Concerti Genova Venerdì 5 giugno 2009

Tre Allegri Ragazzi Morti: l'intervista

Genova - Quando chiedo che progetti per il futuro hanno I Tre Allegri Ragazzi Morti, Davide Toffolo – leader del gruppo – sorride: «sai è un po' paradossale parlare di futuro per i ragazzi morti...». Eddai, un altro ossimoro, come si trova già nel nome (allegri e morti). Ma qualche idea ce l'ha.

Davide non parla di 'progetti' - è sempre molto attento alle parole che usa – ma di 'cose che immaginiamo e ci piacerebbe fare'. Alcune le hanno realizzate: come tirar su un coro di adolescenti sul territorio di Pordenone - il Corro Giovanile La Tempesta - dove è nato la sua band. O come uno spettacolo a metà tra musica e fumetto dedicato a Pasolini, che dopo aver girato per l'Italia ora portano in una tournée europea.
Nel frattempo si sono buttati anche sul cinema. Li ha chiamati Gabriele Salvatores per il suo ultimo lavoro, Come Dio comanda, in cui fanno una piccola comparsata. «È una delle poche scene in cui non ci sono solo i protagonisti, noi suoniamo un brano nostro. Salvatores ci ha esplicitamente chiesto una canzone brutta, ma non ci siamo riusciti fino in fondo... In qualche modo il brano è un breve riassunto del film». Musiche dei TARM anche nel film Fuga dal call center dell'esordiente Federico Rizzo, «che consiglio vivamente, è un giovane regista molto talentuoso».

Ma la passione più antica di Davide, si sa, sono i fumetti, è il disegno. Un fuoco che si è accesso quando era giovanissimo e a scuola disegnava meglio di tutti. Poi arrivano le letture mitiche – come Frigidaire – e anche la pubblicazione di storie proprie. Non è un caso dunque che le maschere a forma di teschio indossate dai TARM fin dagli esordi, escano dalla sua mano. Un'idea: «nata quando ero al militare - dice - all'inizio degli anni Novanta, per tenere ben separate le identità pubblica e privata. In seguito è diventato anche un simbolo identitario: chi ci segue si riconosce in quelle maschere».
Ma la storia di Davide inizia molti anni prima, alla fine dei Settanta, in una provincia anonima. «Pordenone, a differenza del resto del Friuli, non ha radici forti, una lingua, una musica popolare. È per questo che ha attecchito maggiormente la cultura punk e le nuove idee portate dal rock and roll. Io ho vissuto tutto questo da quando ero poco più che un bambino».

Dopo quasi trent'anni è la musica nata in quel periodo a costituire radici. «Noi siamo nati con il punk: una dimensione artistica di ribellione, di condivisione, trasparenza. Punk voleva dire ricominciare da zero. Oggi, dopo tanti anni, in un certo senso il nostro modo di fare musica è diventato popolare». Tra i riferimenti dei Ragazzi Morti ci sono gruppi come i Devo, gli Smiths, i CCCP.

L'ultimo album della band, il quinto, che s'intitola La seconda rivoluzione sessuale, è stato registrato a Genova, ai Green Fog Studios dei Meganoidi. «Genova è una città speciale per noi, ci ha dato tanto umanamente, lì abbiamo molto amici, c'è tanta gente che ama quello che facciamo. E i Meganoidi hanno costruito un posto fantastico».

E poi c'è La Tempesta Dischi, che più che un'etichetta è un collettivo, dove non si fanno produzioni, o meglio, prodotti ma: «i membri condividono l'esigenza di una libertà esistenziale». Tra le ultime scoperte, se così si può dire, ci sono Il Teatro degli Orrori, e Vasco Brondi, cioè Le luci della centrale elettrica. Quest'ultimo è stato un caso quest'anno, uno dei pochi artisti usciti dal panorama alternativo che si è fatto vedere anche dal grande pubblico, anche con apparizioni in TV. «Ci siamo conosciuti a Ferrara, lì abbiamo capito subito che potevamo collaborare. Un altro gruppo che mi piace molto è il duo rap Uoki Toki (anche loro nel club de La Tempesta) assolutamente non convenzionale per il genere che fanno. Una musica da ascoltare con impegno».

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