Cultura Genova Domenica 2 novembre 2008

Festival della Scienza: parla Odifreddi

Genova - «Abbiamo tirato una moneta per decidere chi avrebbe iniziato: lei ha scelto croce e dato che oggi è Ognissanti era avvantaggiata per tutte le sue amicizie, ma è uscita testa e ho vinto io». Con questa battuta il matematico Piergiorgio Odifreddi ha aperto il confronto che lo ha visto protagonista con la senatrice democratica Paola Binetti - sabato 1 novembre – al Festival della Scienza. Un incontro affollatissimo, con la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale riempita in ogni ordine di posto da un pubblico molto attento e partecipe, che non ha lesinato fischi e applausi.

Al centro della serata, la domanda da un milione di dollari: come possono conciliarsi la Fede e la Religione con la Ragione e la Scienza? «Come “ateo praticante”, se si può dir così, non ho difficoltà ad ammettere una religiosità alta, che in realtà accomuna tutti gli scienziati, e che si può definire fede nel logos. Ma questa religione atea non ha nulla a che fare con la religione istituzionale», esordisce Odifreddi. «Sono convinta che ciò che unisce gli uomini sia maggiore di ciò che li separa: sul bisogno di conoscere le leggi universali c’è comunicazione fra religiosi e atei. Sono proprio questi valori condivisi a rendere possibile l’umana convivenza», risponde Binetti.

L’inizio appare insomma conciliante, ma le posizioni dei due ospiti sono in realtà molto distanti. Lei, parlamentare della cosiddetta area teodem, medico psichiatra, animatrice della campagna per l’astensione dal referendum per l’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita. Lui matematico, ateo e razionalista. Li divide una distanza che emerge rapidamente.
«La Ragione di cui parla la Binetti è Dio, mentre per me la Ragione sono le leggi della natura», spiega Odifreddi. «Le leggi della natura non rivelano l’esistenza di senso, spesso ci sono domande del tutto insensate o domande sensate ma che non hanno risposta, come ci insegna la logica. La religione sottolinea continuamente la limitatezza delle imprese conoscitive e delle potenzialità umane ma pretende che, dove non arriva la ragione, arrivi qualcos’altro. Uno dei più grandi insegnamenti del ‘900, invece, è proprio quello di accettare la limitatezza umana».

«Ma le domande di senso non interrogano solo la ragione», ribatte prontamente Binetti. «Scaturiscono dalla necessità dell’uomo di chiedere “Perché?”. Prendiamo l’esistenza del dolore. Le domande più frequenti sono: “Perché a me? Perché ora e in questo modo?”. Sono domande sensate, ma le risposte non possono essere razionali. Anche l’amore inizia a finire quando gli diamo dei limiti e lo trattiamo come un oggetto razionale».
Il duello decolla e incontra le prime asprezze, senza però mai abbandonare i toni del confronto alto, intellettuale: più che scontrarsi, Scienza e Religione dialogano, seppur senza indietreggiare di un passo. «La scienza si chiede le cause degli effetti: è importante distinguere fra i perché come causa e i perché come fine. Le domande della religione come “Perché io? Perché muoio?” sono superficiali: rispondere “Perché Dio lo vuole” non mi risolve il problema, non diminuisce il mio dolore», incalza il matematico. Una posizione subito contrastata dalle parole di Binetti: «Il dolore è un mistero, le argomentazioni cliniche possono spiegare il come, ma non il senso. Esiste un dolore oggettivabile e un dolore vissuto soggettivamente e che, pur non essendo riducibile al razionale, esiste».

Il disaccordo continua. Secondo Odifreddi, la scienza è in grado di dare risposte sul perché del dolore o della morte, riferendosi alla lotta per la sopravvivenza: «Il dolore o la morte non sono solo esperienze umane, ma anche animali. Se ci sentissimo più parte della natura avremmo più spiegazioni di quante la religione sia in grado di darne. Purtroppo il cristianesimo è una fede precisa, basata su dogmi, mentre il metodo della scienza fa un forte uso dello strumento empirico».
«Ma la Trinità non è una realtà dogmatica astratta», ribatte Binetti. «E’ una realtà in cui sperimento la relazione fra Padre, Figlio e Spirito Santo, un amore generativo sperimentabile tutti i giorni. Non bisogna pensare alla fede cattolica come a un’astratta enunciazione di principi: i dogmi sono la vita della vita».

La domanda iniziale, quella da un milione di dollari, sembra dunque avere una risposta negativa: è davvero difficile far conciliare oggi Scienza e Religione, Ragione e Fede. Lo ammette Paola Binetti («Non si può ridurre la Fede a Scienza, se no non ci sarebbe la Fede») e lo dimostra Piergiorgio Odifreddi, fornendo i dati di in un’indagine dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti: «il 93% degli scienziati si è dichiarato non credente; alla Royal Society di Londra i credenti sono il 5 %, il 4,5 % tra gli scienziati di diverse associazioni biologiche mondiali. Forse la religione si indirizza a una mentalità non scientifica».

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