Concerti Genova Giovedì 27 novembre 2008

Carotone: «che bello incontrare l'amore»

Genova - Eccolo qua Tonino. Con quel baffo sottile che sembra sorrida sempre, anche quando è serissimo. Con quella voce roca che sembra si sia appena svegliato, a qualsiasi ora. Antonio de la Cuesta aka Tonino Carotone, ha appena sfornato un album nuovo di pacca. Sono passati cinque anni da Senza ritorno, il suo secondo lavoro, e otto da Mondo diffcile, il primo, quello che lo ha reso famoso.
Lui dice che non pensa mai agli aspetti commerciali del suo lavoro, e c'è da crederci, ma come nasce un suo album? «Ma non so, quello che faccio nasce al gerundio, mentre lo faccio. Scrivo quando mi capita, alla sera. Ho tanto materiale da parte, ma faccio un album solo quando lo sento».
Questo tour, che è partito agli inizi di novembre dalla Grecia (Salonicco e Atene), ed è passato da Milano venerdì scorso, dopo Genova lo porterà in tutta Italia: «poi lo presenterò in Spagna, forse Stati Uniti, ma facciamo una cosa alla volta. Ora sono qui e canto per l'Italia».

Ciao mortali!
- questo il titolo - è un omaggio a tutti gli esseri viventi, che perciò sono anche mortali, appunto. «È un gesto di affetto e di umiltà verso il nostro genere - dice - un modo per dire: godetevela finché si può. Quattordici brani, per un disco in cui parla molto di sé, a cominciare dal singolo Il santo, dedicato al suo chitarrista storico, mancato lo scorso anno, per finire a No volveremos mas (Non cambieremo mai). In mezzo Pornofutbol, suonata insieme con Manu Chao, che racconta due tra i più grandi business della nostra epoca: porno e calcio, appunto.

Molte le collaborazioni - oltre all'amico di sempre Manu, anche con Eugène Hutz dei Gogol Bordello, Erriquez della Bandabardò, «tutti amici con cui viene naturale fare le cose insieme», dice Tonino - e nessuna cover. Questa è una specie di notizia.
Anche i muri ormai sanno che Tonino ama la musica italiana d'annata - Buscaglione, Carosone, Celentano, Mina e compagnia cantante - e nei suoi album precedenti ha trovato il modo di rendere molti omaggi a questi giganti. Cover a modo suo, non manieristiche, ma appassionate, e soprattutto roche, molto roche. «A me piace cantare le canzoni che mi piacciono, anche se sono di altri - dice Tonino - lo faccio a modo mio. Ma in questo album c'era veramente troppa roba, così non ne ho inserita nemmeno una».

Forse Tonino non volverà mai, ma qualcosa deve essere cambiato da quando cantava Me cago en el amor, se alla domanda: qual è la più grande soddisfazione che hai avuto come uomo? risponde: «la sensazione di conoscere l'amore».
Ciò che invece spinge avanti Tonino come artista, è il pubblico: «la sensazione di magia che si crea ai concerti, il rapporto con la gente, è qualcosa di fantastico e fondamentale». Difficile ricrearlo ad ogni concerto? «È difficile perché ci si mette tanta energia, ma tutto avviene in modo spontaneo».

Sono le prime date del tour, che a giudicare anche dalle parole di Federico Traversa - coautore della biografia di Carotone Il maestro dell'ora brava (Chinaski) - non deve essere una roba rilassante. «Provate voi a stargli dietro per sei mesi, poi me lo dite», mi aveva detto Federico. Ma lui si stanca più quando è in giro o a casa? «No in tour si spendono tante energie, a casa faccio altro. Mangio, tanto, per esempio». E Genova? Insomma, ormai la conosci bene: «città di porto, come Barcellona. Lì ho incontrato gente diversa, voglia di allegria, ho tanti amici. È un'atmosfera particolare, non so, forse il mare e il porto formano uno scudo naturale...», che diventa un modo di vedere la vita. Gente di mare diceva qualcuno.

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