Concerti Genova Venerdì 1 agosto 2008

73% Phunk: un altro disco per Bobby Soul

Genova - S'intitola 73% Phunk l'ultimo album di Alberto De Benedetti, ovvero Bobby Soul, the funky voice from Genova. Il suo stile, inconfondibile sin dai tempi dei Blindosbarra, si è unito al gruppo Les Gastones per questo doppio cd che comprende una serie di brani già presenti in Draghi Rossi Buchi Neri e una parte live.
Pochissimi in Italia incarnano bene come Bobby lo spirito della black music. «Il recupero di questa musica fondamentale per la cultura afro-americana e anello di congiunzione fra blues e hip-hop è ovviamente mediato dall’esperienza, dall’italianità e da quel po’ di cultura post-punk nella quale sono stato immerso nella mia città, Genova. I testi, infatti, credo non si possano collocare nella tradizione più danzereccia del genere. Di qui il titolo». L'album è uscito per InMusica con le edizioni Cramps, etichetta di riferimento per il rock prog anni '70, che ha pubblicato anche gli Area.

La musica nera. Una passione nata presto in casa De Benedetti. «Da piccolo ascoltavo la radio – ero un bimbo occhialuto e brufoloso, insomma uno da stanzetta, un nerd si direbbe adesso - e alla radio passava la disco-music, versione di massa del funk. Da lì sono partito e pur ascoltando musica a 360 gradi lì sono rimasto. Per me resta la musica che mi fa stare bene, quella di cui ho bisogno». Come vedi questo revival di generi anni Sessanta/Settanta - vedi Amy Winehouse e Duffy - ci sarà anche una ripresa del funk secondo te? «Il funk-soul è sempre rimasto fra noi. La stragrande maggioranza delle produzioni pop contiene funk, l'hip hop è una prosecuzione del funk, molto rock contiene funk. Nei club si balla ancora funk. Solo che la gente non lo sa, almeno in questo paese».

Il funk è vivo ed è insieme a noi. Ma da dove viene? I riferimenti di Bobby sono vari, dal grande classico della black music Curtis Mayfield ai più danzerecci Sly and the Family Stone. E poi Paul Weller, Enzo Avitabile. Tante le band di cui ha fatto parte, con alcuni cardini che non dimentica mai di citare: «Posso dire che ho buoni ricordi per tutte le band, e notevole riconoscenza per i maestri che mi hanno dato qualcosa, come Andrea Ceccon e Roberto Quadrelli e gli amici con cui ho condiviso qualcosa di molto profondo come Vittorio DellaCasa». L'ultima formazione in ordine di tempo è proprio quella con Les Gestones, «loro semplicemente li amo. Sono portentosi, bravissimi musicalmente, veramente bravi e strepitosi umanamente. Li amo quasi sessualmente».

Una vita su palchi di tutte le grandezze, a cantare con artisti di ogni livello. Ma il target di questa musica in Italia non è certo di massa. Così ogni tanto Bobby si chiede se ha senso continuare per pochi intimi. «Poi però mi rispondo che è quello che so fare meglio, che qualcosa del genere manca da queste parti e che questo, per me, è proprio il suo valore. Poi a me non piace lamentarmi, mai. Quindi posso solo cercare di proporlo al meglio dal vivo». Scelte fatte anche sulla propria pelle. Come si legge sul suo sito, il cantante tiene tre figli, e a volte si è anche accampato nello studio di registrazione. E pensare che era impiegato in banca. Ti sei mai detto: ma non potevo rimanere lì? «Sì me lo sono detto. E la risposta è no, proprio non potevo. Specie per come vanno le cose oggi in una banca. Oggi faccio esattamente quello che mi piace. Non è facile, ho figli è tutto il resto, ma io faccio quello in cui credo».

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