Concerti Genova Mercoledì 5 maggio 2010

Intervista a Nina Zilli

Genova - Mica se lo immaginava, Nina Zilli, un inizio di 2010 così. «È un sogno, sono ancora sul treno del delirio» dice, reduce dal concertone del Primo Maggio a Roma e nel bel mezzo di un tour che di certo le pare senza fine. In effetti, da cantante semisconosciuta a voce tra le più belle della musica italiana il passo è stato quasi improvviso. La partecipazione all'ultimo Festival di Sanremo con L'uomo che amava le donne le ha dato la notorietà sudata in anni di gavetta e la possibilità di suonare di fronte a grandi platee. Come, appunto, quella di piazza San Giovanni a Roma: «stranamente ero abbastanza rilassata» racconta, «si vede che quando le cose sono così grosse sei un po' più distaccato dalla gente. Vedevo le teste delle persone come tanti cerini».

Tra poco la aspetta un altro bagno di folla: sabato 8 maggio è tra i protagonisti dei TRL Awards al Porto Antico di Genova. Nina è in nomination per il premio Best Look. Effettivamente è difficile non notare il suo stile retrò, tra abiti che paiono usciti da un film degli anni Cinquanta e l'immancabile rossetto rosso acceso sulle labbra. «Il mio look è ispirato alla musica» spiega: «mi diverto a prendere spunto dalle mie eroine da Billy Holiday a Etta James, dalle Supremes a Nina Simone». Ecco, quest'ultima è il suo vero mito. Per chi non lo sapesse, è dalla mitica jazzista afroamericana che proviene il suo nome d'arte (in realtà si chiama Chiara; Zilli, invece, è il cognome della madre): «Nina Simone era una donna molto forte, è cresciuta in un mondo di maschi bianchi e non si è lasciata abbattere. È da lei che prendo ispirazione» prosegue Nina Zilli, «anche oggi non è così facile emergere».

Quando le chiedo quali sono gli altri idoli a cui si ispira non ha dubbi: «Otis Redding, James Brown, il padrino del rocksteady Alton Ellis». Tutta gente che ha fatto la storia della musica nera. E di oggi chi le piace? «Nessuno», risponde decisa. E non cita neppure quella Amy Winehouse a cui molti la accostano.

La Zilli, come da sempre la chiamano gli amici ha iniziato a cantare a 11 anni. «A quell'età ho scritto la mia prima canzone, schifosissima, e da allora non ho mai smesso» racconta. Parte dell'infanzia trascorsa in Irlanda e soprattutto due anni negli Stati Uniti dopo le scuole superiori la fanno definitivamente innamorare delle sonorità motown e r&b. Tornata nella sua Piacenza canta nella band Chiara&Gliscuri: «è in quel periodo che i palchetti su cui suonavamo sono diventati sempre più grandi».
Nel frattempo - i più attenti se la ricorderanno - ha fatto la vj a Mtv e ha pure affiancato Red Ronnie alla conduzione dell'ultima edizione di Roxy Bar. A quasi dieci anni di distanza, rimane il ricordo di «tanto divertimento e tante interviste, come quelle a Pete Townshend e al batterista di Frank Zappa». Era il 2001: «l'anno dopo mi hanno offerto di condurre la prima edizione di Top of the Pops su Italia 1 ma ho rifiutato, non mi sono nemmeno presentata al provino. Non volevo passare per quella della televisione che vuole fare anche la musica».

Dopo la parentesi sul piccolo schermo, rieccola a gettarsi a capofitto nella musica. Dopo le collaborazioni con gli Africa Unite e i Franziska (con questi ultimi ha pure partecipato a due tour europei), il momento di svolta arriva con la canzone 50 mila, cantata in coppia con l'amico Giuliano Palma, inserita nella colonna sonora del film Mine vaganti di Özpetek. Una notizia giunta quasi in contemporanea con quella dell'ammissione al Festival di Sanremo 2010, categoria giovani. «Quando ho saputo che avrei cantato sul palco dell'Ariston ho urlato per un quarto d'ora. Una settimana dopo è arrivata la notizia che 50 mila era stata scelta per il film: vedere Riccardo Scamarcio che canta ballando la mia canzone è impagabile».

Ed ora, mentre L'uomo che amava le donne continua a passare su tutte le radio, lei gira l'Italia a suon di musica soul. Quando, ad aprile, si è esibita al Blue Moon di Genova è piaciuta a tutti. Adesso Mtv la riporta nel capoluogo ligure, cosa che a lei non dispiace affatto: «Genova è bellissima, molti la identificano come una città portuale sporca e brutta ma non è così. E poi c'è il mare, e si può andare in vespa anche a dicembre».

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