Concerti Genova Martedì 10 febbraio 2009

Yûgen Plays Leddi

Genova - Era la fine degli anni Settanta… anzi, c’è chi azzarda pure una data. 12 marzo 1978. Una manifestazione a Londra di musicisti indipendenti, capitanati dal gruppo degli Henry Cow, che protestano contro la discografia – diremmo oggi – globalizzata. Ma è un (ri)sentimento che passa soprattutto attraverso una concezione sonora seriamente avanti, rispetto ai tempi. Una rock band con intrusi acustici raccolti da ensemble cameristici, spirito improvvisativo tra free jazz e repertorio colto d’avanguardia. Distorsori e fagotti, radio accese e pianoforti, cluster e cabaret. Questo flusso assumerà il titolo di Rock In Opposition (RIO) e uscirà presto dall’Inghilterra, coinvolgendo collettivi di assoluta originalità come i belgi Univers Zero, i finnici Samla Mammas Manna, i francesi Art Zoyd e Etron Fou Leloublan, gli inglesi Art Bears (costola degli Henry Cow).

L’Italia non resta a guardare. O meglio: da un bel po’ si è intonato il requiem delle sorti sonore e progressive, ma non ci si accorge che anche l’Italia è coinvolta – per un misterioso fenomeno minoritario – dall’avanzata RIO. A cogliere la palla al balzo, gli ecclettici Stormy Six. Nati in epoca beat, per quasi tutto il decennio hanno un generato notevoli lavori dalla vivace impronta politica folk-rock (L’unità, Guarda giù dalla pianura e Un biglietto del tram), per poi approdare ad una fase di ricerca sempre più rifinita (Cliché, L’apprendista).
Tra l’aprile e il maggio del 1979 saranno addirittura i promotori del primo evento RIO in Italia, a Milano (Teatro dell’Elfo).

2008. Qualcosa sopravvive di questa eredità? Eccome. Anzi, con ogni probabilità, l’abc RIO rimane un ineludibile punto di riferimento per qualsiasi idea musicale che oggi possa chiamarsi (ancora?) progressive. E Marinone dell’Altrock – sempre lui – cosa fa? Realizza una congiunzione tra gli Yûgen e Tommaso Leddi, polistrumentista nonché compositore degli Stormy Six. I ragazzi si mettono sotto a lavorare sul catalogo leddiano e danno forma a nove tracce raccolte nell’evocativo CD Yûgen Plays Leddi. Uova fatali (Altrock, 2008).
Al di là del titolo sottratto a Bulgakov, l’opera rivela subito i propri connotati surreali(sti?) dal libretto-guida zeppo di spiazzanti citazioni letterarie (da Escher a Büchner del Woyzeck; da Cocteau a Gadda passando attraverso La piccola enciclopedia pratica dell’allevatore).

Poi la musica: come per Zappa vi furono gli orchestral favourites, gli Yûgen rivedono con sensibilità propria la scrittura altrui, amalgamandola a sentori mediati da un Webern in perenne lite con i King Crimson. Si passa dalle cromie più prog – ma cangianti ed imprevedibili - di Escher, Complicazioni e Mattarello, ai ricordi familiari di Sviluppi, saltellando tra l’indeciso valzer (talvolta un po’ swing) di Campo e il tango zappiano Colonia, con severe impuntature alle pratiche contemporanee (Abisso). Sopraffina la suite Uova fatali, articolata su cinque sezioni secondo una calcolata trasmigrazione di generi.
Il labirinto d’acqua ha rotto gli argini, straripando in una piazza del Duomo già invasa da galline in dissonante panico…

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