Concerti Genova Martedì 7 aprile 2009

Prog: le recensioni della settimana

Genova - Arrivano dal Nord Est le due ultime novità della MP & R di Tombolo (Padova). Dall’Abruzzo (Clepsydra) alla Grecia (Soundgeist).

I Clepsydra sono un “power trio” (chitarra, basso e batteria) di estrazione rock-blues, giunti ora alla seconda prova (In Other Sunsets). Rispetto all’esordio, la band sembra essersi decisa a stemperare la carica elettrica hard per lasciare ulteriore spazio a dilatazioni sonore psichedeliche. In Other Sunsets è un album che ama i crepuscoli, anche quelli imprevedibili di un’eclissi cercata: solo qui, per paradosso, l’ombra diventa unica luce. Tradotto in musica: chitarre riverberate, una batteria sorniona ma sempre presente (stile Nick Mason o John Densmore), un basso dalle dolci “gravità” talvolta melodiche e voci in perfetto stile “californiano” (quindi non “belle” da piacere ma “essenzialmente” da “sentire”). La lettera di referenza è firmata dai primi Jethro Tull (Majestic 12/Eyes Only), Jimi Hendrix (Exotica), Grateful Dead (Albuquerque), Grandfunk Railroad (Tabasco at Sunrise), Doors (Last Night on Vega), Pink Floyd (Open Your Eyes, Lost in the Universe), se non addirittura dall’Iggy Pop di The Passenger (Along the Cam Nothing More) e da Bob Dylan (Clouds e la quasi reprise Dreamcatcher). Apice in Acid Moon, un fandango-blues zoppicante con tanto di chiusura ad effetto (lisergico) tra (de)forma(zioni) free e improvvisazioni alla Jerry Garcia (la ciliegina sulla torta una tromba in dissolvenza…).

Storia diversa quella dei cretesi Soundgeist e del loro esordio The Fine Line Between. Dando un occhio al Myspace dichiarano di essere una “prog-psy metal band”, con buona pace di alcune fonti di ispirazione (altrettanto citate) che, sinceramente, si faticano a scorgere (Ozric Tentacles, Porcupine Tree e Carlos Santana!!!). Diciamola tutta: i Soundgeist sono un onestissimo gruppo di progmetal che ama rutilanti accelerazioni di doppia grancassa, chitarre straveloci e timbriche tastieristiche anni Novanta. E suonano pure bene: precisi, attenti, mai approssimativi, quasi geometrici. C’è calligrafia melodica (New Millenium Babylon). Ma è tutto così “già ascoltato” da decenni… Più che cuginetti dei Dream Theather (troppo facile: è come sparare sulla Croce Rossa, ormai…), diremmo nipotini degli Iron Maiden di Somewhere in Time, senza trascurare qualche chiosa ai Queensrÿche e ai Rush (le sezioni lente e non “distorte” in Insanity Part 1 e Part 2, la struttura dei riff di Divine Light). Augurio per il futuro: meno zelo e più “distrazioni” creative

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