Concerti Genova Venerdì 30 gennaio 2009

L'enigma sonoro dei Rohmer

Genova - Ormai è da parecchio che giro intorno a questo disco, senza trovare il modo di definirlo. Nati da una serie di cambi di formazione degli storici Finisterre, i Rohmer hanno dato alla luce un disco che è un vero e proprio enigma sonoro, un'opera completamente fuori dal tempo.

Di base - suggestionati dal passato della band - verrebbe voglia di definirlo un disco di rock progressivo, magari inserito in quel particolare sotto-genere che fu la cosiddetta scena di Canterbury (ad esempio in più di un passaggio mi sono venuti in mente gli Hatfield & The North, così come certe cose dei National Heath), ma i Rohmer sono tuttaltro che passatisti, tanto che non è difficile ripensare a certo post-rock meno standardizzato (come i Gastr Del Sol di Camofleur) e persino ai Talk Talk degli ultimi due dischi.

Certo, il flauto che si sente all'inizio di Angolo 1 (anche i titoli sembrano giocare) non può non riportare l'ascoltatore agli anni '70, e in fondo è uno degli episodi più progressivi in scaletta, strumentale giocato su assoli mai rindondanti e scorrevole come a molte band prettamente strumentali non riesce di essere: non è solo questione di tecnica, i Rohmer sanno come dosare i loro interventi. Ecran Magique, tutta stasi e xilofoni come nei migliori Sigur Ros, introduce Lhx, in cui un inizio elettronica porta verso una struttura da colonna sonora italiana anni '70 (quel tipo di atmosfere -non semplicemente di sonorità- che in tanti in questi ultimi due decenni hanno tenato di riprodurre) e la stessa sensazione viene data da Metodiche di salvezza.
Poi si gioca ad accoppiare nomi distanti tra loro anni luce: V. fa pensare tanto a Peter Hammill quanto a David Sylvian, laddove la breve Cifra3 media tra Satie e Davis. Angolo Due come la quasi omonima traccia che apre il disco è uno dei momenti più marcatamente prog, eppure la batteria elettronica che si sente all'inizio fa pensare persino a certo trip-hop.
Il disco si chiude il torrenziale viaggio onirico di Elimini-Enne, più di venti minuti di flusso elettronico dove la band da il meglio di se, tra richiami a Davis (una suggestione che ritorna spesso durante gli ascolti) piuttosto che al post rock più cinematografico (i Bark Psychosis di Hex?).

Un disco del genere non può e non deve passare inosservato: se i nomi citati nella recensione vi dicono qualcosa, o se siete interessati al prog come al post-rock come all'elettronica dovete dargli un ascolto, potreste restarne conquistati.

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