Concerti Genova Martedì 17 marzo 2009

Big Ramona tour factory

Genova - Big Ramona è una splendida donnona che accoglie nel suo grembo chiunque faccia musica indipendente.
Cosa meglio di questa frase, la prima che appare sul sito di Big Ramona, descrive il fulcro della neonata attività di Paolo Risso e Frank Lonetti?
Nata all’inizio del 2009 a Genova, si tratta di un’agenzia di management molto particolare. Obiettivo principale: mettere in comunicazione gruppi italiani indipendenti con un network europeo di locali, per fare mini tournée. Accanto tanti altri progetti, dal merchandising alla produzione, all’organizzazione di serate, persino la creazione di un tour caravan come si facevano negli anni Cinquanta, come quelli che lanciarono un certo Elvis Presley.

Paolo e Frank. I due, oggi trentenni, si sono conosciuti suonando sul palco del locale La Madeleine di Genova, quando ancora vi si faceva musica dal vivo. Di Genova il primo, alessandrino adottato dal capoluogo ligure il secondo. Dopo alcune esperienze di lavoro nel “dietro le quinte” dell’organizzazione culturale, nasce l’idea.
Piattaforma è la parola che Paolo cita più volte. «Vogliamo fornire servizi, essere interlocutori per proporre esperienze all’estero a gruppi emergenti e meritevoli», dice. Pensavano di farlo con il teatro, ma poi si sono resi conto che sarebbe stato troppo difficile.
«Il teatro vende se stesso, mentre con la musica ci sono più possibilità. Il nostro obiettivo è rientrare delle spese con i cachet, e poi sviluppare altri canali».

E perché Big? E perché Ramona? Qui c’è un po’ di gossip. Il logo della società, una facciona esplosiva, è una ripicca di Paolo verso una ex. Una storia finita male. Il disegno, un’idea di Ruben Esposito, doveva essere la scenografia di uno spettacolo di Vinicio Capossela. Invece è diventato il marchio dell'agenzia (con tanto di dedica ala ragazza sul sito...), e l’ex fidanzata non parla più a Paolo. Che strano…

Comunque, per gettare gli ami nella rete, i due hanno monitorizzato circa 1.500 locali delle grandi capitali europee. Si sono concentrati sull’area euro, più l’Inghilterra. In futuro c’è l’intenzione di andare anche in Europa dell’Est, molto viva dal punto di vista musicale. Hanno passato giorni su MySpace per contattare i gruppi. Un lavorone di preparazione. Ma Paolo non pensa sia una scommessa troppo rischiosa. «Se ci pensi oggi io vado a Berlino con 1 Eu, mentre per andare da casa mia al centro ne spendo 1,20 Eu, il costo del biglietto del bus». Più complesso è creare una rete di contatti e convenzioni. Cosa che i ragazzi stanno facendo da tempo, «grazie anche ad alcune botte di culo - prosegue Paolo – per esempio, lo studio legale Vivani Marson ha deciso di investire sulla nostra attività e ci sta dando una grossa mano. Cosa che non avremmo mai potuto permetterci di pagare». Tra i collaboratori ci sono Federico Traverso per il merchandising e Fabio Giardina per la parte internet.

Una decina di gruppi hanno già aderito al progetto. Tra questi gli Urban Casbah e i QCK, che partecipano alla prima uscita pubblica di Big Ramona, il mu mù di domenica 22 marzo al Museo di Villa Croce a Genova. Ma c’è anche Fabio Zuffanti, i Tocsins, gli Scat, i Ghost Effect, i Caravan Spring. Molte di più le band con cui si sono presi contatti. «Chi non ha un management per il tour si può affidare a noi, ma possiamo offrire servizi anche a chi già ce l’ha. L’etichetta cuneese Winona Records, per esempio, ci ha proposto di organizzare due mini tour per altrettanti suoi gruppi», prosegue Paolo. Italiani all’estero, e band europee in Italia, l’operazione ovviamente è nelle due direzioni.

«In tanti mi chiedono: perché a Genova? - dice ancora Paolo - Beh la risposta è: perché se devo pensare a una città alternativa penso a Berlino, non a Torino o a Milano». Della sua città Paolo dice: «bisognerebbe essere un po’ meno autoreferenziali. Quando lavoravo alla Fnac, in occasione di incontri con grandi nomi dello spettacolo, non mancava mai la domanda: “cosa pensi di Genova?”. Mentre questi avrebbero potuto raccontare molte cose interessanti e poco note a noi, preferivamo sentir parlare della nostra città».

Il sogno nel cassetto? «Poter assumere almeno una persona. Noi due ci stiamo mettendo l’anima, lavoriamo 16 ore al giorno, siamo entrambi single e abbiamo speso tutto in questa impresa. Quindi speriamo che va così bene da poterci permettere di prendere qualcuno che ci aiuti».

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