Concerti Genova Mercoledì 15 luglio 2009

Ivano Fossati a Palco sul mare

Genova - Parte decisamente col botto la nuova edizione - la quattordicesima - di Un palco sul Mare, organizzata da Videobox di Max Garbarino, che toccherà tra luglio ed agosto nove Comuni della Riviera genovese, portando concerti e spettacoli di cabaret.
La serata d'esordio - martedì 14 luglio - ha visto calare a Portofino, proprio sulla mitica piazzetta e in piena estate, una delle migliori intelligenze musicali italiane: Ivano Fossati.

Un anfiteatro naturale adagiato su un'insenatura che pare scolpita, le case liguri che continuano a colorarla pastello, un paesaggio che è impossibile non definire straordinario e il Castello illuminato lassù sulla collina, dietro il palco, sormontato da un pino marittimo. Più che il soggetto di una cartolina notturna da spedire agli amici, un emblema della Riviera in giro per il mondo.

Però è difficile, difficilissimo, poter dire qualcosa di nuovo, di originale sul cantautore genovese in concerto. Allora possiamo decidere di farci prendere dal filo delle emozioni piuttosto che dalla scaletta, una delle innumerevoli possibili che è partita dai pezzi più recenti di Musica moderna andando a ritroso nel tempo, nella memoria e nel cuore degli spettatori. Forse questo è anche il miglior modo possibile per ascoltarlo.
Anche se magari si conoscono a memoria i brani, lui dal palco più di una volta (sempre?) si diverte a differenziare gli attacchi, a riarrangiare gli intro e così, qualche volta, l'applauso parte un secondo in ritardo, appena il pubblico scopre di che brano si tratti.

Fossati accenna ad inizio concerto ad un fil rouge che legherà le diverse canzoni presentate, ma poi non approfondisce il discorso solo con le parole, ma con le sue canzoni. Che sia la bellezza il tema che tutto unisce? La bellezza dei luoghi, ma anche delle persone, delle idee.
Non sarà un caso che prima di Mio fratello che guardi il mondo Fossati faccia proprio l'appello di Amnesty International per una nuova campagna, Io pretendo dignità, ossia il minimo indispensabile alla sopravvivenza di ogni essere umano. E riaffermi il concetto con forza proprio a Portofino, tanto bella quanto, a volte (e non per colpa sua), simbolo di certo effimero.

O che dichiari di portare con gioia Italiani d'Argentina - che canta in maniera davvero struggente - di quando gli immigrati, i clandestini eravamo noi.
Sì, quando le navi che puntavano la prua verso il Sud America non erano quelle di qualche mega regata oceanica e/o di qualche transatlantico alla fonda nella rada di Portofino, ma quelle dei vapori che portavano laggiù le speranze di vita e di lavoro di tanti liguri, specie del Levante. Mentre La crisi pubblicata, addirittura, nel 1979, nell'album La mia banda suona il rock, la cui title-track non si ascolta più live da una vita, pare uscire da un'ipotetica hit parade di stamattina.

Oppure il fil rouge sarà l'amore, quello, ad esempio di Miss America, dove l'operaio trova in questo sentimento l'unica rivoluzione forse oggi possibile: quella del cuore. O la straordinaria poesia de L'amore trasparente, colonna sonora di Caos Calmo di Antonello Grimaldi, dove Fossati canta: ma sono pazzo del mondo e sono pazzo di te, e termina con un (enigmatico?) sarà anche il gioco della vita ma che dolore.

Certo è che è disteso, rilassato, sorride, spesso e a lungo, verso il pubblico e coi suoi musicisti, la banda che lo asseconda alla perfezione - Fabrizio Barale (sempre più in primo piano) alle chitarre, Pietro Cantarelli, responsabile della produzione alle tastiere , Riccardo Galardini, eclettico alle corde - chitarre acustiche ed elettriche, mandola ecc, Claudio Fossati alla batteria, sempre meno il figlio di, sempre più uno strumentista preciso e sicuro, Max Gelsi al basso, che nonostante la discreta mole è il più mobile e danzereccio di tutti.

Il suono è sempre intenso, a lunghi tratti elettrico e rocker (Last Minute ne è quasi un manifesto, in perfetta sintonia con le tendenze musicali odierne) con sprazzi di psichedelica. Sempre curatissimo nei suoni e nelle tonalità.
Imbraccia la chitarra per lunga parte del set, gira per il palco, si protende verso le prime file. Si nasconde molto meno dietro al pianoforte e vi si siede dietro solo dopo tre quarti d'ora dall'inizio del concerto. Ma La costruzione di un amore da solo, primo favoloso dei ripetuti bis è come (e più di) sempre, da brividi.

Applausi convinti e meritatissimi a chi fa della canzone, in maniera sublime, un momento per divertirsi, per rilassarsi, ma senza (mai) smettere di pensare.
E lasciando Portofino la luna, a metà, occhieggia lassù sospesa tra il mare e l'Appennino di Liguria.

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