Concerti Genova Mercoledì 9 dicembre 2009

Il ritorno dei Latte e miele

Genova - È una bella rinascita, quella dei liguri LatteMiele. Sarà che questa reunion l'abbiamo anche un po' vissuta, noi del CSPI. Fatto sta, che al ritorno dalla tournée in Corea del Sud, lo avevano promesso: «Abbiamo un bel po' di materiale su cui lavorare». Così Dellacasa, Gori, Lacagnina e Vitanza - supportati dal factotum Nastasi - non hanno tradito le aspettative e, da qualche mese, hanno pubblicato Marco Polo. Sogni e viaggi, prodotto da Aereostella con licenza Edel. Un concept album di deciso fascino, imperniato intorno ad una delle figure più note dell'immaginario tricolore. La storia si snoda tra fantasia e realtà secondo un'agile trama di convincente trasporto narrativo: un "Marco qualunque" che, oggi, si ritrova teletrasportato oniricamente in un altro tempo, rivivendo le gesta dell'espolatore veneziano. Ci sarebbero proprio tutti gli elementi per un musical. Staremo a vedere.

Sul versante musicale l'album rivela una maturità artistica già constatata nelle revisioni dell'antologia Live Tasting (2008). Il filone del rock sinfonico regge e offre occasioni di nitore stilistico all'affiatato quartetto: forte l'ascendenza Yes nelle costruzioni d'insieme (lo staccato de Il sogno, Kubilai Kahn), spesso fusa ad una colladauta impostazione corale delle voci (Via si va, Il deserto del Gobi) di scuola prog tutta zeneise (quelli che suonarono allo Studio G intorno al 1976...e loro c'erano). Preziosi gli arrangiamenti adottati da Lacagnina alla testa dell'Orchestra Mussinelli di La Spezia, che si è avvalsa del violoncello di Andrea Landi (già con Claudio Abbado). Cameo lirico di Roberto Tiranti in Il sogno.

E poi non manca il gioco delle citazioni classiche: Carnival è una versione prog di un antico saltarello medievale, Pechino. Un mercante è introdotta da un noto passo della Turandot di Puccini ma segue evoluzioni organistiche alla Emerson. Sono e rimangono, comunque, i LatteMiele; la loro storia è quella e non dimentica le delicatezze melodiche di Papillon (Il matrimonio dei bimbi nel vento, La prigione), le severe architetture di Pavana (I crociati e La battaglia di Curzola) e la tra(di)zione baroccheggiante della Passio (l'apertura con organo ecclesiastico di San Marco e Ritorno a San Marco).

Questo Marco Polo si ascolta proprio bene, perché è figlio tanto di un serio rigore creativo, quanto di una sensibilità matura e maturata all'ombra di un fertile entusiasmo. Tempi dispari e canzone non si picchiano, ma dialogano. E loro quattro - da saggi mediatori di suoni e parole - sanno sempre come fare.

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