Concerti Genova Martedì 7 ottobre 2008

Il Signore degli Anelli è progressive?

Genova - Tolkien ha sempre mietuto lettori accaniti nel mundillo prog. E, aggiungerei, da sempre e in tempi non sospetti. Poi, certo, tra anni Novanta e nuovo millennio, è sbocciata la moda legata a Il Signore degli Anelli: editoria, cinema e vari gadget hanno invaso il mercato dei desideri (anche pseudoculturali).
Tornando alla musica, l'immensa mole dell’opera di Tolkien si presta assai a scomposizioni narrative adatte alla forma concept. Molti i progetti cresciuti all’interno del genere progressive. Tra le ultime iniziative, From Ancient Times dei piemontesi Ainur (più che un gruppo, un collettivo di 18 musicisti), prodotti dall’ex tastierista degli Arti e Mestieri Beppe Crovella per Electromantic. La fonte di ispirazione è Il Silmarillion, corpus basilare per Il Signore degli Anelli e Lo hobbit.

In 11 tracce si snodano le avventure di vari personaggi (Oromë, Ungoliant, Ulmo, Nienor) e una racconto nel racconto (The History of Eärendil), secondo un passo a metà strada tra il concept album e il melodramma, dato l’inserimento di timbriche vocali liriche (un basso). Rock opera, forse, no (anche se brani più heavy - The Fall of Nargothrond, tratti di War of Wrath e la coda di The Fall of Gondolin - o easy song tipo Nienor e Maylor inducono in tentazione).
A distoglierci da simile giudizio è soprattutto l’ampio utilizzo di una strumentazione acustica (pianoforte, arpa, archi, corno da caccia, flauto e clarinetto). Anche la struttura di alcune delle composizioni vocali, più che alla canzone leggera, sembrano rifarsi al Lied romantico con tenui sfumature folk tratte dal repertorio celtico.

Naturale che non manchino riferimenti a band del passato, su tutti i britannici Renaissance (la voce della cantante in The Beginning of Days), quindi qualcosa dei Fairport Convention, Steeleye Span e Mike Oldfield. Molte buone idee, preparazione esecutiva da manuale, onesti propositi da onesti musici che, però, qua e là, non si sono curati di sfrondare alcune ridondanze retoriche. Consigliato, ovviamente, agli amanti di Tolkien ma anche a chi ha apprezzato le iniziali pastellerie sonore di Hostsonaten e l’iter celtico-napoletano di Jenny Sorrenti

Il Castello di Atlante è una band vercellese che affonda le proprie radici nella cosiddetta “provincia sotterranea” del prog italiano anni Settanta. Formatasi nel 1974, all’epoca non riuscì mai a varcare la soglia dell’agognato studio discografico per l’ambìto LP. Non furono gli unici. E ne sono una chiara testimonianza le stampe di inediti, magicamente emerse da label specializzate in ristampe, durante il “rinascimento progressive” di due-tre lustri fa,.
Eppure Il Castello di Atlante (un po’ come l’ambrosiano Consorzio Acqua Potabile – fa notare l’esperto Augusto Croce di Italianprog), non si è mai sciolto e non ha mai smesso di suonare. Così, chi la dura la vince; tra ’92 e ’94 Vinyl Magic fa uscire 3 CD: Sono io il signore delle terre a Nord, Passo dopo passo (con registrazioni studio e live tra ’74 e ’76) e L’ippogrifo. Con il nuovo millennio, l’ensemble vercellese viene accolta nel giro Electromantic di Beppe Crovella che produrrà Come il seguitare delle stagioni (2001) e Quintessenza (2004… e presente presso il nostro archivio).

Arriviamo così al 13 gennaio 2006, quando, al Novara Art Rock Acustico, Il Castello di Atlante si esibisce in formazione unplugged, regalando ai presenti un’antologia tratta dal loro carnet compositivo ultratrentennale. È l’occasione propizia per un live che Crovella e co. non si lasciano sfuggire e che intitolano Concerto acustico, ora fruibile su CD. Un felice amarcord per gli amici che hanno seguito la band nel passato e una scoperta da “vivere” per chi voglia respirare il profumo di un sound tra PFM, Orme e Quella Vecchia Locanda. E non finisce qui, visto che i nostri stanno partendo per una breve tournée in Giappone che li terrà impegnati tra Tokyo, Nagoya e Kyoto dall’8 al 12 novembre 2008.

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