Concerti Genova Sabato 7 febbraio 2009

L'intervista a Fiorella Mannoia

Genova - 7 febbraio 2009
«Tutte le volte che torno a Genova, non posso fare a meno di pensare a Fabrizio De Andrè. Lo facevo quando c'era ancora, figurati oggi che non c'è più. Ci manca tanto. Ci manca il suo sarcasmo, ci manca sapere cosa avrebbe pensato del mondo di oggi».
Fiorella Mannoia, legata a Genova anche dal lungo legame professionale con Ivano Fossati, non ha mai perso il contatto di stima e di affetto con Faber. C'era al primo concerto in suo omaggio al Carlo Felice, nel 2000, quando interpretò la già bellissima KhoraKhané in maniera sublime. C'è ancora oggi, quando ripropone nei suoi tour Smisurata Preghiera.
Nei primi giorni di primavera tornerà ancora a Genova. L'abbiamo intervistata pochi giorni prima che inizi il suo nuovo tour In movimento – la prima il 23 febbraio 2009 a Livorno - che segue la pubblicazione dell'album Il movimento del dare.

Il ricordo di De Andrè, nel decennale della sua scomparsa, è all'apice. Mostre, incontri, concerti, cofanetti, trasmissioni TV etc etc. Sta nascendo un mito popolare e a nessuno viene in mente che non se lo sia meritato. Qualcuno però pensa che non rispecchi troppo la persone che era. Cosa ne pensa?
«Se lui potesse parlare oggi, probabilmente direbbe: belin, ma voi siete scemi... di fronte a questo clamore. Però non possiamo lamentarci se una volta tanto gli italiani non dimenticano. Solitamente il nostro paese non valorizza i suoi geni – mi vengono in mente Fellini, Pasolini, Mastroianni – quindi sono contenta che per Fabrizio non sia andata così».

Tra poco inizia Sanremo. Il Festival è una strana bestia. Tutti - o quasi - lo odiano, ma tutti quelli che possono ci vanno. Come mai?
«Perché oggi la musica è tagliata fuori da qualsiasi palinsesto. Non ci sono più occasioni per proporre il proprio lavoro. E se c'è solo Sanremo, allora è ovvio che alla fine si cerca di andare lì. Gli artisti più noti se possono lo evitano, ma chi deve proporsi va di corsa».

Programmi come X Factor sono l'alternativa oggi? (Fiorella Mannoia ha partecipato come ospite alla quarta puntata del reality musicale)
«È già qualcosa. Voglio dire, quale altra alternativa c'è? Certo, lì si fa solo pop. Nel programma Taratatà francese è diverso. Ma tornando in Italia: penso a Giusy Ferreri. Se non ci fosse stato il programma probabilmente non sarebbe mai riuscita a farcela, e invece è il fenomeno del momento. Se riuscirà a durare nel tempo è un'altra questione: dipenderà dalla preparazione, dalla sua maturazione, da tanti altri fattori».

Come interprete ha collaborato con quasi tutti gli autori italiani. E anche l'ultimo album – Il movimento del dare – coinvolge Ligabue, Fossati, Battiato, Jovanotti, Ferro, Pino Daniele. Il suo lavoro è stato definito un collettivo. È così?

«Io sono un interprete, canto canzoni di altri, vivo di collaborazioni. Ma penso che collaborare non faccia male anche a chi le canzoni se le scrive. Lavorare anche con chi è lontano da te - questo l'ho imparato dai brasiliani (è del 2006 il disco Onda Tropicale, in cui Mannoia ha lavorato con Chico Buarque, Caetano Veloso, Milton Nascimento e altri ndr) – ti fa pensare ad altro da quello che è il tuo schema normale. Vedi altre cose».

C'è qualche giovane promessa che le piace?
«La Ferreri, se trova la sua strada. Il timbro di voce che ha la facilita molto. Ma ce ne sono tante: Carmen Consoli, Elisa».

Una decina di giorni fa la deputata del PD Paola Concia l'ha tirata in ballo per fare da contraltare alla canzone che Povia porterà a Sanremo (Luca era gay). “Fiorella canti la mia storia - ha detto - sono diventata omosessuale dopo anni di matrimonio, e sono felice”. Accetterebbe?
«Era chiaramente una boutade, una battuta spiritosa. Mi diverte il fatto che mi abbiamo chiamato per far da contraltare a qualcun altro. Non voglio dire nulla, invece, della canzone di cui si parla. Solo, trovo ipocrita affermare che si può guarire dall'omosessualità. Penso sia solo una mossa pubblicitaria».

Per restare su argomenti “caldi”: il caso Englaro, il dibattito sull'immigrazione. In questi giorni il nostro paese sta bollendo. Che idea si è fatta?
«Sono piuttosto shoccata dal caso Englaro, indignata, senza parole. Ho sentito tutte queste persone, il governo, parlare del dolore di un padre come se fosse loro. Insomma, ho spento la TV. Ed è meglio che non parli, direi cose che non devo dire».

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