Concerti Genova Venerdì 12 giugno 2009

Teatro Carlo Felice: l'intervista con Cristina Ferrari

Genova - Volge al termine il cartellone del Teatro Carlo Felice. Martedì 16 giugno il recital di belcanto vedrà protagonista il soprano Mariella Devia affiancata dal mezzosoprano Elena Belfiore e poi il 30 giugno la serata conclusiva con il baritono Leo Nucci. Voci per un grande teatro è la mini-stagione creata per sostituire e risarcire il cartellone e il pubblico a seguito dello slittamento di due titoli previsti per questa stagione e che andranno in scena l’autunno prossimo. Per l'occasione abbiamo incontrato Cristina Ferrari, direttore artistico del teatro Carlo Felice.

«È un momento estremamente difficile per tutti i teatri e in maniera particolare per il nostro che sta passando un periodo delicato. A causa dello slittamento delle due opere nell’autunno abbiamo pensato di offrire una mini-stagione con grandi nomi. Roberto Scandiuzzi, che è stato il primo artista ad esibirsi, al termine del concerto ha dichiarato: Fate in modo che questo teatro non debba chiudere mai. Per gli artisti il nostro teatro è un valore importante e loro si spendono affinché il Carlo Felice possa risolvere i suoi problemi. Scandiuzzi prima, Giordani poi, Elena Mosuc con i Carmina Burana, Mariella Devia la settimana prossima e in fine Leo Nucci: cinque grandi artisti che si esibiscono a titolo gratuito per difendere il patrimonio che è il Carlo Felice.”

Come è stato scelto il programma di questa mini-stagione?
«Abbiamo voluto pensare anche ad un programma forte e importante che valorizzasse le masse artistiche che sono il patrimonio del teatro. Infatti la scorsa settimana abbiamo eseguito il Requiem di Verdi, ora i Carmina Burana, altra grandissima partitura, coinvolgendo la grande orchestra, il coro e il coro delle voci bianche su cui abbiamo investito. Ho creduto da subito nel coro delle voci bianche, che si è ampliato in questo periodo, seguito dal M° Gino Tanasini con un percorso formativo ma anche professionale».

Questa operazione di rilancio nasce anche dalla produzione di “Ariadne auf Naxos” per la quale il Carlo Felice è stato capofila?
«Ogni teatro deve avere una propria identità culturale. Il teatro di Genova è sempre stato collocato fra i teatri che propongono la tradizione del melodramma ma anche titoli meno rappresentati. Il percorso straussiano, cominciato con il Rosenkavalieren, era un progetto che ho trovato già sul tavolo, l'ho subito reso mio e ho deciso di coinvolgere altri due teatri internazionali importanti: Oviedo e Atene. Con i relativi direttori artistici abbiamo pensato di coprodurlo. Così nel giro di poco tempo è nata quella che, a detta della critica e del pubblico, è stata sicuramente una buona proposta per un titolo estremamente difficile. Elena Mosuc faceva parte del cast e ha dato un contributo importantissimo».

L’attuale disponibilità di Elena Mosuc nasce anche dal clima che si è creato in quell’occasione?
«Già in quel momento si parlava di crisi e in quella occasione Elena Mosuc si era resa disponibile ad aiutare il Carlo Felice in qualsiasi forma e modo avessimo ritenuto utile e abbiamo pensato che la sua partecipazione poteva diventare interessante nei Carmina Burana».

Il 16 giugno saranno di scena Mariella Devia ed Elena Belfiore con arie del belcanto.
«Due liguri d.o.c. affezionatissime al loro teatro e al loro pubblico, ma soprattutto Mariella Devia ha un pubblico che arriva da tutta Italia per ascoltarla: è un nome che fa da traino. A lei abbiamo affiancato una giovane artista che sta crescendo e che sta dando ottimi risultati come Elena Belfiore che abbiamo apprezzato nell’Ariadne auf Naxos».

Il programma è studiato in funzione anche del pubblico, non solo degli abbonati, ma anche di chi segue la stagione d’opera?
«Questa mini-stagione, che abbiamo chiamato Voci per un grande teatro, si rivolge sicuramente e principalmente alle persone che reputo fedeli, quindi agli abbonati che sostengono il teatro con il loro contributo, ma è rivolta anche ad un pubblico più vasto e mi auguro soprattutto di giovani. Infatti nei due precedenti concerti abbiamo avuto una buona affluenza di giovani. Non solo: Scandiuzzi durante la sua prova generale ha spiegato ad un folto gruppo di scolaresche il significato delle arie che stava cantando, quindi con una partecipazione e uno scopo didattico che il Carlo Felice persegue».

Quali altre strade segue il teatro per promuovere la sua attività culturale e didattica?
«Questo autunno abbiamo avuto la fortunata edizione di una stagione per le scuole che ha avuto diversi spettacoli. C’è stato lo spettacolo di Andrea Basevi e ora abbiamo una nuova composizione che abbiamo coprodotto con il teatro della Tosse, che ha una attenzione particolare alle scuole, e con il teatro Chiabrera di Savona: Il vestito nuovo dell’Imperatore, commissionato al compositore Paolo Furlani. Il Carlo Felice cerca di fare sistema con i teatri genovesi e della Liguria e questo è uno spettacolo dedicato esclusivamente ai giovani dove ancora una volta il coro di voci bianche è assoluto protagonista. Quella dell’Auditorium è stata una esperienza fortunata che verrà ripresa e riproposta al più presto e nel migliore dei modi».

Un clima di serenità e collaborazione dunque, oltre ad essere costruttivo, è anche di qualità. Come si articola il collegamento con il teatro di Torino?

«Il teatro di Torino è un teatro che funziona, che ha una sua valenza internazionale. Torino e Genova sono due città che si parlano e dunque perché non far parlare anche i due teatri? A parte la strategia di essere due teatri vicini, si sta investendo molto anche da parte della città di Genova con quella di Torino. Abbiamo già i primi risultati: infatti stiamo siglando una coproduzione per un titolo che sarà presente a Torino nella stagione prossima e che anche Genova riprenderà: l’Idomeneo. Quindi la prima vera coproduzione, che non è un semplice noleggio, è un grosso passo avanti da parte dei direttori artistici presenti nei teatri italiani».

Leo Nucci, che si esibirà il 30 giugno, è un nome di richiamo assoluto che caratterizza fortemente la qualità di questa mini-stagione. È stato difficile avere la sua disponibilità?
«No. Anzi dirò di più: l’idea di questa mini-stagione è nata proprio da lui. Abbiamo parlato della crisi dei teatri italiani e lui molto generosamente ha detto: l’ho fatto per altri teatri, perché non farlo anche per il Carlo Felice? Questo sottolinea l’importanza del rapporto che ci deve essere in un teatro fra gli artisti, i dipendenti e la direzione. Alla base c’è il rapporto di fiducia e di stima e, come ha detto Marcello Giordani al termine del suo concerto, questa è una grande famiglia dove si affrontano momenti di gloria e momenti difficili e sia in un momento che nell’ altro bisogna stare vicini».

Terminata questa mini-stagione quali saranno i prossimi appuntamenti?
«Partirà la stagione estiva: Il Carlo Felice esce e va nelle piazze di Liguria. E’ un percorso molto importante che sottolinea la volontà e la strategia di questo teatro di fare sistema non solo con la città di Genova ma anche con le città di Liguria. Abbiamo visto che i concerti offerti al pubblico delle piazze estive hanno avuto un buon successo perché chi viene a sentire un concerto sinfonico magari torna l’anno dopo in stagione al Carlo Felice. L’ attenzione di reperire nuovo pubblico fa parte dei doveri di ogni direzione di teatro».

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