Concerti Genova Martedì 30 dicembre 2008

Prog old style, altro che guitar heroes

Genova - Il genovese Giorgio Cesare Neri, nella vita di tutti i giorni, è un abile tecnico del suono e datore luci che presta la sua opera nei teatri cittadini. Poi, di arte in arte, la sua diventa una double life nel sicur rifugio delle sette note. Allievo di Bambi Fossati, compositore per happening, adattatore sonoro per sculture e installazioni, tenace ricercatore e polistrumentista diviso tra cordofoni, tastiere e fiati.
Due anni fa Neri mi fece pervenire un suo demo. Oggi, quella proposta, ha trovato la giusta piega discografica grazie alla Black Widow Records che a dicembre ha pubblicato Logos.

Si tratta di un concept album architettato come un’ampia metafora musicale dell’esistenza con citazioni in limine di Platone, Eraclito, San Giovanni Evangelista e Nietzsche. Collaborano al disco uno dei migliori batteristi in circolazione (Roberto Maragliano già attivo nelle tracce di Aldo De Scalzi, Pivio e altri artisti genovesi), alcuni compagni di strada del nostro e l’ex New Trolls Roberto Tiranti. Quanto alle disparate (ma ben dosate) influenze, Logos risulta un percorso di stile e di stili: Mike Oldfield (Intro), space rock alla Hawkwind (Id & trad e Godinus 7b), progressive sinfonico classico (Alleanza), kraut rock (Seconda navigazione), new age (Addio), hard rock in tempo dispari (L’ultima danza), soundscape frippiani indianeggianti (Godinus 7a), folk celtico (la coda di Tuona il cannone), ricordi di PFM e New Trolls (Tuona il cannone).

La composizione sicuramente più convincente e che meglio sintetizza lo spirito “multicolore” del disco è Le braccia e le ali, scritta con un’attitudine simile a quello delle leggendarie ouverture degli Who. Una parola su Giorgio Neri chitarrista: i suoi assoli, oltre che “puliti”, sono ricchi di gusto e dimostrano dimestichezza tanto sull’elettrica, quanto sull’acustica.
Giorgio C. Neri resta il prototipo del valido artigiano all’antica, felicemente perso nella sua bottega di strumenti musicali, utilizzati come tester di evocazioni sonore. Oltre 30 anni fa, presenze come la sua, erano la normalità, in fatto di autonomia artistica (mi vengono in mente il primo Battiato, Claudio Rocchi, Franco Falsini dei Sensations’ Fix, il già citato Oldfield). Eppure, nel lavoro di Neri, non c’è nessuna utopica corsa a ritroso. Semmai una constatazione: solo una vera e autentica officina di suoni (e di sudore) salverà le nostre orecchie dalle banalità quotidiane in forma di hit mainstream. Con buona pace degli improvvisati guitar heroe in consolle tra Natale e Santo Stefano…

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