Concerti Genova Venerdì 27 febbraio 2009

Concerti dal vivo: è il pubblico il problema?

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Chi dice che non c'è mai bel un concerto da vedere, chi risponde che anche quando c'è la gente non ci va. Chi dice che comunque bisogna andare fuori Liguria per vedere i grandi. Ma quando i grandi vengono a Genova, ci si va? La musica dal vivo continua a far discutere. mentelocale.it ospita ormai da lungo tempo un , in cui si alternano le opinioni più diverse sulla questione. Siamo partiti dalla chiusura di uno dei locali storici di Genova - la - come evento simbolico, poi gli interventi hanno preso diverse direzioni.
Oggi Daniele Assereto torna di prepotenza a parlare di musica del vivo. Di chi è la colpa? Del pubblico che non si schioda da casa? O degli organizzatori che non fanno abbastanza promozione? O peggio, della TV, che quando parli di cultura sembra sempre la madre di tutti i mali?
Leggete e dite la vostra.

Genova - La mano è aperta, tesa davanti al corpo. Si muove lentamente, con gesti sinuosi e morbidi. Tesi, i tendini ed i muscoli che la legano al braccio sembrano far parte di un unico gesto prolungato, che è talmente fluido e continuo da renderlo simile alle spire di fumo che salgono da una fiamma perenne. Il corpo del mimo ad un tratto di ferma, e con lui sembra fermarsi anche il respiro di tutto il pubblico presente. In attesa. Silenzioso.

Sento sempre più spesso dire che il problema principale per i concerti sia il pubblico. Pubblico che è sempre troppo poco, pubblico irraggiungibile, pubblico che manca. E se andiamo a vedere i volti dei partecipanti alle serate musicali, è triste scoprire che tra i presenti la maggior parte sono sempre addetti al settore, o colleghi, e poi qualche amico. Il pubblico, quello vero, qual è allora? Dove è finito? Se escludessimo dalle definizione le categorie sopracitate, noteremo con disappunto che ad ogni concerto il pubblico si potrebbe contare sulle dita di poche mani, ad essere ottimisti. E allora, dove sta il problema?

I mezzi di comunicazione sono anzitutto fondamentali. Che un concerto sia segnalato su un giornale, un blog, un portale di informazione sul web, tra gli eventi di Facebook o di MySpace, su qualche flyer distribuito in giro o attaccato sui muri della città, poco importa. Il pubblico deve venire a conoscenza che un determinato evento esista, oltre ovviamente ad essere interessato ad andarlo a cercare. La pubblicità è l'anima del commercio, diceva Henry Ford. E non posso che dargli perfettamente ragione. Un concerto deve essere pubblicizzato, e segnalato il più possibile. Solo così si avrà qualche speranza di poter raggiungere anche quelle persone che forse sarebbero interessate all'evento, ma che si lamentano che non c'è mai niente solo perché loro non ne sono a conoscenza. E non accetto le scuse di chi dice che se una persona fosse realmente interessata, allora troverebbe comunque il modo di sapere ugualmente che l'evento in questione esista.

Siamo diventati pigri, tutti, e quindi aspettiamo che le notizie vengano a noi, in un modo o nell'altro. Sta agli organizzatori o ai promotori trovare tutti i modi possibili per raggiungere anche coloro che verrebbero ma non sanno. Lo so, la pubblicità costa. Costa denaro, e costa tempo. Ma chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo, ribadiva sempre lo stesso Ford. Fortunatamente oramai esistono molti mezzi a disposizione, proprio grazie alla rete che è sempre più estesa, per far conoscere al mondo intero le iniziative che si possono organizzare. E quindi non ha nemmeno troppo senso, a posteriori, consolarsi da soli dicendo che il poco pubblico presente era dovuto al fatto che l'evento organizzato fosse underground, e destinato a pochi intimi.

La gente è diventata pigra, dicevo. È vero, ma questo non autorizza a diventare pigri a nostra volta, riversando tutte le colpe sulla mancanza di volontà di informarsi della grande massa. Mancanza di volontà che resta un problema comunque, ma è un dato di fatto che tutti gli agi e le comodità dell'era in cui viviamo abbiano reso la gente sempre più passiva, sempre meno presente. È veramente questo, il pubblico che si cerca di conquistare e di raggiungere? Forse sì, forse no. Ma se ad un concerto gli unici volti che si vedono sono quelli di altri musicisti, il dubbio sorge. Perché tutti criticano una trasmissione televisiva come Sanremo, quando poi si ritrovano davanti allo schermo a guardare e a commentare negativamente ogni minuto che scorre davanti a loro? Perché tutti criticano una trasmissione televisiva quale Il Grande Fratello, e poi trascorrono ore a guardare le prese in giro della Gialappa's con la scusa di voler vedere fino a che punto una persona possa cadere in basso? Sono tutte scuse e giustificazioni per noi stessi, visto che le due trasmissioni nominate non sono altro che la dimostrazione del decadimento della cultura contemporanea. Bisognerebbe guardare alle stelle per vedere dove si vuole arrivare, invece che volgere lo sguardo ai nostri piedi e deridere chi cammina nel fango. Ed ecco quindi il nocciolo della questione.

La cultura. La cultura decaduta, la cultura bistrattata, la cultura assente, la cultura inesistente. La cultura spacciata per tale in programmi tipo X-Factor o Amici, che vorrebbero far credere alle persone che la musica [in Italia e nel mondo] non sia altro che un misero teatrino per poter avere i propri cinque minuti di celebrità, e poi scomparire nel nulla, come se niente fosse successo. Come se la celebrità potesse durare anche dopo quei cinque minuti sul palcoscenico, durante i quali si viene derisi o osannati. Applauditi o fischiati. Giudicati, comunque. Ma che sempre cinque minuti restano, in fondo. Ed il pubblico osserva, guarda, apprende. Il pubblico impara, e crede che quello che ha davanti agli occhi sia il concetto di musica. Che sia cultura. È scomodo dirlo, ma tutto questo non ha niente a che fare con la musica. Tutto questo non ha niente a che fare con la cultura.

E dunque il problema principale per i concerti è il pubblico. Il pubblico di X-Factor, o il pubblico di Amici? Il pubblico di Sanremo? Di quale pubblico stiamo parlando? Ha senso fare delle differenze e delle categorizzazioni, quando invece un evento andrebbe pubblicizzato a priori e con tutti i mezzi disponibili, senza pensare a quale sarà il pubblico interessato, senza pensare a quale tipo di persona si vorrebbe che venisse? Chi organizza concerti non è un babysitter, ma se il pubblico è oramai ridotto allo stato infantile, quali altre soluzioni esistono? La pappa pronta. Calda e subito. Sempre. O due bacchettate sulle dita, una sana bastonata sulla schiena al posto della carota per invogliare la gente a volersi informare da soli. In mezzo a queste due possibilità, c'è sempre lei. La cultura. E la pubblicità. Non cambiate canale, potreste perdervi la segnalazione dell'evento che aspettate da una vita.

Un ultimo gesto, un inchino finale, e l'artista ha concluso il suo spettacolo. Il sipario cala, le luci si riaccendono in sala. Il pubblico di mimi inizia ad applaudire, ma dalle loro mani non esce alcun suono.

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