Concerti Genova Martedì 23 febbraio 2010

Moraine: 'Manifest deNsity'

Genova - Cartella principale: rock. Sottocartelle: progressive rock, avant rock, jazz rock. Oppure immaginate di prendere un fantomatico vocabolario dei sinonimi musicali, cercate la parola diverso e vedete cosa compare. Dovreste trovare anche Moraine.

I Moraine sono un eccentrico quintetto strumentale con base a Seattle, costa ovest degli Stati Uniti, fetta di mondo che negli ultimi anni sta vivendo un fervore musicale come non se ne vedevano da anni. Musica indipendente, meglio se fuori dagli schemi, contatto diretto con il pubblico, tante occasioni per esprimere la propria dimensione live. Questo (e altro) è quanto caratterizza anche la Moonjune Records, che di casa sta sull’altra costa, a New York, ma che da sempre è capace di esprimere un’internazionalità senza confini (arrivando fino in Italia per lavorare con i nostri Beppe Crovella, D.F.A. e Boris Savoldelli). Leonardo Pavkovic, fondatore della label, ha colpito ancora: chi conosce le sue precedenti produzioni potrà ben comprendere come questi fantastici Moraine non potessero sfuggirgli. Ecco così amalgamarsi Manifest deNsity, album di debutto di un electric string quartet+drums assai lontano dai canoni del nostro rock: chitarra elettrica, basso, violoncello, violino e batteria.

Heavy chamber music l’hanno definita, ovvero musica da camera dai suoni tutt’altro che concilianti. C’è da crederci? Più che altro, c’è da lasciarsi stupire, e immaginare cosa avrebbe composto un Frescobaldi e un Corelli alle porte di un ventunesimo secolo elettrico e alienante.
I nomi, a volte, danno qualche suggerimento. Moraine, ovvero morena, da vocabolario un accumulo di materiale roccioso disgregato e trascinato a valle. Provate a tradurre tutto in suono. A scatenare la slavina sono le intuizioni geniali del chitarrista e fondatore Dennis Rea, musicista d’esperienza e collaboratore di grandi nomi (tra cui Klaus Schulze, solo per farne uno). Tutto si costruisce e tutto si disgrega: una miscela di liricità e dinamismo, modern jazz, hard rock ai confini del metal e tradizione world. È il terreno di una sperimentazione tutt’altro che fine a se stessa, scivolosa e continuamente inafferrabile.

A fianco di Rea, nella fase di scrittura, ci sono anche il violoncellista Ruth Davidson (che tra le altre firma la botta iniziale di Save the Yuppie Breeding Grounds), la violinista Alicia Allen (protagonista in Disillusioned Avatar, con echi dei grandi violinisti prog-folk come Darril Way dei Curved Air), e il bassista Kevin Millard (Ephebus Amoebus è un rincorrersi jazzistico davvero ammirevole).

La undicesima e ultima stoccata, Middlebräu, è forse il manifesto dell’intero lavoro, di certo uno degli episodi più godibili. La chitarra di Rea saluta tutti con corde tese e frementi, quasi un’anticipazione del suo prossimo lavoro solista in uscita sempre per la Moonjune: Views from Chicheng Precipice. Qui si andrà in oriente, e le strade si moltiplicheranno.
Intanto i brani di Manifest deNsity non sono lunghi, e questo è un segno di equilibrio. I ritmi stucchevoli sono alternati a riflessioni non banali. Armonie che non ti aspetti, riff di chitarra che mutano puntualmente ogni volta che sei convinto di averli catturati.
I Moraine dimostrano che si può fare musica colta senza essere cervellotici: basta avere il piglio, la convinzione, un urlo che ti smuove. Che si chiami, sempre e comunque, rock?

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