Genova Giovedì 21 maggio 2009

Aspettando il Gay Pride: Meloni e Mancuso contro la discriminazione

Genova - Manca poco più di un mese al Gay Pride. Adesso ci siamo quasi, sebbene se ne parli (forse troppo) ormai da tempo (sempre, forse troppo): si è passati dal polverone sollevato per la scelta della data (che dal 13 giugno, giorno del Corpus Domini, è stata poi spostata definitivamente al 27 giugno 2009) alle recenti polemiche circa alcuni opuscoli destinati ai ragazzi della Biblioteca De Amicis che al loro interno rimanderebbero a link un po' troppo espliciti. E nel mezzo, tante parole, curiosità e anticipazioni (si vocifera che per la grande festa possa arrivare a Genova addirittura Elton John).

Oggi, giovedì 21 maggio 2009, si è fatto un po' il punto della situazione. Pretesto per parlarne, il convegno I giovani e il disagio della diversità che si è svolto nel pomeriggio a Palazzo Ducale a cui hanno partecipato anche il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni e il Presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso.
Oltre a loro, moderati dal responsabile Rete Giovani Arcigay Fabio Saccà, il responsabile del Progetto Schoolmates Matteo Martelli, il ricercatore presso l'Università degli Studi di Padova Alessandro Buffoli e lo psichiatra e psicoanalista, docente presso La Sapienza di Roma, Vittorio Lingiardi.

L'attesa era tutta per la giovane ministra. Il fatto che il governo si schieri apertamente contro l'omofobia è un segnale forte. Almeno nel nostro paese, dove - soprattutto negli ultimi tempi - si assiste ad un preoccupante aumento della discriminazione (a scuola, in famiglia, nel gruppo dei pari) e non esistono tutele sulla violenza omofoba.
«Omofobia è un termine improprio» ha affermato Giorgia Meloni: «se tutto diventa omofobia poi niente lo è davvero. Bisogna distinguere le vere discriminazioni per combatterle: io stessa sono stata accusata di omofobia per un'opinione, perché sono contraria all'adozione tra le coppie gay. Si possono avere idee diverse, ma bisogna sempre comprendere le ragioni degli altri» e ha aggiunto: «so che la realtà omosessuale è distante da quella patinata di Will & Grace, che la vita quotidiana è un'altra cosa. La discriminazione e la violenza verso tante persone giovani non sono solo un problema degli omosessuali, ma di tutto il popolo italiano».

Ad ascoltarla un pubblico giovane, attento e curioso. L'intervento di Giorgia Meloni si è poi spostato verso due livelli da cui partire per combattere le discriminazioni omofobe: uno culturale, l'altro pratico. «Il movimento omosessuale deve fare uno sforzo maggiore per manifestare il sentimento d'amore da cui è dominato» ha affermato: «da che mondo è mondo l'amore batte il sesso, e certe iniziative carnevalesche non aiutano a comprendere la realtà».
Il lato pratico della questione, invece, consiste in un disegno di legge sulle comunità giovanili, ovvero «villaggi dedicati ai ragazzi per combattere il degrado: dei veri e propri laboratori di splendore».

Il ministro Meloni è stata ufficialmente invitata al Gay Pride: «la mia disponibilità non si esaurisce con questo convegno», ha concluso. Il che non è poco. Anche Aurelio Mancuso, Presidente nazionale Arcigay, ha sottolineato l'importanza del momento: «questo convegno è una tappa fondamentale per aprire una tavola di confronto con il governo» ha spiegato, per poi evidenziare «la necessità di una legge che tuteli gli omosessuali come le altre minoranze: quello che ci interessa è dichiarare la nostra cittadinanza di persone libere. I diritti negati agli omosessuali sono diritti negati all'armonia della società».

C'è, in realtà, una normativa che persegue reati di odio e violenza etnica, razziale e religiosa, la legge Mancino del 1993. «Ma non cita gli omosessuali» sottolinea Mancuso: «noi puntiamo all'estensione di questa legge, che negli altri paesi europei già esiste. Noi siamo indietro di 20/30 anni rispetto agli altri stati». E riguardo a un recente incontro con presidente della Camera Gianfranco Fini rivela: «anche lui ne ha ribadito l'importanza e si è impegnato affinché maggioranza e opposizione si mettano d'accordo. Indipendentemente da come la si pensi, crede che ci siano delle questioni contro cui bisogna agire insieme: discriminazione, pregiudizio e violenza».
E sui giovani, il pensiero di Aurelio Mancuso è preciso: «sono d'accordo con il ministro Meloni, questa generazione non è peggio delle altre. Io, anzi, la trovo stupenda: la speranza sta nel dargli delle opportunità vere. Mi auguro che siano questi i giovani che riescano ad ottenere i diritti fondamentali di cui tutti abbiamo bisogno».

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