Antonio Uckmar a mentelocale - Genova

Attualità Genova Mercoledì 2 maggio 2001

Antonio Uckmar a mentelocale

Genova - Un dottorato di ricerca a Cordoba in Argentina. Un contratto d’insegnamento di Diritto Commerciale Internazionale presso l’Università di Napoli, ormai da cinque anni.
Antonio Ukmar, figlio di Viktor Ukmar, il più celebre fiscalista d'Europa, vive tra Milano, Genova e Napoli.

È venuto a mentelocale per parlarci di globalizzazione e di economia. Ecco il suo parere.

Globalizzazione economica cosa significa, quali sono le implicazioni del termine?
Oggi viviamo in un mondo globalizzato, frutto di un processo iniziato negli anni ’70.
Non si può più tornare indietro, perché cosa facciamo, chiudiamo le frontiere? Accettiamo di non conoscere le culture degli altri paesi?
Globalizzazione vuol dire questo. Musica, cultura e viaggiare liberamente. Tutte cose di cui non possiamo più fare a meno.
Visto che la situazione è questa, abbiamo bisogno di regole: regole che devono imporre gli stati e non il libero mercato. È meglio che non siano le multinazionali a determinarle.
L’OMC (Organizzazione Mondiale per il Commercio) - in americano WTO - è in questo senso l’istituzione del nuovo millennio. Dopo gli accordi di Marrakech, nel ’94, vi aderivano 123 paesi. Oggi sono 140 e la maggioranza è rappresentata da paesi in via di sviluppo, molti paesi africani, quasi tutti i sudamericani.
Quelli un po’ più indietro sono i Paesi Arabi, che però stanno entrando, come anche la Cina. Quindi il 98% dei commerci mondiali sta dentro questa organizzazione.

Aspetti negativi della globalizzazione?
Di certo la competizione non regolata. Un pericoloso aspetto prevaricatorio. Ma attraverso l’OMC la competizione può essere regolata e così anche gli interessi dei piccoli stati sono maggiormente tutelati.
Non aprirsi al dialogo, oltre che alla competizione, è negativo perché si perde la trasparenza, e si rischia di essere vittime dei paesi più forti. Per il momento sulla OMC c’è un grosso problema di disinformazione.

Cosa ne pensi di Seattle e di tutto il movimento di protesta?
Ero presente, ero lì come delegato per la missione italiana. Mi sono trovato “bloccato” insieme a questi ragazzi e devo dire che mi sono anche molto divertito: musica, percussioni, canti. Poi la cosa è degenerata, per i soliti agitati e anche per colpa della polizia che non era preparata.
A parte questo, sebbene il vertice di Seattle sia fallito per ben altre ragioni, di certo la protesta nelle strade ha indotto i delegati dei vari paesi a cambiare idea. A rendersi conto che siamo in una nuova era, in cui la popolazione civile reclama il diritto di dire la sua. Però devo sottolineare che sono in molti a protestare senza conoscere a fondo i fatti.
Questo l’ho potuto appurare nel corso della manifestazione, dove ho chiacchierato con la gente in strada, scoprendo appunto le loro opinioni, ma anche la diffusa disinformazione.
E poi bisogna fare attenzione, perché spesso le manifestazioni lavorano per interessi specifici, per le multinazionali, che potrebbero avere interesse appunto a sollecitare una protesta così da sfavorire un concorrente. Quindi è molto delicato il discorso, bisogna fare attenzione.

Quali sono i rapporti tra OMC e ambiente?
Alcune decisioni sembrano orientate a sfavore della questione “ambiente”. Tuttavia, la tendenza dell’OMC è senza dubbio quella di tenerne conto. Il suo compito è occuparsi di commercio, per questo la OMC non si può occupare di salute e di ambiente. Ci sono altri organi sovranazionali preposti a discutere la questione ambientale.
Comunque, è stato creato all'interno della OMC un comitato che si occupa proprio delle implicazione del commercio sull’ambiente. È, appunto, in quest’ottica che l’OMC si può occupare della questione: essere più trasparente e stabilire accordi con altre organizzazioni. Alcuni esistono già, per esempio con la OIL (Organizzazione internazionale del lavoro), il WHO (organizzazione mondiale per la sanità), e poi è stato aperto il dialogo con le ONG.
Questo è molto importante perché tra queste ci sono degli specialisti (come Greenpeace) che possono essere di supporto nelle controversie tra stati all’intero del foro della OMC.

Quali consigli daresti a chi protesta?
Informarsi, informarsi e informarsi. Su internet e, soprattutto, sui siti ufficiali: non seguire solo le notizie sulla stampa alternativa. È impossibile avere un quadro completo della questione in questo modo.
Il sito del WTO è stato rinnovato. Ora è più trasparente. E c’è una guida semplice e completa su cos’è e cosa non è il WTO.

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