Concerti Genova Lunedì 18 gennaio 2010

Raven Sad e Sciarada: i nuovi progetti musicali

Genova - L'ultima volta vi abbiamo deliziato con le ultime uscite della milanese AltrOck, ora ci spostiamo in Veneto per assaggiare quanto di sfizioso hanno cucinato i producer della Lizard.

Raven Sad è il progetto musicale del compositore toscano Samuele Santanna. Se vi ricordate, ce ne eravamo già occupati in passato, esprimendo un lusinghiero giudizio riguardo all'opera prima Quoth. A luglio del 2009 è arrivato il bis di We are not alone. E, sinceramente, ci si aspettava un avanzamento espressivo rispetto al promettente esordio. Invece Santanna ha preferito insistere sulle tanto care atmosfere floydiane: piacevolissime ed ad effetto se usate con moderazione, ma stucchevoli quando si trasformano in uno statico sistema metrico per misurare (e calibrare) ogni suono. Il disco vive di chitarre riverberate alla Gilmour (More life forms, Fluttering flags), dilatazioni tastieristiche memori di Shine on your crazy diamond (la title track, Infinite lactean seashore), passaggi pianistici della madre dal cuore atomico (An awful waste of space - part two), echi vocali alla Pulse, tenui ballad sulla falsariga di quelle in Animals (For Lo): non ci si schioda dalla calamita. Raven Sad - ahimé - è cascato in quella rete che ha già mietuto vittime illustri (leggi Porcupine Tree e RPWL). Poco convincenti e a tratti dispersive alcune varianti "elettroniche" dal tentativo "cosmico" (Meteor e An awful waste of space - part one).

Con questo non si vuole affatto sentenziare che We are not alone sia un lavoro poco curato; il problema risiede, semmai, nell'unidirezionalità creativa. E se il "problema", invece, fosse una meditata - nonché "appassionata" - scelta? Sarà, ma il "suono" è quello di un passo indietro rispetto a Quoth.

Altro CD, altro progetto: Sciarada. In principio era un duo veronese formato da Michele Nicoli (Canadians, Corsico, Soundtrack For Your Acoustic Summer) e Matteo Sorio (Haai Op Die Aas, Dagored). Le loro indagini musicali si sono sempre mosse in un territorio di frontiera tra l'ambient, il noise e il postrock. Nel 2005 autoproducono un demo omonimo; 3 anni più tardi incrociano nel loro cammino l'eclettico Marco Tuppo, mente dei Nema Niko e collaboratore di Raven Sad. Due più uno, tre. L'addizione ovvero The addiction, pubblicato da Lizard nell'aprile del 2009.

Il trio è una macchina polistrumentistica generatrice di (apparenti) composizioni aleatorie. Tappetoni di tastiere, ossessivi soundscapes, chitarre, percussioni, effetti...È questo l'universo - volutamente caotico - che accoglie l'ascoltatore con l'opener Devon ptu e lo accompagna per l'intera durata del viaggio (vertice in Lazarus cotext).

Ma gli Sciarada non rinunciano nemmeno ad estrarre impasti armonici dal sound sommerso (quasi "subacqueo") di una docile chitarra acustica. Paradigmatica Senica star che sembra nata da quegli episodi di quiete sezionabili nell'opus dei King Crimson (I talk to the wind) o dei Led Zeppelin (The rain song); ma l'illusione dura lo spazio di un'allusione. Oppure giocano sulle note leggere di un pianoforte non del tutto convinto se flirtare con Erik Satie o con i Sigur Ròs (Odessa, Addiction, Metroshifter, 1). L'esperimento arriva alla voce, trattata secondo una cifra lirica assai vicina al melisma orientale (suggestiva la prova della cantante Antonella Bertini in N.V.). Indovinata Baratio, essenziale chiusa quasi unplugged (chitarra classica, pianoforte e batteria suonata con le spazzole), velata da tenui archi sintetici e arricchita da un'imprevista appendice vocale jazzata, sempre della Bertini.

The addiction è indicato per chi ama le sonorità ostiche in bianco e nero. Un'ideale colonna sonora per un film (al momento) inesistente. Che i registi cinematografici tengano d'occhio l'enigmistica musicale di questo terzetto.

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