Concerti Genova Palazzo Ducale Martedì 20 gennaio 2009

«Caro Faber, sono riusciti a cambiarci»

Genova - Sono responsabile della Mediateca della Biblioteca De Amicis, nel Porto Antico di Genova. Mi permetto condividere qualche osservazione su Faber per me assolutamente... irrefrenabile! Grazie per l'ascolto.

Anch'io ho conosciuto, amato e amo Fabrizio De Andrè. Ma sento dentro di me che devo dire cose forse polemiche su questo decennale, sulla mostra, le manifestazioni, ecc. Ho 51 anni, nato a Genova, la musica e le poesie di Fabrizio mi sono cresciute dentro e come ogni cosa appresa da ragazzi diventa "te" e parte delle tue scelte successive. Io "sconto" De Andrè.
Mio padre criticava aspramente che io, figlio quattordicenne, oscurassi la mia serena idiozia con storie intrise di sangue, lutto, cinismo, passione, rivolta, anarchia, solidarietà. De Andrè come senso intimo, dentro me stesso e nella vita.

Poi il genovese è pure Tenco, non sballa, vive di spiagge gelate, vicoli stretti, gioie private poco condivise ma intensissime quanto fugaci. Eccoci qua noi tutti che a casa abbiamo ancora Volume terzo nel tondo blu notte. Sono riusciti a cambiarci, eccome. Adesso riusciamo a glorificarti in piazza, illuminarti di 1000 riflettori, bla-bla-blare di te su ogni "tipo" di radio e TV. Pensa che ora ti amano tutti! Si sente Attenti al gorilla al supermercato insieme al Testamento.
I bambini non hanno fatto domande ma non è il riserbo curioso, timoroso, rispettoso d'una volta: è che siamo sordi e possono dirci «uscite di qui» oppure «ti muovi stronzo» e non "sentiamo" diverso.

Mi ricordo, come Perec, mi ricordo tutto. E ci vedo ben impastati con il potere contro cui urlavamo, abbiamo paura di uscire e dire le cose come stanno. Mi sento piccolo e strisciante, complice di una "sinistra" democrazia. Ora posso guardare tutto il mondo da casa, sentirmi appagato, misurato, adeguato, paziente, educato, tollerante, tattico e demodè; posso andare a vedere Faber in mostra, pensare «ma guarda com'è ancor bella Dori!».
È giusto iconizzare un morto di valore e porlo così tra i Grandi da studiare a scuola ma per favore, finiamola presto e torniamo al gusto del marcio, il nostro umido mondo, tra vicoli e puttane, così vero da uccidere. Meglio evitare gli specchi. E toglimi questa tetta dalla faccia!

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