Concerti Genova Lunedì 15 giugno 2009

Break Out Festival: 'Musica Nuda' di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti

Genova - Noi che tipo di gruppo siamo…? Petra Magoni la domanda l'ha lanciata così, sabato 13 giugno, durante l’appuntamento del Breakout Festival di Villa Serra, al pubblico seduto ordinatamente sotto l’enorme palco che è stato allestito per l'evento.
Dalla platea si sono alzate farfuglianti ed incerte risposte: in realtà la domanda era solo una boutade per anticipare il pezzo successivo, Tuca Tuca, in scaletta apposta per soddisfare le ambizioni del duo perché in realtà, spiega assieme a Ferruccio Spinetti «abbiamo sempre voluto essere un gruppo blues!».
Ironie a parte, la domanda dal palco e l’incertezza dalla platea, un po’ mi hanno fatto riflettere. Perché spesso Musica nuda (questo il nome dell’esperimento – ormai ben collaudato - che unisce voce & contrabbasso) viene genericamente indicato come un progetto jazz, credo nella convinzione che sotto questa etichetta si possa inserire tutto quello che va al di là degli standard del mainstream e ne abbia ambizioni un po’ più sofisticate.

Invece, se avevo qualche dubbio, il concerto di sabato sera me li ha tolti tutti: Musica nuda propone, anche con un certo orgoglio, un progetto pop: musica popolare (cioè riconoscibile da tutti), con una scaletta che passa dai Police di Roxanne al Quartetto Cetra de Il Cammello e il Dromedario. Percorso in cui c’è spazio per molte cose: l’incedere ansioso di una Bocca di Rosa ad aria compressa, il Lucio Dalla di Felicità, l’ironia del Tuca Tuca, la maestosità di Another Brick In The Wall, il ritmo di I Will Survive e You're The One That I Want. Non mancano brani meno noti, come Pazzo il mondo, scritta per loro da Pacifico, o Samba e amore e la loro Angeli.

Il tutto ovviamente è condito dagli strumenti a disposizione del duo: l’estensione vocale della signora Magoni, il contrabbasso del signor Spinetti (come amano apostrofarsi l’un l’altra), affidati talvolta all’effettistica: scarna, non per correggere ma per esaltare il colore tipico del suono che produce l’impasto di voce e contrabbasso.
I brani vengono spolpati e disidratati, ridotti all’essenza per essere poi ricostruiti, con il metro della fantasia e dell’immaginazione. Impossibile non riconoscerli, ma anche non restare stupiti dalla semplice genialità con cui vengono stravolti, mascherati, rivoltati. Petra Magoni sfrutta l’estensione vocale che deve a madre natura e agli anni di studio quasi con umiltà: non la trasforma in oggetto di intrattenimento, ma la usa con la sapienza che si deve ad uno strumento; allo stesso modo Ferruccio Spinetti zompetta sul manico del suo contrabbasso tra ritmo e melodia, lasciando all’intuizione dell’ascoltatore la completezza del primo per assecondare, con la seconda, i richiami delle corde vocali della sua partner.

È pop, certo, ma nulla vieta che sia pensato e suonato con artigiana raffinatezza. Ed è forse questo aspetto (oltre che l’imposto strumentale) a spingere l’ascoltatore ad inserire il loro lavoro sotto l’etichetta jazz, non fosse altro che per la molteplicità di livelli ai quali è possibile leggere (e ascoltare) la loro musica.
La voce suona così come il contrabbasso canta, in un gioco infinito di richiami e riflessi, la cui comprensione avviene quasi per istinto e non è comunque indispensabile per godere a pieno dello spettacolo.

Spettacolo: esatto. Perché, non dimentichiamolo, Musica nuda è anche, forse per prima cosa, un gioco teatrale. Sull’enorme palco (nota per gli organizzatori: non si poteva organizzare l’esibizione nello spazio davanti alla platea, dove una maggiore intimità con il pubblico avrebbe aumentato l’empatia?) è andato in scena anche, come sanno bene gli affezionati, il continuo gioco di sberleffi tra i due, la timidezza sfacciata di Petra Magoni, la comicità da cartoon di Ferruccio Spinetti, in una teatralità buffona che pare fatta apposta per sfatare il mito dei musicisti colti, seri ed impostati.
Sia chiaro: loro due sono lì per suonare, ma soprattutto per divertirsi facendo divertire.

Che tipo di gruppo siano, alla fine, non deve avere poi molta importanza.

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