Davis: «Fumo e amianto uguale cancro» - Genova

Davis: «Fumo e amianto uguale cancro»

Cultura Genova Domenica 26 ottobre 2008

Genova - Accanto al lato specificatamente scientifico delle ricerche, coesistono interessi e trame oscure di chi non ha interesse a conoscere le vere cause di certi fenomeni, oppure vorrebbe poter alterare dati che dimostrano la velenosità di una certa sostanza se usata in determinate circostanze. Di questi segreti che hanno in vari momenti impedito, occultato o tentato di interrompere la ricerca, in particolare, in campo oncologico, cioè sulla varia casistica dei tumori, lunedì 27 ottobre interverrà Devra Davis, Epidemiologa di fama mondiale e direttrice del Centro di Oncologia Ambientale presso l’Università di Pittsburgh - a Palazzo Ducale alle 17, nell'ambito del Festival della Scienza. L'abbiamo intervistata.

Quali punti toccherà nella sua Lectio Magistralis rispetto ai problemi causati alla ricerca oncologica da interessi specifici (per esempio l'industria del tabacco). Cos'ha scoperto? E cosa occorrerebbe fare per prevenire altri attacchi in futuro?
«Il Presidente americano Nixon dichiarò formalmente guerra al cancro nel 1971, ignorando cause allora già note come il fumo, l'amianto, i raggi X, i raggi solari, gli ormoni e le polveri delle miniere. Abbiamo cominciato combattendo la guerra sbagliata contro i nemmici sbagliati, concentrandoci sulla malattia e non sulle sostanze che già allora si sapeva ne erano la causa. Coloro che spingevano perché la lotta si concentrasse sull'analisi e il trattamento del tumore, spesso erano gli stessi che ricoprivano posti di comando nelle industrie che producevano proprio le sostanze all'origine dei tumori come il tabacco per le sigarette e gli ormoni chimici e sintetici».

Il numero delle persone che contraggono una delle varie forme tumorali è in costante crescita. È così anche nel terzo mondo o si tratta piuttosto di un problema dell'Occidente?
«La metà di tutti i casi di tumore è rilevata nella parte del mondo più sviluppata, dove la casistica è in costante e rapida crescita. Mentre i tumori sono più frequenti nelle nazioni industrializzate, è anche vero che i paesi in fase di industrializzazione così come acquisiscono gli strumenti e la tecnologia industriale stanno acquistando anche tutti i rischi connessi alla salute che derivano dall'industrializzazione».

Ultimamente si è fatta strada l'idea che ci siano forme virali alla base di alcune tipologie di tumore. Mi riferisco in particolare al tumore dell'utero e alla recente vaccinazione proposta alle adolescenti per prevenirlo. Qual è la sua posizione?
«Il virus HPV è una componente del tumore della cervice dell'utero, dei tumori alla testa al collo, di quelli anali e probabilmente anche di quelli del seno. Il vaccino riduce la possibile crescita dell'infezione HPV. Non ha senso tuttavia vaccinare solo le ragazze, dal momento che sappiamo che anche i ragazzi trasmettono lo stesso virus e che anche gli omosessuali sono a rischio per il cancro dell'ano. Inoltre, non abbiamo ancora risultati davvero attendibili sulla sicurezza del vaccino, quindi occorre essere sicuri di somministrarlo solo a ragazze in ottima salute, che non abbiamo problemi legati a malattie autoimmuni o altre patologie preesistenti. E abbiamo l'obbligo di tenere sotto controllo qualsiasi forma di reazione negativa/effetto collaterale che emerga».

C'è anche chi guarda alle patologie tumorali con un approccio diciamo alternativo che osserva la malattia da un punto di vista psico-somatico come il risultato di qualcosa che ci tormenta al punto da generare zone oscure nel nostro corpo, terreno perfetto da cui nascerebbe appunto il tumore. Quanto responsabilità abbiamo verso i nostri mali e la nostra salute e in generale il benessere del nostro corpo?
«Non ci sono prove sulla possibilità che sia la nostra mente a causare il tumore, ma c'è una quantità impressionante di studi che dimostrano come la mente può essere usata attraverso la meditazione, lo yoga e una varietà di altre tecniche, per aiutare le persone affette da patologie tumorali ad affrontare e combattere la malattia».


Prima di lasciarvi all'ultima domanda, vi anticipo che con la generosità e la volontà di comunicare che contraddistingue spesso - e per fortuna - molti scienziati stranieri, qui Devra Davis ci racconta alcuni dei punti salienti legati agli ostacoli politici ed economici che hanno impedito alla ricerca scientifica di far emergere con prontezza i danni legati al fumo. Oppure di quale giro di affari mondiale continua a permettere la circolazione e il commercio dell'amianto nel mondo, nonostante la sua comprovata altissima tossicità.
Potrebbe esporci brevemente gli altri punti principali che toccherà nel corso della sua relazione?
«Toccherò anche i seguenti punti. Usando un linguaggio selìmplice cercherò di portare l'attenzione sulla conferenza che si terrà la settimana prossima a Roma legata alla Convenzione di Rotterdam, dove si punta a ottenere un consenso informato in relazione all'esportazione delle sostanze tossiche e nocive. Dimostrerò anche perché dobbiamo prendere precauzioni sull'uso dei cellulari da parte dei bambini così come l'utilizzo di radiazioni diagnostiche sui bambini».

Il mese scorso in India è stato vietato il fumo in locali chiusi, provvedimento già adottato in Uruguai, Francia, Italia, Irlanda, Svezia e da un numero crescente di nazioni sviluppate e industrializzate. Più di mezzo secolo fa, gli scienziati compresero gli effetti mortali del fumo sulla salute umana. Perché c'è voluto così tanto tempo per agire contro un'abitudine così dannosa? La risposta è che alcune incertezze scientifiche sono state trattate con così grande cura proprio per essere sfruttate come potenti mezzi di disinformazione sul fumo, giustificando il ritardo. Esiste una lunga e spaventosa guida che spiega il perché il mondo abbia impiegato così tanto tempo a prendere provvedimenti contro il fumo e perché sono ancora molto timidi gli sforzi per controllare altri pericolosi agenti moderni all'origine dei tumori.

Quando nel 1971 fu proclamata la guerra contro il cancro, la lotta ufficiale sul cancro fu particolarmente silenziosa sulla necessità di controllare il fumo e altri agenti scatenanti. Questo non fu un errore casuale. La dipendenza dal fumo e a molti altri prodotti cancerogeni non era solo fisiologica ma legata piuttosto a questioni finanziarie e economiche.

Negli anni Cinquanta, l'AMA - American Medical Association (Associazione Americana per la Medicina) - ricevette 10 milioni di dollari per inventare una sigaretta sicura per la salute, un programma questo su cui il governo americano spese circa 35 milioni di dollari durante gli anni '70. Il primo direttore dell'American Cancer Society, Clarence Cook Little, diventò direttore scientifico del Consiglio per la Ricerca Industriale sul Fumo (Tobacco Industry Research Council) nel 1954. I milioni del tabacco finirono nelle tasche di alcuni dei migliori scienziati al mondo per tutti gli anni Ottanta facendo sì che fossero prodotte rapide e autorevoli sfide ad ogni relazione che emergeva sui pericoli mortali provocati dal fumo. L'AMA stessa produsse pubblicità mostrando dei medici che fumavano e sostenendo gli effetti positivi del fumo sulla salute. Negli anni '50, il comitato di ACS (American Chemical Society) ordinò ai suoi scienziati dipendenti di non rendere pubblici i risultati delle loro ricerche sugli effetti mortali del fumo.

Nel 1957, il Reader’s Digest, allora la più importante rivista mensile, scriveva che le sigarette contenevano un'alta quantità di catrame e nicotina. L'industria rispose proponendo una semplice soluzione, confermata da eminenti autorità: nuovi filtri che avrebbero prodotto un fumo meno denso. Una strategia, attentamente confezionata per ingannare, tirò fuori le prime sigarette con il filtro nel 1953, con i loro livelli ridotti di catrame e nicotina, ufficialmente testati dall'AMA; le cosidette sigarett Kent funzionarono alla perfezione.
Ma cosa contengono questi efficientissimi filtri? Report governativi che non sono più protetti dai vincoli di segretezza descrivono un composto di amianto molto speciale in gradi di rimuovere particelle radioattive e altre molto sottili.

Dal 1952 al 1956, un po' più di mezzo miliardo di pacchetti della marca Kent, sigarette con i filtri d'amianto, furono vendute. Ovviamente l'amianto non fu usato solo per produrre sigarette. In breve tempo l'amianto fu impiegato ampiamente per le sue potenzialità ignifughe su materiali duri, fossero per la costruzione dei tetti, per le mattonelle da pavimenti, i forni, i cavi o i blocchetti di cemento nell'edilizia. Una volta che le particelle invisibili dell'amianto sono inalate profondamente nei polmoni possono lasciare ferite indelebili che 40 anni più tardi portano al tumore ai polmoni oppure al mesotelioma, un tumore della pleure che provoca un lento e progressivo soffocamento. Quando emerse che l'amianto stava uccidendo i lavoratori dagli anni '30, gli esperti, sollecitati dall'industria, si produssero in rassicurazioni scientifiche per dimostrare che era falso.

La prossima settimana a Roma
, si terrà una conferenza con più di 100 nazioni che aderiscono al United Nations Conference of the Parties on the Rotterdam Convention on Toxic Hazards (Conferenza delle Nazioni Unite dei partiti sulla Convnzione di Rotterdam sulle tossicità mortali), potrebbe mettere fine al ritardo nel controllo dell'amianto. Due nazioni si sono dissociate rifiutandosi di partecipare e quindi prendere provvedimenti. L'America e il Canada. Le motivazioni del Canada per non includere l'amianto tra gli elementi ad alta tossicità è semplice - il denaro. Come la Russia, il Kazakhstan e il Brasile, il Canada è uno dei più importanti paesi che esportano l'amianto. Gli americani non hanno ancora messo l'amianto fuori legge nei loro stati e quindi non hanno ratificato il trattato.

In più di 60 nazioni sviluppate, con regolarità le ambasciate canadesi ospitano la promozione di affari sull'amianto. Sostenuti da più di 50 milioni di dollari da fondi governativi, scienziati ed esperti specializzati di Chrysotile Institute, istituto di particolare successo prima denominato Istituto dell'Amianto (Asbestos Institute), sostengono che l'amianto crisotile, fibra d'amianto grigia o verde, è sicura - una posizione che differisce da quello che sostengono le seguenti associazioni medico-scientifiche: the Canadian Medical Association, the Canadian Cancer Society, the World Bank, the World Health Organization, the American Public Health Association and the Collegium Ramazzini.

In un certo numero di paesi africani e in India, l'importazione dell'amianto dal Canada è triplicata in meno di dieci anni, così come è successo per le importazioni di fogli di cemento contenenti amianto negli Stati uniti dal Messico. Alcune foto di un'indagine condotta su alcune fabbriche indiane di amianto pubblicate sui quotidiani canadesi Toronto Globe and Mail, hanno rivelato le pericolose e polverose condizioni in cui lavorano molti giovani in India, che ricordano quelle raccontate da Dickens. Un'epidemia di malattie collegate all'amianto continua ad affliggere il Quebec — uno stato del Canada dove l'amianto canadese viene prodotto e dove tra le donne (alcune delle quali hanno lavorato nelle miniere) si registra il più alto numero di tumore ai polmoni causato dall'amianto del mondo.

L'amianto non è molto utilizzato in Canada oggi, che ha trovato sostituti più sicuri. Tuttavia il governo ha spudoratamente promosso l'amianto ai paesi in via di sviluppo. Mentre in Cina si facevano belli sulle Olimpiadi ecologiche, quindi prive di materiali in cui fosse presente l'amianto, intanto in Tibet il paese ha quadruplicato le miniere di amianto che è poi amppiamente utilizzato in tutto il paese.

Ovunque sia prodotto, l'amianto non resta solo nelle fabbriche. Quest'anno Leigh Carlisle, una donna inglese di 26 anni che non ha mai lavorato con l'amianto nella sua giovane vita, è morta per mesotelioma. L'unica possibile esposizione all'amianto di questa ragazza è legata al fatto che tutti i giorni per andare a scuola lei passava proprio davanti a un cantiere che utilizzava amianto. E lei non è la sola.
Uno su tre casi di malattie mortali oggi colpisce persone che non hanno una storia personale o professionale collegata ad una loro esposizione all'amianto. Esportare amianto in India è mortale, ma dovrebbe anche diventare illegale. Paesi come il Canada con capi di stato e presidenti che hanno vinto il Nobel per la Pace potrebbero fare la cosa giusta interrompendo di portare avanti la nefasta e mortale eredità legata a questa pericolossisima polvere.

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