Concerti Genova Martedì 24 febbraio 2009

L'intervista ai Têtes de Bois

Genova - Nel 2007 hanno fatto un'apparizione a Sanremo come ospiti di Paolo Rossi nel brano In Italia si sta male. Ma la ormai lunga carriera del gruppo romano Têtes de Bois si è svolta - caparbiamente ed orgogliosamente - su scenari decisamente off. A cominciare dal quel concerto in piazza Campo dei Fiori, a Roma nel 1992, dove su un camioncino Fiat 615N è inziata la loro storia.
Dal quel live tanti premi, come due Targhe Tenco, nel 2002 come migliori interpreti con Ferrè, l'amore e la rivolta, e poi nel 2007 con Avanti pop. Quest'ultimo ha vinto anche il Premio Pimi nel 2007 per il miglior tour dell'anno.

Uno degli ultimi progetti della band sichiama 41° parallelo. Si tratta di un laboratorio culturale che unisce paesi, città e stati che stanno sul parallelo dell'Italia. «L'ultimo incontro ha avuto luogo a Roma, presso Villa Doria Pamphili - dice Andrea Satta, cantante dei Têtes de Bois che raggiungo al telefono - e ha avuto come protagonista l'ambasciatore della cultura armena nel mondo: Djivan Gasparyan, che ha collaborato con personaggi tipo Peter Gabriel, e suona il duduk, una sorta di oboe fatto con legno di albicocco». Nel corso dell'estate 41° parallelo proseguirà con un weekend di poesia e musica dedicato alla canzone americana (Pete Seeger e dintorni).

C'è poi Avanti pop, un viaggio che la band ha fatto per tre anni attraverso l'Italia, raccontando i fatti, le storie, le persone che ha incontrato. Storie di lavoro, di operai, vita vera. Ne è nato un cd, e successivamente un Dvd, i cui proventi sono devoluti a una vittima del lavoro. La sua storia ha profondamente colpito il gruppo. «Si tratta di un ragazzo fruilano che lavorava in porto. È morto schiacciato da un carrello elevatore, costretto a lavorare in una giornata di bora in cui non si sentiva nulla. Ma la cosa peggiore è che dopo la sua morte non è stato possibile nemmeno mettere una targa di ricordo. Perché - così dicono i padroni dell'azienda, ho i documenti che lo testimoniano - non si vuole creare un pericolo precedente. Come dire: si sa già che ne moriranno altri, non vogliamo fare un cimitero in banchina. È assurdo».

Ferré, Brassens, Baudelaire. Poesia e canzoni sono sempre state unite da un filo sottile per i Têtes de Bois, autori tra l'altro di interpretazioni molto riuscite di Amore che vieni, amore che vai di De Andrè (la vedete sopra), per non parlare di Povera patria di Battiato. «Fabrizio De Andrè, insieme a Leo Ferré e Francesco De Gregori - dice Andrea - è uno degli artisti che più ho amato. Non riesco mai a finire di ascoltare Preghiera in gennaio senza piangere».

Dimmi qualcosa di Sanremo, tu che ci sei stato. «Io ne ho un bel ricordo: con Paolo Rossi ci eravamo divertiti nel 2007. E queste apparizioni servono anche a farsi vedere da un pubblico più vasto del nostro. Dell'edizione di quest'anno mi ha colpitolo stacco tra la proposta di Benigni, le lettere della Maraini e di Serra da una parte, e il trio selezionato per le finali. Due realtà veramente molto diverse. Insomma, il Festival come programma si poteva vedere più che altri anni, ma la musica...». Perché secondo te? «Perché io penso che in Italia la canzone non è considerata a livello delle altre arti: cinema, o letteratura. Su questo Ferré si è sgolato una vita. È considerato puro intrattenimento, mentre dovrebbe essere considerata vera arte».

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