Concerti Genova Martedì 10 marzo 2009

Cerchio d'Oro e Delirium al Teatro della Gioventù

Genova - Ancora un goloso menu per gli appassionati di musica, venerdì scorso (6 marzo 2009) al Teatro della Gioventù di via Cesarea, Genova. Ad organizzare la serata, il prode terzetto della indipendente label genovese Black Widow che coglie l’occasione per presentare due delle sue più recenti produzioni.
Organizzazione efficiente, la sala gremita e confortevole, il palco che appare microscopico (zeppo com’è di ogni tipo di strumento), service eccellente e suono finalmente perfetto: tutto ciò predispone l’ascoltatore a godersi appieno la serata.

Ad aprire le danze i savonesi del Cerchio d’Oro, col loro album d’esordio (sic!, calcano i palchi da oltre trent’anni!), Il viaggio di Colombo. Il concept, molto eterogeneo, che su disco si fa apprezzare per l’atmosfera sofisticata ed il delizioso equilibrio fra le varie composizioni, è davvero impegnativo da rappresentare on stage, ma i terribili fratelli doppio G (Gino e Giuseppe) Terribile (non ho potuto fare a meno di questo scontato gioco di parole, sorry) e la loro ciurma superano ogni migliore aspettativa.
I calibrati cori a cappella, le delicate ballate, le furiose sezioni hard ed i momenti più cantaurorali ben sono resi sul palco, sia per merito dell’ottima esecuzione, sia dalla coraggiosa (e faticosamente impegnativa) scelta di rinunciare quasi completamente all’elettronica e ai campionatori, restituendoci un suono artigianalmente caldo e corposo (che tenerezza quell’ingombrante bastone della pioggia, usato per rievocare le onde del mare).

La serata volge all’happening quando salgono sul palco i Delirium, trascinati dall’anarchica simpatia di Grice, dal poderoso drumming di Di Santo e dalla sobrietà tastieristica di Vigo (più Chighini al basso e Solinas alla chitarra). Vengono proposti vecchi successi e alcuni brani nuovi con i vecchi compagni Mimmo Di Martino e Rino Dimopoli.
Suono molto pulito, che spesso vira al jazz, i Delirium sono riusciti ad evolversi da un progressive legato al passato ad una nuova forma, ben oltre la canzone d’autore, dove l’attenzione per la pulizia esecutiva e la qualità della vena compositiva corrono di pari passo con la freschezza dell’esecuzione e la profondità del testo poetico.
Per Canto di Osanna e la conclusiva, immancabile, Jesahel la sorpresa si materializza quando vediamo comparire sul palco Lino Vairetti degli Osanna e la stupenda voce di Sophya Baccini (ancora per Black Widow la sua ultimissima fatica Aradìa).

Solo uniti recitava il titolo di una canzone dei Città Frontale di Lino Vairetti… le recenti collaborazioni incrociate di artisti dalle caratteristiche così eterogenee sembrano davvero aver sollevato un nuovo eccitante vento di rinnovamento
È questo il segreto di Pulcinella: in un periodo storico dove l’abbrutimento culturale va di pari passo con il crollo del modello economico occidentale, dovremmo imparare di nuovo a prendere coscienza dei veri valori della vita (guarda caso, il tema centrale de Il nome del vento dei Delirium) e, partecipando ad eventi come questi, dove è presente l’intima natura della musica: dimenticare sia l’usa-e-getta dell’mp3 scaricato da internet, sia la maniacale bramosia collezionistica dell’albo a tiratura limitata.

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