AAAMAAAATEEEMIII!!! di Ilja Leonard Pfeijffer - Genova

Teatro Genova Teatro Hops Venerdì 29 maggio 2009

AAAMAAAATEEEMIII!!! di Ilja Leonard Pfeijffer

Genova - Tra una settimana, in America, pubblicano il suo primo romanzo (Rupert. A confession, per Open Letter), ma nel frattempo, siccome Ilja Leonard Pfeijffer - olandese (1968) - ha scelto Genova come sua nuova casa, da ieri, 28 maggio 2009, è in scena al Teatro Altrove il suo nuovo testo teatrale, AAAMAAAATEEEMIII!!! nella produzione della compagnia Limbic Theatre diretta da David Jentgens - repliche il 29 maggio e dal 3 al 5 giugno, ore 21.

È Silvia Quarantini, giovane attrice (di origine veneta), diplomata allo Stabile e anche lei ormai residente a Genova, a spiegarmi la genesi. «Da circa un anno lavoriamo insieme - con me, David Jentgens, Ernesta Argira, David Power, Margherita Romeo, Alex Sassatelli e - come compagnia (Limbic Theatre, ndr) stavamo cercando un modo per acquisire un po' più di visibilità. L'idea è venuta a una nostra amica: "perché non create uno spettacolo-evento in cui mettete in scena voi stessi e sancite così la vostra nascita?"».

L'ideazione poi è nata ancora per un favorevole incontro - manco a dirlo in piazza delle Erbe - tra due olandesi a Genova, che non si conoscevano, Ilja Leonard Pfeijffer e David Jentgens. «L'ideazione del soggetto, storia e trama, è stato un lavoro comune con David - spiega Ilja Leonard Pfeijffer - che è molto bravo a ragionare intorno al movimento scenico e alla struttura, poi il testo l'ho scritto io. Credo non sia stato facile per gli attori, proprio perché è una scrittura molto vicina alla realtà, anche se c'è dentro la mia fantasia. Diciamo che è una storia di fantasia con elementi di realtà».

La sfida e il brivido vero e proprio - che lo spettatore che conosce gli attori vive in platea - consiste proprio nel mettere in scena il personaggio più ostico di tutti, che non è l'Amleto o l'Antigone, ma se stessi. «Noi attori siamo rimasti all'oscuro fino a testo finito - prosegue Silvia - quando ci hanno annunciato che ci avrebbe messo in crisi. E così è stato. Di fatto Ilja ha messo in risalto alcuni aspetti caratteriali di ciascuno di noi e li ha fatti diventare grotteschi, il che ci ha posto di fronte all'inevitabile confrontarci con le nostre paure. Non ti nego che ci sono stati momenti in cui temevamo che oltre al gruppo saltasse anche la nostra convivenza reale, nella nostra piccola casa». Anche perché per la parte registica David Jentgens lascia sempre molto spazio agli interpreti chiedendo in cambio un forte senso di responsabilità sulle singole scene e sull'impostazione del lavoro individuale. «David - spiega Silvia - si è dedicato molto al testo, alla scenografia e alla regia, ovviamente, ma per le prove ha lavorato con noi solo sulle filate e sul montaggio finale. Di solito il regista, curando ogni momento delle prove, ti fa sentire molto più tutelato perché la responsabilità e più nelle sue mani, in questo caso ognuno ha le sue responsabilità».

Ne esce AAAMAAAATEEEMIII!!!, uno spettacolo acuto ma cupo divertente e sagace (grazie alla naturale e controllata interpretazione degli attori), che ricorda nei dialoghi e nell'ambientazione il brittanico kitchen sink drama, anche se siamo messi di fronte alle mura domestiche non tanto della classe operaia quanto piuttosto tra quelle, esistenziali e psicodrammatiche di una generazione giovane che condivide, in un piccolo spazio, sogni, amori, odi e paure. La claustrofobica dinamica dei movimenti in scena, accentuata dall'intricata scenografia che crea un proliferare di palchi e sottopalchi (un vero percorso a ostacoli per gli attori), parla proprio di questa aderenza dei corpi, delle storie personali e del vissuto dei cinque personaggi: in cerca di una scritturazione per uno spettacolo importante (Alex); in cerca di un amore vero (David e Margherita); in cerca di stabilità (Silvia), sesso (Irene e ancora David), una fiaba che si trasformi in realtà (Margherita).

Oscillando tra momenti profondamente dissacranti e antireligiosi (in particolare nei confronti del cattolicesimo), una forte chiave metatetrale - per cui le battute pullulano di metafore legate alla drammaturgia e al palcoscenico - lo spettacolo propone anche quadri cinici, momenti poetici ma anche comico-paradossali, dove il dialogo deraglia di continuo nella polifonia delle conversazioni che ognuno tenta di intessere con gli altri.
Diviso in due tempi il lavoro sembra proporre due finali del tutto autonomi e quasi due spettacoli. Brillante, articolato il primo, quanto riflessivo, favolistico e, a tratti, quasi recupero della sacralità cattolica fino a poco prima bersaglio indiscusso, il secondo: con Margherita, trasformata in angelo che sussura pensieri e soluzioni ai suoi amici per una rinnovata convivenza felice.

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