Concerti Genova Lunedì 5 ottobre 2009

Il suono dell'autunno. Intervista a Fabio Zuffanti

Genova - Fabio, partiamo a bomba: ma Hostsonaten che cos'è precisamente? Un gruppo? Un progetto? Entrambe le cose?
«Hostsonaten è un progetto che esiste dal 1991, un paio di anni prima che i Finisterre si formassero. È stata quindi la mia idea "primordiale" di avventura in un "grupposolista". Uso tale parola perché è quello che ho sempre inteso, ovvero una band in cui c'è solo un minimo comune denominatore: il sottoscritto, il quale, oltre a comporre tutto il materiale, ingaggia e assembla diversi ensemble di musicisti a seconda delle esigenze, del disco, del concerto. In pratica sono una sorta di dittatore della
situazione, ma i musicisti ingaggiati volta per volta non credo abbiano mai avvertito la cosa in maniera pesante o ossessiva, anzi... Ti dirò che più passa il tempo più ricevo richieste di musicisti che considerano un onore suonare con me in questo progetto e sono ben felici di essere guidati».

Autumnsymphony (AMS/BTF, 2009) cosa ha di nuovo e quali legami mantiene con i due CD precedenti di questo progetto?
«Autumnsymphony prosegue il cammino del mio progetto di concept sulle stagioni diviso in quattro parti e altrettanti cd. Un percorso che sto conducendo a ritroso, dall'ultima parte alla prima. Il primo atto di questa tetralogia è stato Springsong (2002), che rappresentava la primavera ed era la IV parte, poi c'è stato Winterthrough (2008), sull'inverno (III parte), e ora Autumnsymphony (II parte). Sto cercando, per quanto possibile, di differenziare le quattro parti così come sono differenti le stagioni che rappresentano. Spring era più solare, folkeggiante ed etnico. Winter più dark e classicamente progressive. Autumn più malinconico, con molti toni pastello, atmosfere jazzate e classicheggianti, dipinte in maniera più decisa e sicura rispetto agli altri album. E in più c'è per la
prima volta l'utilizzo della voce in alcune parti a rendere il tutto maggiormente evocativo. I legami con i cd precedenti sono dati da diversi temi già presenti negli altri album, che qui ritornano riarrangiati e rimodellati per dare l'idea di percorso unico».

Dal punto di vista compositivo, quali sono stati gli apporti dei musicisti che hanno suonato con te?
«Solitamente lascio ai musicisti grande libertà interpretativa e accetto volentieri ogni loro suggerimento. In questo caso, però, a parte i momenti in cui sono presenti assoli per i quali i musicisti hanno massima libertà (in questo disco in particolare Matteo Nahum e Marco Moro hanno fatto letteralmente faville con i loro soli di chitarra e flauto), ho impostato tutto dall'inizio in maniera abbastanza ferrea, senza grosse possibilità di cambiamento. Per la prima volta ho scritto pressoché tutti gli arrangiamenti per ogni strumento e tutte le parti orchestrali di archi e fiati. Un lavoro faticoso ma che mi ha lasciato realmente soddisfatto e che intendo sviluppare maggiormente in futuro. Prezioso è stato poi l'apporto di Robbo Vigo a livello di produzione, sound design e scelta dei suoni. Il nostro è un rapporto che trova la sua più completa realizzazione quando lavoriamo in Hostsonaten, io e lui da soli dietro il mixer a sperimentare e a cercare le soluzioni più audaci a livello sonoro».

Parliamo di influenze: quali altarini si scoprono traccia dopo traccia?
«Svariati credo. Sono un accanito ascoltatore di musica a 360 gradi, le mie influenze si avvertono e sono felice di questo. Mi piace immagazzinare spunti diversi, passarli nel mio tritacarne e poi risputarli fuori in maniera quanto più possibile personale. Per questo album direi in particolare il Miles Davis di Get up with it, i Nucleus di Elastic rock, i King Crimson di Lizard ma anche gruppi come i Tortoise o gli ultimi Portishead e, moltissimo, il compositore polacco Zbigniew Preisner».

Ho notato che, oltre al basso, suoni anche alcune parti di tastiere vintage: una passione sempre più concreta?
«In realtà le parti di tastiera erano state realizzate più per dare uno spunto ai musicisti che altro. Poi però ci siamo accorti che funzionavano, così abbiamo deciso di tenerle. A riguardo del basso dirò che questa volta ho voluto sperimentare l'inserimento di contrabbasso e stick che mi ha soddisfatto parecchio. Io mi sono occupato delle restanti parti di basso elettrico ma credo che in futuro il progetto Hostsonaten mi vedrà sempre più nei panni di compositore piuttosto che in quelli di esecutore».

Come si innesta Autumnsymphony nel novero dei tuoi ultimi lavori solistici e di gruppo?
«Credo si spinga in direzioni che difficilmente o mai ho esplorato con i Finisterre, la Maschera di Cera o nel progetto solo a mio nome. Aggiunge quindi sfaccettature diverse al mio percorso musicale e di questo ne sono fiero. È un percorso che ho voluto in maniera autonoma e sono
riuscito, con non pochi sforzi, a realizzare una tavolozza fatta di partiture orchestrali che solo pochi anni fa mi sarei sognato. Ne sono molto orgoglioso».

A quando la quarta ed ultima stagione?
«Mi piacerebbe realizzare Summereve, che rappresenterà l'estate e la fine del concept, l'anno prossimo, per farla uscire a giugno 2010, ma non so se ci riuscirò. Forse è giusto che mi fermi un attimo a guardare bene quello che ho realizzato fin ad ora per poi prendere lo slancio e terminare il progetto al meglio».

Un'ultima domanda: perché ascoltare
Autumnsymphony?
«Agli ascoltatori genovesi direi perché è un album pieno di musica viva realizzata da un giovane artista attuale, pieno di energia e di voglia di sperimentare. Che tanto crede di aver dato a certa musica e tanto ancora ha intenzione di dare. In molteplici direzioni. E in una città che non fa altro che celebrare i suoi morti forse potrebbe trattarsi di una bella botta de vita»!

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