Concerti Genova Mercoledì 24 giugno 2009

Gnu Quartet: l'intervista di mentelocale.it

Genova - E sì che tre su quattro sono nostri vicini di casa, cioè genovesi di nascita e di formazione. Eppure questa è la prima volta che parliamo (e finalmente) con il Gnu Quartet, da quando è nato nel 2006.

Quartetto classico, anni di conservatorio e di lavoro nelle orchestre, ma anche delle gavette più varie. E senza badare al genere musicale. Poi tre anni fa la decisione di uscire dal seminato: provare a proporre musica strumentale ad un pubblico più vasto del teatro. I protagonisti sono Francesca Rapetti, flautista, Roberto Izzo al violino, Raffaele Rebaudengo alla viola e Stefano Cabrera al violoncello. Vivaldi? certo, ma perché no anche Michael Jackson e Gino Paoli. Anche Niccolò Fabi, L'Aura, gli Afterhours, la PFM, Morgan, Dolcenera. Tutta gente con cui hanno suonato, esclusi Vivaldi - per ovvie ragioni - e Jacko, crediamo per indisposizione di quest'ultimo...

I ragazzi cavalcano l'onda. Il 30 maggio scorso erano da Fazio a Che tempo che fa con Zio Gino (lo chiamano così, il Paoli), con il quale stanno facendo un tour. Il 21 giugno erano a Villa Ada con gli Afterhours, dopo averli seguiti anche sul palco del primo maggio. Alla faccia...

Basta pensare che l'esordio è avvenuto con la PFM: «ci hanno chiamati per una delle primissime edizioni dell'omaggio a Faber. Abbiamo debuttato al Teatro Nazionale di Milano», dice Raffaele, che risponde alla chiamata fra una prova e l'altra. In quell'occasione eseguirono un brano di De André che hanno tutt'ora in repertorio: «s'intitola Le acciughe fanno il pallone». E sempre da FDA nasce il primo disco degli Gnu - Il diverso sei tu (2007) - un omaggio particolare al cantautore, dove suonano, tra gli altri, De Scalzi, Sirianni, a Maria Giua.

Al momento stanno registrando presso gli studi di Casasonica, sotto l'ala di Max Casacci e con il produttore artistico esecutivo Ale Bavo. «Sarà un disco dalla struttura pop, intrecciata con un'elettronica minimalista. Stiamo lavorando con Postal_m@rket, un artista giovane e talentuoso, nato con la musica a 8 bit del Game Boy». Ancora sperimentazione insomma. La settimana scorsa abbiamo visto Gino Paoli alla presentazione di una nuova associazione musicale. È sempre in gran forma. Com'è lavorare con lui? «Ci troviamo molto bene, l'aria da burbero scompare quando si parla di musica e si lavora insieme».

Sempre in ambito Casasonica, a fine luglio è in programma il primo di una serie di concerti con i Motel Connection. Recentemente sono stati ospiti anche in due brani del cd Stralunata della jazzista Viviana Dragani. E poi ci sono i loro concerti, in cui fanno una scorribanda nella storia della musica italiana che chiamano Nel blu dipinto di Gnu.

Quali sono le maggiori difficoltà per chi come voi propone musica strumentale? «In Italia smarcarsi dalla forma canzone è complicato. Appena ti discosti un po' finisci subito nell'etichetta jazz. La nostra scommessa è proprio questa: far uscire dal ghetto questo modo di intendere la musica». Un processo complicato, in cui i media e la discografia aiutano poco: «in generale la discografia italiana è indietro su questo. Penso sia una specie di miracolo che qualcuno abbiamo voluto produrre il nostro disco. Ma anche a livello internazionale gli esempi sono rari: ricordo Hevia, per esempio, qualche anno fa».

A Genova tornano, con il rapporto amore/odio tipico di chi ci nasce ma ha qualche ambizione. «Città meravigliosa, anche per viverci». Anche lavorarci? «Certo, se le istituzioni fossero un po' più attente. E comunque nel nostro lavoro è giusto girare, andare dove si può suonare».

A dirla tutta, non è la prima volta che parliamo di Raffaele Rebaudengo che, oltre ad essere musicista, è autore teatrale. Nel 2005 ha ideato un varietà per la manifestazione Circumnavigando dal titolo Tagli. Una specie di Drive In in salsa contemporanea, presentato da Lisa Galantini, e con alcuni cabarettisti provenienti dai mitici Cavalli marci, di cui anche Raffaele ha fatto parte. Lo spettacolo ci era piaciuto: «quell'esperienza poi è finita, ma tengo ancora la vostra recensione appesa la muro». Eddai, un'altra puntina per Raffaele... ;-)

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