Concerti Genova Venerdì 24 ottobre 2008

Alloisio e Maggiani: dallo show al cd

Genova - Lo spettacolo Storia della meraviglia firmato da Gian Piero Alloisio e Maurizio Maggiani (in scena al Duse di Genova fino a domenica 26 ottobre) ha dato vita anche a un libro+cd, edito dalla Feltrinelli, registrato da Marco Canepa alla Casa della musica nello studio Maccaja, e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura della Provincia.
Si tratta di un concept album di 10 canzoni, due inediti, uno di Umberto Bindi e l’altro di Ivano Fossati, e tre affabulazioni dello stesso Maggiani.
Un progetto che, nelle parole di entrambi i suoi ideatori, sembra avere scosso le loro vite: Alloisio parla della facilità con cui si è ritrovato a scrivere musica sulle parole di Mi sono perso a Genova di Maggiani, il quale, a sua volta, dice di essersi lasciato andare a questa attività come ad un vero e proprio cambiamento di vita: «non sono nato scrittore e spero di non morire scrittore. Le cose inaspettate sono quelle che ti fanno andare avanti. Sono nato gracile, debole di polmoni - racconta - ho una lunga carriera di bambino difettoso che se la cavava raccontando cose che gli altri non avevano visto».

Un nodo importante su cui insiste Maggiani riguarda l’intervento della Provincia a sostegno dell’opera: «è la prima volta in vita mia che metto il mio nome vicino a un simbolo, in questo caso quello dell’Assessorato alla Cultura. Ho pensato molto a questo. Io e Gian Piero siamo sempre stati distanti dalle corti e dagli imperi. Questa volta abbiamo trovato giusto assumerci la responsabilità di associarci ad un simbolo, perché crediamo di avere fatto un buon lavoro. Non è il capolavoro del terzo millennio, ma è un lavoro ben fatto, nato da una buona idea. È giusto che la comunità possa dare un contributo alle creatività, che l’amministrazione abbia responsabilità di critica, ma anche di partecipazione».

Nelle parole di Alloisio, "vero motore e intelligenza del progetto", come lo definisce il suo partner artistico, sembra che Storia della meraviglia sia nato in modo spontaneo, perché sentito come necessario: «il lavoro è nato facile perché se ne sentiva in qualche modo la mancanza. È materiale inespresso che ha trovato una propria forma, attraverso l’accumulo e lo svelamento di diverse energie. La genovesità è una componente fondamentale, una forza viva e pronta. Tuttavia il lavoro non è provinciale, ma universale, perché racconta le persone. La meraviglia sta negli incontri».

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