Concerti Genova Lunedì 10 agosto 2009

L'intervista con Andrea Ottonello

Genova - Certe cose nascono così, in un pomeriggio estivo a Sassello. Una chiesa aperta, un quartetto d'archi suona Mozart, un ragazzino di sei anni posa la bicicletta sul sagrato ed entra per vedere cosa succede. Rimane rapito e ci resta fino a sera, finché sua nonna - non poco preoccupata - lo riporta a casa. Quando chiedo ad Andrea Ottonello in quale momento è stato folgorato dalla musica, mi racconta questo aneddoto. Aggiungi anche che in famiglia c'era un nonno violinista, sua mamma suonava il piano, un bisnonno costruì da sé la sua chitarra, e la nonna conobbe persino Puccini. La musica era, come si suol dire, di casa.

Andrea si è poi diplomato in violino al Conservatorio Paganini di Genova, a vent'anni ha fondato l'associazione La Barcaccia, che ha compiuto da poco dieci anni e raccoglie al Teatro Carlo Felice centinaia di giovani appassionati di musica classica. Oggi continua a dedicare alla musica tutto il suo tempo libero, dopo gli impegni di lavoro come dentista e ricercatore universitario.
Passione, idee, entusiasmo, capacità: si trovano tutte in questo ragazzo che adora Bach: «una delle grandi figure della storia, insieme a Omero, Michelangelo, Dante, Leonardo, Shakespeare» e, nel Novecento, Glenn Gould: «che ha avuto il merito di far conoscere Bach a un pubblico molto più vasto degli ascoltatori di musica classica». Tra i capisaldi cita anche, ovviamente, Mozart, Schubert, Beethoven, Haydn. Tra i direttori gli amatissimi Kleiber, Carlos e il padre Erich: «Carlos è stato l'ultimo esponente di un approccio profondamente etico al modo di fare musica. Oggi non esiste più. Una volta che ha diretto la Quinta di Beethoven il Times ha scritto: è come se Omero fosse tornato a recitare l'Iliade». E poi ancora, Wilhelm Furtwängler, il pianista Svjatoslav Richter, il violinista Jascha Heifetz, il violoncellista Pau Casals, il violinista Davyd Ojstrach.

Aficionado di mentelocale.it (su queste pagine ha iniziato anche a scrivere di musica, oltre che ad ascoltarla e suonarla), l'anno scorso è arrivato a condurre Radio 3 Suite, trasmissione radiofonica di culto per gli amanti della classica. «Ho conosciuto Michele Dall'Ongaro, responsabile della programmazione musicale di Radio 3, ad un Premio Paganini, e gli ho proposto una trasmissione sulla figura di Carlos Kleiber, direttore d'orchestra fantastico. Quando mi ha chiesto perché Kleiber, gli ho detto che era la trasmissione che avrei voluto sentire io». Questo il primo approccio.
Poi, nel gennaio 2008, la radio cerca un inviato dal Carlo Felice. È la casa di Andrea, che si mette subito in questi nuovi panni. «Al debutto, la Manon di Puccini diretta da Oren - un disastro - in studio c'era Guido Zaccagnini, un mito per me, un tipo rude. Non mi ha trattato bene in diretta, ma poi mi ha fatto i complimenti». Seguono alcune dirette da Venezia e Torino, poi, ad agosto, la proposta di condurre Radio 3 Suite: «ultimo baluardo dove si fa cultura in radio», dice Andrea, «un'esperienza fantastica, un vero onore», che gli ha permesso di incontrare Abbado, Pollini, Mirella Freni, tanto per dirne alcuni.

Ottonello conosce molto bene la situazione del Carlo Felice e la burrasca che lo investe da anni: «In Italia per la cultura non si fa più niente. Gli economisti dicono che è un fondo a perdere, ma non è vero. In questo contesto il Carlo Felice ha dovuto fare delle scelte, e il personale si è diviso invece di restare unito». E recentemente c'è stato un altro taglio al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo): «basterebbe cambiare il sistema fiscale, come succede in altri paesi. Il meccanismo del 5 per mille ha dato un segnale forte: quello genovese è il terzo teatro in Italia per donazioni». Cosa pensi succederà nei prossimi mesi? «Non lo so, il responso lo darà il pubblico a settembre».

E per il futuro che progetti ha Andrea? «Vedremo in autunno come proseguire con la radio, certo è un impegno importante, e faticoso se devi conciliarlo con altri lavori». E poi c'è la ricerca: il nostro ha fatto una tesi sulle cellule staminali - «adulte, le sole su cui possiamo lavorare in Italia» - della polpa dentaria, che dovrebbe portare a nuove terapie. Ma questa è un'altra faccenda, che speriamo di raccontarvi tra un po'.

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