Concerti Genova Martedì 23 settembre 2008

Max Manfredi vince la Targa Tenco

Genova - Succede così con Max Manfredi: ti dai un appuntamento per parlare del suo ultimo disco, e finisci per perderti - piacevolmente, come sempre succede quando si incontrano persone interessanti - in una conversazione senza steccati. Si parte dalla musica per arrivare al web, alla contemporaneità, passando per Oscar Wilde, la Tv, il marketing, Genova. E le stazioni ferroviarie.
Per la cronaca, l’album Luna Persa esce il prossimo 26 settembre 2008, è prodotto da Ala Bianca Group e distribuito da Warner. Le registrazioni sono avvenute presso lo Studio Maccaja, alla Casa della Musica di Genova. Undici brani inediti, la stupenda Il regno delle fate, presentata al Tenco nel 2007, e una vera chicca. La bonus track di questo lavoro, infatti, è La fiera della Maddalena, cantata insieme a De Andrè per l’album Max nel 1994 ma rimasta quasi sconosciuta. «Si tratta di un inedito a metà - dice Max - molti di quelli che conoscono Fabrizio sicuramente non l’hanno mai sentita».

Tra Manfredi e De Andrè nacque presto un feeling artistico: «è stato un bel conoscersi - dice Max - e forse avremmo anche potuto continuare a collaborare». È rimasta celebre una frase carpita dalla giornalista Monica Di Carlo in una conversazione cui partecipava anche Faber: «Max - disse De Andrè - è il più bravo».
«Trovarsi a lavorare con una persona che ti ha accompagnato per tanto tempo della tua vita come ascoltatore - dice oggi Manfredi - e che moltissimi considerano importante al di là dell’aspetto musicale, è stata un'esperienza molto bella. E poi lui è stato uno dei pochi a capire cosa ci rendeva differenti, mentre spesso si tende ad appiattire tutto».

Parlavamo di stazioni. «Essendo un pedone - dice Max - vado spesso in treno e in bus, ho fatto parecchi viaggi da pendolare. Tante impressioni sono finite nelle mie canzoni, anche in album precedenti. Forse mi volevo vendicare di alcune - chiamiamole così - disfunzioni logistiche, e di un fatto che ho preso come un’offesa personale: ormai tutte le stazioni sono letteralmente disseminate di schermi pubblicitari che riescono persino a distrarti dagli annunci dei treni». Nel brano Il treno per Kukuwok, per esempio, Max prende spunto da un errore nei tabelloni degli orari per sfornare un brano immaginifico e fantastico, un itinerario della fantasia in un mondo lontano.

Come sedimentano le canzoni di Manfredi? Come prendono vita le sue parole e la sua musica? «Sedimentare è la parole giusta - dice - io assorbo impressioni e poi le lascio decantare, come succede con i sogni, che nascono da un repertorio di esperienze vissute e nella notte vengono fuori indipendentemente dal nostro controllo. Per la musica è più o meno uguale. Più oscuro è invece come succede che musica e parole si trovino insieme. Questo francamente non lo so. A volte ho l'impressione che vengano dall'esterno».
Le canzoni di Max Manfredi sono una specie di album fotografico con immagini di grande potenza: «Io, a differenza di De Andrè, non racconto storie, non dico come sono andate le cose. Propongo una serie di impressioni e lascio all'ascoltatore il compito di dargli un senso».

Genovese, l'artista da qualche anno abita nel centro storico: «un posto dove esci di casa e incontri un mondo intero», dice. Sui problemi della movida, tema sul quale i lettori di mentelocale.it dibattono da mesi, Max ha un’idea precisa: «in realtà parlare di movida a Genova è improprio. Non ci sono gli spazi e i luoghi per accogliere una vera movida, come in altre città europee. A me sembra che ci siano due esigenze sacrosante in ballo: c’è di chi vuole dormire e chi vuole vivere di notte. A volte, forse, è addirittura la stessa persona che scende per strada in un’occasione e nell’altra si lamenta del rumore altrui. Mettere insieme le due cose non è facile. Io però sono per l'apertura e non la chiusura degli spazi di vita sociale. Togli i locali, e cosa rimane? Una città non può vivere solo di sonno e di lavoro coatto».

Che rapporto hai con la tecnologia? «La tecnologia può essere un buon strumento - dice - ma non è un bene in sé. Oggi invece viene venduta così. Allo stesso modo, la rete è utile per molti scopi - MySpace per far vedere il proprio prodotto, per esempio - ma non potrà sostituire la realtà».
Cosa non ti piace del mondo di oggi? «Odio il modo in cui è organizzato, perché causa sofferenza. Il denaro, il marketing imperante, l’egemonia mediatica. Di fatto è un sistema che si regge solo sulla sua esistenza, perché in realtà non funziona». Come opporsi? «Non standone ai margini, anche se non ho nulla in contrario con chi lo fa, ma almeno avendo coscienza di quello che è».
Tra le cose che Max proprio non sopporta, oltre «all'insensata burocrazia italiana», anche alcune etichette che spesso si affibbiano a un genere o un artista. «Odio la parola cantautorato, cantautorale. Non significa nulla. Quando penso e questi termini mi viene in mente un frase celebre di Oscar Wilde. Invitato a tenere una conferenza in una cittadina americana dal nome a suo parere orrendo, disse: "intanto iniziate a cambiare il nome della città". Insomma, per fare un altro esempio, sono convinto come Nanni Moretti che chi parla male, pensa male, vive male».

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