Concerti Genova Martedì 11 novembre 2008

Antonio Oleari: un viaggio lungo 40 anni

Genova - Piccole tesi crescono. Ricordate Antonio Oleari? Ma sì… poco più di sei mesi fa ne parlammo su queste colonne telematiche a proposito della sua tesi di laurea sul concept album. La stoffa era palpabile, ma, talvolta, da sola, non basta. Così, il nostro intuisce che, all’interno di quel lavoro, c’è un filone da approfondire: Senza Orario Senza Bandiera dei New Trolls. Aiuta anche un “supercompleanno”: 40 anni che, quasi specularmente, gettano la ricerca nel buco nero di una data tra le più polisemiche della Storia. Il 1968.

La proposta del giovane scrittore piace subito ad Aereostella che dà il via senza esitazioni. Il buon Oleari, allora, da entusiasta geologo di parole e suoni, si mette al lavoro e, in pochi mesi, scava profondi cunicoli tra la natìa Brianza e Genova, sbucando, qua e là, in luoghi dal sentore leggendario (il bar Palestro, casa Repetto, la Latteria Igea e altri). Poi è un domino dai mille incontri, attraverso le quattro entità chiave di quel disco: i New Trolls, Gian Piero Reverberi, Fabrizio De André e, last but not least, Riccardo Mannerini. Anzi, proprio quest’ultimo, è il vero medium di tutto. I suoi versi diventano la materia prima plasmata in canzone da Faber, suonata dalla band e, infine, confezionata musicalmente da Reverberi. Ma l'input scaturisce dalle visioni interiori del poeta cieco che guardò il mondo con occhi diversi.

Il frutto di questo necessario scandaglio ora è diventato un ricco libro: Un viaggio lungo 40 anni senza orario senza bandiera. Ci voleva qualcuno che precisasse, ulteriormente, che Senza Orario Senza Bandiera non è solo un disco, ma, semmai, l’LP è il prodotto finale di una lunga gestazione di elementi creativi sbocciati da quella riscrittura della realtà che solo la vera arte sa offrire.
Si viaggia tra le pagine avvertendo “quel” clima, grazie ad una prosa brillante, sicura, ferma e latrice di una competenza in fieri che tocca tanto le sette note quanto la letteratura. È anche la storia di un anno particolare, attraverso la lente dell’evento discografico, quindi anche un modo alternativo di raccontare il ’68. Preziosa l’analisi di ogni canzone: Oleari non ne ricostruisce solo la genesi testuale, ma ne affronta l’interpretazione anche musicale. Eccellente l’impianto grafico: questo è anche un volume bello da guardare.

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