Concerti Genova Lunedì 26 gennaio 2009

The Niro: «la mia musica agrodolce»

Sabato 31 gennaio 2009, alle ore 23.00, The Niro si esibisce in concerto al (via San Donato 13), nuovo locale del centro storico genovese. L'ingresso è gratuito.

Genova - Sarà per quel nome dalle suggestioni cinematografiche o per la voce limpida e potente che ha già scatenato i paragoni più eclatanti (Tim Buckley, Jeff Buckley e Nick Drake su tutti), fatto sta che The Niro (Davide Combusti all'anagrafe) è già diventato un piccolo fenomeno di culto.
Un solo album all'attivo (l'omonimo The Niro, oltre all'EP The ordinary man), ma un sacco di esperienza alle spalle per il giovane cantautore romano, vale a dire concerti nei locali di mezzo mondo e collaborazioni autorevoli: gente come Chris Hufford (manager dei Radiohead) e Mark Kostabi (artista newyorkese che ha disegnato le copertine dei due Use Your Illusion dei Guns n' Roses) per esempio, ma anche mostri sacri del calibro di Deep Purple, Circulus, Amy Winehouse, di cui ha aperto i live. Il contratto con l'etichetta Universal International, poi, è la ciliegina sulla torta di un curriculum da pelle d'oca.

The Niro canta in inglese e non nasconde le proprie ambizioni internazionali. Oggigiorno vedere un esordiente che pubblica un disco con un'etichetta così prestigiosa è cosa più unica che rara: «effettivamente sono stato fortunato, non mi sento più bravo degli altri» afferma, per poi spiegare come sono avvenuti i primi contatti con la Universal: «nel giugno 2006 ero a Londra per aprire un concerto di Carmen Consoli, suonai solo 4 o 5 canzoni ma un'emissaria della Universal rimase colpita e mi segnalò a chi di dovere».

Due anni e mezzo dopo, il bilancio della collaborazione con l'etichetta americana è più che positivo. «Credevo di trovarmi peggio, pensa che del mio disco non hanno voluto cambiare niente» racconta con soddisfazione: «io mi sono sempre considerato un cane sciolto, per me è importante fare quello che mi viene». E a breve potrebbe arrivare il prossimo grande passo: «proprio qualche giorno fa mi è arrivato un invito dalla Decca (label che fa parte del gruppo Universal, ndr)» rivela Davide, «per fare uscire l'album in maniera forte sul mercato inglese». Questo significherebbe abbandonare Roma e stabilirsi in pianta stabile a Londra: nostalgia di casa a parte, sarebbe la realizzazione di un sogno.

Classe 1978, Davide Combusti è venuto su a pane e musica: «mio padre era un batterista e la musica ha sempre fatto parte della mia vita». Polistrumentista, inizia a collaborare con diversi gruppi romani, fino alla formazione dei The Niro. Poi, mantenendo il nome della band, la decisione di intraprendere la carriera solista: «una sera ero in macchina con una ragazza» ricorda, «e le ho fatto ascoltare qualche mia canzone. Lei ha detto: "Ma cosa aspetti a fare il cantautore?". Credo che sia stato quello l'episodio che mi ha fatto decidere di dedicare la mia esistenza alla musica».

Era il 2003. Due anni dopo Davide scopre la piattaforma MySpace, ed è la sua fortuna: «prima di allora non sapevo neanche cosa fosse MySpace» racconta, «me lo aveva consigliato un mio amico musicista». Crea il suo profilo e carica qualche canzone. Di lì a poco una ragazza americana lo contatta, esprime apprezzamenti nei suoi confronti e lo invita a suonare negli States.
«Credevo che fosse uno scherzo, e invece no: sono partito per l'Arizona, dove lei mi avrebbe ospitato. Non sapevo neanche che faccia avesse, su MySpace non c'era una sua foto. E quando sono arrivato là ho visto che mi aveva organizzato una serie di concerti».

Ma le sorprese non finiscono qui: appena rientrato in Italia, ecco un'altra chiamata importante: «ricordo che stavo dormendo a casa quando mi hanno contattato per aprire, la sera stessa, il concerto romano dei Deep Purple. Per qualche minuto non riuscivo a crederci, poi poche ore dopo ero lì sul palco, di fronte a 8000 persone».
Com'è andata? «Hanno iniziato a fischiarmi ancora prima che iniziassi a suonare» spiega divertito: «allora, non so come, mi è uscita la frase "Ah, non mi avete riconosciuto?"». Ride ancora, mentre lo racconta: «Loro si saranno chiesti "Ma chi cazzo è?", e poi i fischi sono diventati applausi. Quella notte non ho dormito».

Altra esperienza memorabile, l'apertura del concerto di Amy Winehouse a Milano nell'ottobre 2007. Ma qui, più dell'esibizione in sé, c'è da raccontare l'antefatto: «ero a Mondovì, dove avevo suonato la sera prima. Nel pomeriggio avrei dovuto fare un'intervista con Repubblica, firmare il contratto Universal e infine suonare prima di Amy Winehouse. Appena partiti, la macchina ha iniziato a fare fumo e abbiamo fatto tutto il viaggio così, sembravamo la Famiglia Addams. Arrivati a Milano, la macchina è morta: al momento di suonare, quindi, non pensavo di stare ad aprire il concerto, la mia unica preoccupazione era la macchina e come tornare a casa».
E lei com'è? L'hai conosciuta? «L'ho vista ma non l'ho conosciuta: troppo schiva e snob per il mio carattere agrodolce».

Grandi concerti a parte, per The Niro il clima ideale rimane quello dei club: è lì, in un'atmosfera intima e personale, che la sua musica folk acustica rende di più. Lo confermano i tanti concerti in giro per gli Stati Uniti e nei locali di mezza Europa: Italia, Austria, Germania, Francia, Inghilterra. «Il pubblico più caldo è quello francese» dice, senza pensarci troppo su: «ma a sorpresa anche i tedeschi non scherzano».
Nel frattempo, tra un live e l'altro, sono partite le registrazioni del nuovo disco: «in questo periodo sto facendo tutto a mille all'ora: l'album comunque dovrebbe essere pronto per giugno 2009». Il titolo? Ancora top secret, ma una dritta Davide me la dà: «ho in mente una cosa post atomica».

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