Concerti Genova Martedì 14 ottobre 2008

Lucariello: «Saviano va via? Lo capisco»

Genova - Era il 24 aprile 2008 quando, durante la trasmissione Anno Zero di Michele Santoro, Lucariello, rapper napoletano e membro del collettivo Almamegretta, presentava al pubblico Cappotto di legno, brano nato dalla collaborazione con Roberto Saviano, che canta la morte dell’autore di Gomorra per mano di un camorrista, vista nella soggettiva del carnefice.
Oggi, si avverte più che mai un pugno nello stomaco ad ascoltarlo, quando leggiamo sui quotidiani che le minacce di morte dei Casalesi nei confronti di Saviano sono più reali che mai. Dalle indiscrezioni di un pentito sembra che esplosivo e detonatore siano già pronti per l’attentato, previsto entro Natale. «È di pochi giorni fa l'uscita di Emilio Fede che critica a Saviano di avere fatto i soldi e adesso di lamentarsi - commenta Lucariello. Dopo le manipolazioni e le ipocrisie, adesso quelli che diffidavano tirano i remi in barca».

Cappotto di legno è, nelle parole del rapper, "la storia di un ragazzo che va ad ammazzare un altro ragazzo". «La cronaca di solito tende ad appiattire le cose, quasi a fare sembrare normale quello che succede. Ho voluto rompere i soliti schemi retorici con cui si parla di mafia e darle un volto reale».
Il brano, scritto insieme al compositore classico Ezio Bosso, è un mix di rap e violini: «ognuno ha fatto il suo, rimanendo coerente al proprio modo, e questo ha creato un equilibrio che anch’io non mi aspettavo».
Il videoclip, prodotto da Mtv No mafie, porta i sottotitoli in italiano perché, come si legge in apertura, "nessuno possa dire di non aver visto, sentito o compreso". Il dialetto napoletano è forse il modo migliore di esprimersi quando si parla di camorra e di temi scottanti che riguardano da vicino la città partenopea, ma si accetta anche il rischio di essere autoreferenziali. Se, da un lato, Luca mi ricorda che esiste anche un lavoro sul suono delle parole, oltre al fatto «che siamo continuamente bombardati da musica in lingua inglese, piena di slang e parole incomprensibili ai più», dall'altro si dimostra sensibile alla questione: «in Quiet (suo primo album da solista, n.d.r.) ci sono le traduzioni italiane dei testi e, a Genova, suonerò un brano, che si chiama Don Peppino, dedicato a Don Peppino Diana, prete di Casal di Principe ammazzato dalla camorra, in cui la prima strofa è in napoletano, la seconda è la sua traduzione in italiano».

A proposito di Genova, ad esclusione della recente partecipazione all’Mtv Day, per Lucariello sarà la prima volta a proporre un suo concerto in città. «Genova ha molti punti in comune con Napoli: il mare, i vicoli, anche se da voi il porto si vive di più».
Qualcuno dice che Genova è come Napoli, senza spazzatura. «(ride) lasciamo perdere».
In Quiet si percepisce quel sentimento conflittuale, tipico di molti napoletani, di amore-odio per la propria città. «È un rapporto intenso. Cerchi di distaccarti ma c’è un cordone ombelicale che ti tiene aggrappato. Napoli è una città con una forte personalità, che ti dà uno stampo».
Mai pensato di andartene? «Sì, come tutti. Solo che, a un certo punto, ti trovi a fare una scelta: abbandonare tutto o metterti in gioco e cercare di cambiare le cose».
E cosa pensi della scelta di Saviano di fuggire temporaneamente dall'Italia? «Quando ci si trova in una situazione come quella che sta vivendo lui, è una scelta comprensibile».

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