Concerti Genova Mercoledì 25 marzo 2009

«La nostra adolescenza con Elio e le storie tese»

Genova - Ditemi perché / se la mucca fa 'mu' / il merlo non fa 'me'?

Fatelo con me.
Inginocchiatevi, chinate il capo di fronte ad uno degli enigmi che più hanno attanagliato gli adolescenti del 1990 (e non solo). Pare uno scherzo, eppure!
Mi sono informato, dietro queste dodici parole si nasconde la confutazione di un processo di induzione: roba da studiosi di matematica, filosofia e linguistica; processi logici che si aggrappano alla forma delle parole.
Non so se loro ne fossero del tutto coscienti, all’epoca.
Ma poco importa.

Perché diciamolo, Elio e le Storie Tese (a proposito, la citazione è dalla loro Nudi del nostro ieri sul nostro domani odierno (Abitudinario)) non ci hanno soltanto introdotto al rock demenziale, alla contaminazione, alla fusion, al jazz, al metal, all’hard rock, al rock progressivo, alla grande tradizione melodica nazionale, ai tempi dispari, ai controtempi e a chissà cos’altro ancora non mi torna in mente.
Ci hanno soprattutto fornito le basi per mettere a fuoco il nostro senso critico, la nostra capacità di mettere in discussione tutto, giocando con l’assurdo.

Perché anche il ragionamento che appare più corretto dal punto di vista formale (il merlo che deve fare 'me') può nascondere un errore.
Era addirittura il 1989 (e scusate lo sconfinamento formale dai ’90) quando se ne uscirono con il loro Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu. Su internet ne troverete facilmente la traduzione dal tamil, la lingua dei ragazzi dello Sri Lanka che facevano le pulizie nello studio di registrazione.
Io evito di riportarla qui per non cadere sotto i colpi della censura.

All’epoca Elio e le Storie Tese arrivarono alle nostre orecchie come merce di contrabbando. Io a casa ho ancora la cassetta sfrusciante duplicata da un amico:noi eravamo bambini e infilavamo le orecchie in quella scatola di giochi musicali che erano più divertenti delle sigle dei nostri cartoni animati.
Già! Ma chi era John Holmes? Un nipote di Sherlock, amico fraterno di Watson?
E vai di sgomitata dell’amico a cui il cugino più grande o più sgamato ha svelato la vera natura di quei trenta centimetri di dimensione artistica.

Insomma: gli adolescenti dei primi anni ’70 avevano soddisfatto certe prime curiosità sessuali ascoltando Il Gorilla di De Andrè.
A noi erano toccati gli Elii. Fate voi.
Uno dei giochi preferiti, durante il pranzo all’inevitabile campo estivo, era quello di cantare all’orecchio della vicina di posto schizzinosa tutto il ritornello di Silos: quella cacofonica, schifosa e seducente lista di frutti del mio corpo che non pareva vero potesse stare in una canzone. Perché già allora Elio, che parlava ad un pubblico adulto, riusciva a destare il divertimento dei bambini e dei ragazzini, come fecero poi anni dopo quando arrivarono al successo conclamato con La Terra dei Cachi.
È l’attrazione tipica di quell’età per lo strambo ed il grottesco, quando ti spanci come uno stupido per le barzellette sconce. Loro addirittura le mettevano in musica, le rivoltavano come calzini spaiati, le stiravano, le gonfiavano, e le imbottivano di un’intelligenza spietata.

Quel disco, riascoltato oggi, è davvero una peeerla (come direbbero loro): da un’allora quasi sconosciuto Claudio Bisio per le interviste impossibili, alla citazione degli Skiantos in Adolescenti a colloquio (ho un amico con cui ancora oggi ci si apostrofa con “io ce l’ho e te lo porto domani”), e poi le acrobazie linguistiche di Carro nell’inseguirsi serrato di proverbi e modi di dire, i risvolti psicologici di Cara Ti Amo, per non parlare della non troppo occulta critica sociale di Piattaforma (sulla pedofilia) e di Cassonetto Differenziato Per Il Frutto Del Peccato (e sono indeciso sul fatto che la critica riguardi solo l’abbandono dei feti o anche la diversificazione dei rifiuti).
C’è un filo lungo, fatto di circostanze ed anche di persone, che li lega alla gloriosa tradizione di satira tv alla quale ci saremmo abbeverati negli anni a venire, credo il viagra più potente della nostra coscienza critica adolescenziale.

Oltre a tutto questo, l’educazione musicale.
Gli EeLST sono in primo luogo un gruppo di musicisti di altissima qualità tecnica, colti ed affiatatissimi.
La loro musica aveva (ed ha ancora oggi) la giocosità dei jingle pubblicitari a cui erano state costrette le nostre orecchie, eppure era gonfia di trent’anni di storia del rock (e non solo): un avventuroso giro di giostra sulle montagne russe del suono e delle parole.
Noi sguazzavamo nelle loro acrobazie sonore e linguistiche: ascoltavamo e ridevamo e giocavamo; e senza saperlo ci sporcavamo della loro genialità, educando le nostre menti al sorriso e all’assurdo.

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