Concerti Genova Martedì 21 ottobre 2008

In un libro la storia del prog italiano

Genova - Come un romanzo. Questo titolo sarebbe stato ideale per Lungo le vie del Prog di Massimo Forni (Palladino Editore, 2008). Peccato che ci sia arrivato prima Pennac…

Mi spiego meglio. La storia del progressive italiano non merita solo approfondimenti (anche schematici) che portino a galla elementi di ricerca. Ci vuole qualcosa di più. È una vicenda avventurosa, a tratti rocambolesca, che andrebbe raccontata con piglio narrativo. Mica facile, perché non tutti riescono a scorgere la trama del storia partendo dalle proprie passioni (e preferenze) musicali.

Massimo Forni, quello scopo, lo raggiunge. La precisione dei dati, prima di tutto, - se no – nessuna storia è credibile, ma nemmeno avvincente.
Intrattenere, ovvero trattenere dentro il lettore in una fitta rete di riferimenti, non sciorinati da fredde sinossi, ma diluiti nel flusso quasi orale di una scrittura brillante, sorvegliata e comunicativa.
C'è emozione e si provano emozioni, appena si parte dai primordi post-beat tricolori per approdare ad oggi; ebbene sì: dal 1971 al 2008.

I protagonisti di questa epica si chiamano PFM, Banco, Orme, The Trip, New Trolls, Perigeo ma anche Finisterre, Notturno Concertante, Deus Ex Machina, Malaavia e Germinale. Si legge bene e tutto di un fiato: non dà pause perché non se ne richiedono.
Il volume è anche una puntualizzazione sulle fonti secondarie utilizzate, quindi una sintesi integrata di quanto già letto (ma non da tutti) su alcuni testi importanti (in primis il volume di Mirenzi, sinceramente, citato più del dovuto).

Però non si pensi che Forni si limiti solo a raccontare: da abile analista, adotta un taglio critico netto, inequivocabile e privo di ipocrisie di comodo. Pertanto non sempre si può essere d’accordo, ma questo è (anche) il bello (e la forza) del suo libro.

Infatti si ricade nella solita (e ormai consumata) rampogna contro punk, new wave e anni Ottanta. Un vecchio adagio tra i fan di prog. Però, poi, quando si passa sul fragile terreno delle scritture, c’è il rischio di lasciarsi prendere la mano. L’argomento è complesso e richiederebbe uno studio (altrettanto) minuzioso partendo dai dischi, perché liquidare l’avvento di determinati fenomeni come un addio a musica, arte e sperimentazione e quanto di buono era stato costruito in così pochi anni è un po’ troppo… Police, Joy Division, Japan, New Order, Elvis Costello, The Jam, Simple Minds, XTC, Prefab Sprout, Style Council e The Smiths (tanto per limitare il campo…) forse non erano sperimentali?
E, oggi come oggi, c’è più progressive in una nota di chitarra post-rock che in cinquanta nostalgici accordi di mellotron…ma questo è un altro discorso.

Lungo le vie del prog resta, comunque, un saggio assai indicato per chi si desidera avvicinarsi a quel mondo e aspira a conoscerne – oltre ai “nomi” – i “fatti”. Forni ha consegnato alle stampe un pregevole lavoro capace di armonizzare conoscenze specifiche e divulgazione.

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