana, che il verde è un grande antistress. Due anni fa no, tutti parlavano soprattutto di fitness, pesi e aerobica, di quanto le palestre contribuissero al benessere. A me hanno sempre stressato da morire.

Dunque, una domenica di settembre - era il 2008 - stavamo progettando di andare per l'ennesima volta a Righi e poi al Forte Diamante, e il mio compagno se ne esce: «Perché non andiamo al Faiallo?». C'eravamo passati da poco per andare a trovare la mitica Camilla, una nostra amica scrittrice, al Tiglieto. Ecco mi bastava quel là. Mi sono gettata a corpo morto sullo scaffale della libreria, dove giacciono da anni libri zeppi di percorsi e itinerari liguri e, come un generale d'esperienza, ho squadernato davanti a me mappe e cartine, e ho deciso il piano di battaglia. Ad un tratto una grande scoperta: dal Faiallo passava la mitica Alta Via. Si poteva arrivare con la macchina fino a un posto chiamato Cappelletta Masone - un paesino stupendo avrei scoperto - e da lì a piedi al Forte Geremia. Poi magari proseguire fino al Bric del Dente. E in ultimo approdare al Faiallo.

Eccoci ora sul posto, la battaglia sta per cominciare e noi due iniziamo la marcia. Una marcia che non è ancora finita. Dopo un anno e mezzo non è che di strada ne abbiamo fatta molta. Ad occhio e croce un ottavo del lungo tracciato, ma sono stati mesi indimenticabili.
Suvvia, mi sono anche infortunata, fracassandomi l'omero, e sono stata costretta a letto da gennaio a marzo del 2009 e sono tornata sull'Alta Via verso settembre. Quindi abbiamo perso sei mesi. In più, cari miei, l'inverno scorso ha nevicato da morire e proprio pazzi non lo siamo, e in certi posti non ci siamo addentrati, anche se delle scarpinate, affondando fino al ginocchio, ce le siamo fatte. Quindi abbiamo optato per percorsi di collegamento che dalla costa portavano fino sull'Alta Via, tipo da Righi a Crocetta d'Orero, passando per Forte Diamante.

Mi dimenticavo di dire che l'omero me lo sono fracassato in Piazza Dante, nel centro cittadino, sbattendo contro un mal posizionato cassonetto della rumenta. Non lassù sulle montagne. Mi sa che il sommo poeta si è vendicato che al liceo lo maledicevo per tutte le persone simpatiche, intelligenti, di grande livello intellettuale, che aveva sbattuto all'inferno, credendosi Dio.
Non c'è domenica che se siamo liberi, non ci precipitiamo in macchina per raggiungere il passo del Turchino, quello del Faiallo, il Beigua o Pra Riondo, i Piani di Praglia, San Martino di Paravanico. E i laghetti del Gorzente ghiacciati? Noi due e un gatto bianco autoctono, tutti e tre a mangiare la torta di carciofi, il sole che schizzava via dietro ai monti. Cos'altro cercare?

Poi una volta nel Ponente, ospiti di un'amica berlinese, che si è ristrutturata una casa in pietra, abbiamo percorso il tratto che da Nava arriva fino a vicino Mendatica, così come in un'altra occasione siamo arrivati dal Passo Centocroci sopra Sestri fino al monte Ventarola. Per il resto stiamo perseguendo il nostro folle obiettivo sulle alture di Genova. In pratica da Pra Riondo, sopra Varazze, fino a Passo Mezzano tra i monti Finge e Taccone, sopra Sampierdarena, l'Alta Via per noi non ha più segreti. L'abbiamo percorsa in lungo e in largo con il tempo inclemente, neve e nebbia, o con il sole a picco. E non vedo l'ora di raggiungere il passo della Bocchetta - ci vado domenica anche se piove - e poi dei Giovi, fino alla val d'Aveto.
Con una digressione sul mitico Antola.

Una cosa mi dispiace assai, che non ho un autista che mi viene a prendere alla fine del percorso, così in pratica - per tornare alla macchina - l'Alta Via la stiamo percorrendo due volte. E per ovviare a questa scocciatura, spesso mi invento dei percorsi alternativi per il ritorno, che fanno imbufalire il mio compagno che ha paura che ci perdiamo o che arrivi notte, prima che siamo al riparo. In effetti, in inverno un po' pericoloso lo è.

Una soluzione sarebbe di programmare escursioni con gli amici, con due macchine, e una parcheggiarla alla fine dell'itinerario. Poi raggiungere, tutti insieme, l'inizio del percorso. Ma appena parliamo di Alta Via ci dicono sempre, «Che bello! Che bravi!». E poi cambiano
velocemente discorso: «L'hai visto l‘ultimo film di Soldini? Certo Polanski non ha perso la sua verve» «Ce ne andiamo dal Mangiabuono o a Ombre Rosse venerdì sera?». Qualcuno ogni tanto si candida a seguirci, peccato che poi quando viene il momento, inventa una colossale scusa.

Se non ci siete mai stati, chiudete gli occhi, e provate a immaginare di essere in un punto dove sotto di voi a picco mille metri laggiù c'è il mare. Ora voltatevi e guardate la pianura Padana con le Alpi imbiancate. Questa è l'Alta Via. Questo e molto altro.

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