Concerti Genova Martedì 16 giugno 2009

Gino Paoli: «a Genova troppi ostacoli per chi ha voglia di fare»

Genova - Umberto Bindi, Giorgio Conte, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Luigi Tenco. È grazie a questo gruppo di artisti se Genova è diventata sinonimo di canzone d'autore. Ce ne sono e ce ne sono stati altri, ma questi sono i padri fondatori. Hanno avuto un padrino d'eccezione, il maestro Gianfranco Reverberi - anche lui genovese - tra i primi a portare il rock in Italia.
Gino Paoli, con la sua solita ironia, dice: «abbiamo cercato di capire come sia nata questa cosiddetta scuola. Alla fine è accaduto per caso. Reverberi si sentiva solo a Milano e ci ha chiamati. Non aveva alcuna fiducia nelle nostre capacità artistiche, aveva bisogno di compagnia». Una truppa di amici che si incontrava in alcuni locali – come la Pensione del Corso e il ristorante Dal Genovese, «quando sei in un gruppo di emigrati va così», dice Paoli - ma per nulla convinti di fare fortuna cantando. «Non ci pensavamo proprio - prosegue l'artista - nelle nostre famiglie avere un figlio artista era una specie di disgrazia. Il fratello di Tenco non voleva che lui usasse il nome per non rovinare la reputazione della sua azienda vinicola, e mio padre non mi ha mai dato una soddisfazione. Forse si vantava di qualche mia canzone con gli amici, ma con me nulla».

Che poi, a guardar bene, di genovesi genovesi ce n'erano pochi: «io sono nato a Monfalcone – dice sempre Paoli – Luigi (Tenco ndr) a Cassine, Giorgio Conte ad Asti, Lauzi addirittura ad Asmara». Paradossalmente - ma solo per chi non conosce Genova - la fortuna della scuola genovese si è realizzata quando tutti se ne sono andati dalla propria città. «Si deve scappare da Genova per fare qualcosa, questa città ti mette troppi ostacoli davanti. Lo stesso è successo ad artisti come Scanavino e Carmi», prosegue Paoli. Come mai è così ostica Genova? «Non lo è di per sé, è la sua burocrazia a mettere i bastoni tra le ruote. E poi sono sempre validi due modi di dire che ben rappresentano come funzionano le cose qui: il le sci mi nù (tradotto: perché lui sì e io no? Cioè le invidie, ndr) e il classico maniman. Questi sono i motivi per cui non si riesce a fare nulla».

Eppure quello della canzone d'autore è diventato una specie di marchio per il capoluogo ligure. Una delle caratteristiche per cui la città è conosciuta e riconosciuta in Italia e non solo. Il grande successo della mostra organizzata per il decennale della scomparsa di De André lo conferma.
Questa specie di brand è un chiodo fisso di Nino Pirito - giornalista, autore, nonché musicista - che ha deciso di farci un progetto concreto. Tramite la neonata associazione Indaco (Indipendent Artistic Company), ha lanciato il progetto Cantautori si nasce, che ha due scopi principali: raccogliere ogni tipo di materiale (passato, presente e futuro) sulla musica d'autore e valorizzare la produzione di nuovi artisti tramite un osservatorio e un concorso. Nelle intenzioni degli organizzatori c'è anche la creazione di una Compagnia dei cantautori, che porterà in tour spettacoli di teatro-canzone basati sulla storia della musica d'autore e nuove produzioni.

Non una scuola, ma una fucina di personaggi talentuosi a cui dare un'opportunità. «Selezioneremo i 32 migliori lavori ricevuti – dice Pirito – e dopo il Festival di Sanremo, si esibiranno dal vivo. Ai primi quattro andrà una borsa di studio». In questa operazione ha un ruolo centrale, sia come sponsor che come potenziale circuito, l'Hotel Sheraton, dove avranno luogo i concerti. Inoltre Luisa Cavallaro, direttora dello Sheraton Genova Hotel, è presidente di Indaco. Nel Comitato d'Onore di Cantautori si nasce, oltre a Gino Paoli, ci sono Renzo Arbore, il Premio Nobel Luis Bacalov, Giorgio Calabrese, Giorgio Conte, Daniela D'Isa, Toni Garrani, Franco Migliacci, Dino Piretti, Delfina Rattazzi e Savina Savini Scerni. Anche RaiTrade, di cui Piretti è direttore, è coinvolta.

Insomma, Cantautori si nasce tenta di dare una risposta alle esigenze della canzone d'autore, in un momento di grande crisi, non solo del settore. Dopo il ricordo dei tempi d'oro della scuola genovese, Paoli analizza amaramente il presente: «I dischi non vendono più, la gente non ha soldi, i concerti costano tanto», dice, «ma soprattutto, il punto cruciale per chi deve farsi vedere è dove suonare, gli spazi». Già, gli spazi. Ne abbiamo parlato tanto anche su mentelocale.it, ricordate? A complicare ancora le cose c'è, secondo il cantautore, la mancanza di passione. «Oggi non si trova più passione in chi fa le cose. Nove ragazzi su dieci che vengono a parlarmi mi chiedono come si fa successo, non come si fa la musica».

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