Sei giovani interpreti per 'Il fantoccio' di Manchisi - Genova

Teatro Genova Teatro della Tosse Martedì 21 aprile 2009

Sei giovani interpreti per 'Il fantoccio' di Manchisi

© Alberto Rizzerio

Genova - Attori in formazione...
Progetto triennale - Facciamo insieme teatro - con 6 giovani interpreti tenuti a bottega da un capocomico...
Giovani attori affiancati da professionisti...

Insomma le premesse generavano attese caute e aspettative prudentemente misurate. Il fantoccio però - in prima nazionale ieri sera, 20 aprile 2009 e in scena alla Tosse fino al 24 (e poi dal 28 al 30 a Roma al Teatro Vascello) - è uno spettacolo teatrale compiuto, intelligente e sincero perché capace di lavorare su quella metateatralità di cui si sono presumibilmente nutriti i 6 giovani interpreti - a occhio in modo virtuoso. Il capocomico poi, Marco Manchisi, sceglie per sé un ruolo centrale ma marginale, regista-supervisore sempre in scena ma quasi sempre defilato: Manchisi è Sebastiano il servo di scena. Tira le fila dello sgombramento in corso - il teatro e la compagnia tutta sono vittime di uno sfratto esecutivo - ma a tirare le fila dei fantocci-interpreti è il suo servo, il servo del servo, Corocchiello (Alessandro Damerini): mente bizzarra e poetica, fool shakesperiano sempre pronto a sottolineare la verità scomoda, spiritello saggio e poetico capace di grandi voli lirici e abilissimo burattinaio per 6 fantocci (Silvia Bottini, Carla Buttarazzi, Luca Ferri, Lupo Misriachi, Sara Nomellini, Valeria Pilia). Sono Franziska, la mogliera; Saturno, il marito tradito o un padre; Ortensia, la più cattiva; il tamburino pazzeriello; la più piccola, la figlia; e la madre che ansima.

L'avvio a scena aperta è astratto, magico e fantasmatico. Quinte mobili scorrono sul palco a tempo di musica fino a quando, esaurita la coreografia svelano i movimentatori-interpreti che le hanno animate. È questo il fil rouge narrativo: il labile confine tra ciò che immaginiamo e ciò che vediamo o immaginiamo di vedere, la concretizzazione di nostre ansie o tormenti, illusioni o irrefrernabili emozioni. Il che non esclude il lato pratico della vicenda: l'imminente sgombero del teatro, dato lo sfratto esecutivo, per cui tutto va smontato e preparato per essere traslocato altrove o buttato. Ma il servo e il servo del servo concordano su un'ultima replica de Il fantoccio e così marionette umane, un po' disidratate, come dice Corocchiello, con la carica cominciano a muoversi e lungo fili immaginari a rispondere ai solleciti di Corocchiello per mettere in scena una farsa macabra.

Il gioco del teatro affascina anche chi di mestiere fa tutt'altro e non si immischia delle emozioni: Gaspare Melchiorri (Alberto Bergamini), dipendente comunale al suo ultimo incarico. È lui, venuto a consegnare personalmente lo sfratto esecutivo, l'ulteriore protagonista di questa storia a incastri dove scoperta una trama, ne emerge un'altra e l'una e l'altra si intrecciano.
Nel buio del teatro, come protetto, invisibile e, nel suo soliloquio sordo agli altri, Melchiorri è venuto soprattutto a confessarsi. La sua ultima missione, vorrebbe protrarla, ma vorrebbe anche annullarla. Il tempo della sua parola diventa il tempo che gli resta per essere quello che è sempre stato, per riflettere su chi è veramente stato e cosa non è mai riuscito ad essere. È una seduta di un'autoanalisi che presto entra nel vivo del suo valore terapeutico rendendo manifesti - attraverso i beffardi interpreti-fantocci - i peggiori fantasmi che infestano la vita di Gaspare. A partire da un Amleto, imprudentemente frequentato in un'infanzia priva del madre e con una madre risposata allo zio, il percorso grottesco di Gaspare è un percorso attraverso Re Lear, Macbeth e l'Otello dove di volta in volta Gaspare interpreta il figlio, il re-pazzo, il regicida sobillato da Lady Macbeth e l'amante geloso che Shakespeare individuò nel moro.
Il tragitto di Gasparre conduce alla follia e a una forma di riscatto che è finalmente l'opportunità di provare e interpretare le tante spaventose emozioni ed essere quindi interprete unico sul palco.

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