Concerti Genova Lunedì 13 luglio 2009

Break Out Festival: i Negrita in concerto

Genova - «Ma ci vediamo al concerto dei Negrita?»
Più o meno questo è stato il tormentone che ha pervaso questi primi dieci giorni di luglio, tra e-mail, Facebook, sms e incontri fugaci.
Un tam tam costante, per quello che è forse stato l'evento di punta del Breakout Festival di Villa Serra. I Negrita non passavano da Genova già da qualche anno, e in pochi hanno voluto mancare all'appuntamento: così il passaparola della vigilia si è confermato nella folla di teste e braccia che ha salutato il gruppo, illuminata dalle luci del palco.

Il concerto parte dalle note di Radio Conga, tratta dall'ultimo lp HELLdorado, con una scaletta che mescola con gusto e sapienza i brani di Reset (l'album che conclamò il loro successo nel 1999) e dei successi a seguire: Transalcolico, Negativo, In Ogni Atomo, ma anche Il libro in una mano, la Bomba nell'altra, Che rumore fa la felicità, Ho Imparato a Sognare, L'uomo Sogna di Volare.

I Negrita portano sul palco quindici anni di crescita ed evoluzione musicale: un amalgama perfetto in cui si fondono senza contrasti lo standard rock&blues degli inizi (nostalgica ma d'effetto R.J. (Angelo Ribelle) dedicata a Robert Johnson, gli innesti elettronici da Reset in poi (inattesa e benvenuta Provo a Difendermi), le suggestioni sperimentali dal sapore sudamericano degli ultimi due album: il percussionista si inserisce perfettamente in tracklist, così come l'addetto all'elettronica, che da anni ormai anche in Italia si è guadagnato un posto sul palco.

La sperimentazione prosegue anche negli arrangiamenti, ed ecco che Sale assume una cadenzata dinamica reggae, o per Cambio i ragazzi si inventano un montaggio incrociato con We Will Rock You dei Queen.
In tutto questo, magicamente, si mantengono in rotta i capisaldi storici del gruppo. Pau è da sempre uno dei frontman più scatenati e coinvolgenti in circolazione, un vero e proprio catalizzatore di energie, attivissimo nel costante scambio tra palco e platea; la chitarra di Drigo (forse la più elegante nel panorama nazionale, seppur non tra le più famose o quotate), invece, si innesta con naturalezza nel groove cangiante dei Negrita, a totale disposizione del riff o del solo da interpretare, con l'umiltà che è solo dei più grandi.

L'evoluzione sonora è andata di pari passo con le tematiche affrontate dai testi: se nei loro primi album l'attenzione era verso le problematiche sociali dell'Italia contemporanea, così la svolta sudamericana di L'Uomo Sogna di Volare ha svelato l'attenzione dei Negrita verso gli inganni del capitalismo mondiale e le contraddizioni della globalizzazione. I testi pungono, con cattiveria, contro le multinazionali e i meccanismi di perpetuazione del potere: peccato, però, che le magliette comprate al banco del merchandising ufficiale siano Made In Bangladesh... Speriamo che qualcuno abbia controllato chi le ha cucite.

La scaletta è bella densa, ma scandita ai tempi adatti ad un gruppo di musicisti che, ormai, sono arrivati alla soglia dei quarant'anni: rumore, ma senza troppa fretta. Bis d'ordinanza e gran finale sulle punte dei piedi con Mama Maè, Sex, A Modo Mio. Pubblico scatenato nell'ovazione verso forse l'ultima rock band degli anni '90 sopravvissuta nel nuovo millennio, che saluta il pubblico sulle note soft e riflessive dell'ultimo singolo, Gioia Infinita.

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