Concerti Genova Lunedì 28 luglio 2008

Goa Boa: ecco perché è un successo

Genova - Tracciare un bilancio. Una frase che piace molto a politici e politologi, opinionisti e sondaggisti. Beh, allora ci provo anch’io. Oggetto: Il Goaboa, giunto (in grande spolvero) alla sua decima edizione. E non parlo dei contenuti o del cast, perché, al di là del gusto personale di ciascuno, (e la varietà è stata notevole) sono stati di assoluto rilevo internazionale e ciò è (ampiamente) sufficiente. E siccome, troppo spesso, s’inneggia, a destra ed a manca (ed un po’ in tutti i campi), a cosiddetti personaggi che non lo meritano affatto, faccio un nome e un cognome:Totò Miggiano. Uno che in questa decadente città coi concerti, gli eventi, i Festival, i locali, la cultura dello spettacolo (ebbene sì!) non ha fatto i soldi, né ottenuto onori, ma, quasi sempre e solo, i relativi oneri. Bisognerebbe, però, cominciare da lontano. Massì, andiamo indietro nel tempo, perché le cose non è che nascano così, per caso e/o dal nulla e di alcune cose si è parlato davvero troppo poco.

Sono lontani i tempi (trent’anni o poco meno, sigh…) di un ritrovo che, forse, dirà qualcosa solo a coloro che punk lo furono davvero (ma, nel fondo dell’anima, qualcosina è rimasto ancora…) e a più giovani e validi cultori di quell’epoca. Lo Psyco Club - che Miggiano aprì nei caruggi quando se si fosse pronunciata la parola movida la risposta “sarebbe stata “non parlo spagnolo” - era New York o Londra o Berlino, a Genova.
Potevi chiacchierare e bere qualcosa coi fratelli Butler degli Psychedelic Furs, dopo un loro straordinario live, pogare al suono dei Chelsea o dei Pistols, di ritorno da un concerto di Siouxsie and the Banshees o da quello che si sarebbe rivelato l’UNICO live in Italia degli XTX perché, come i Beatles, poco dopo avrebbero smesso di suonare dal vivo.
E ci furono Federico Fiumani e i suoi Diaframma, Neon, Bisca, Not Moving o i Denovo quando le presenze sanremesi di Mario Venuti o Luca Madonia erano moooolto lontane e quando i Litfiba (originali e completi) si esibivano di fronte a 50 spettatori.

Intorno gravitava il meglio della scena genovese, i Dirty Actions (che se fossero stati milanesi o bolognesi sarebbero ricordati ed osannati un giorno sì e l’altro anche).
Ma anche tutta una serie di band genovesi dall’alterna fortuna, ma dal grande merito “dell’essere sulla notizia” e non dopo. In ordine sparso, gli Scortilla di Pivio , che non era ancora un grande compositore di colonne sonore di film, gli Alan Lads con Claudio Guidetti, che non aveva ancora incontrato Eros Ramazzotti, Infexion, Total Crash, Pantopon Rose, Carmelitani Scalzi, Metal Body o eccelenti sperimentatori artistici quali Angelo Pretolani e Roberto Rossini e il Centro UH.
Chi ha visto (ed apprezzato) il bel film di Julian Temple Il Futuro non è scritto – Joe Strummer capisce di che atmodfera parlo. Premessa (e riprenderò il discorso prossimamente), necessaria per affermare qualcosa che parrebbe banale, ma non lo è.

Ossia che la credibilità (nazionale ed internazionale) non la si ottiene con giochi di prestigio o, peggio, giochetti politicanti o “furbizie-scorciatoia”, ma con la passione, l’essere dentro ai movimenti artistici e non leggerne le fotocopie, le capacità organizzative, l’intuito del nuovo. Di conseguenza è chiaro che il Goaboa 2008 per cui, bisogna sottolinearlo, è giunto pubblico non solo da fuori regione (e questo è già un evento), ma da fuori Italia (Ungheria, Finlandia, oltre a Francia, Spagna, Germania, ecc.) e, addirittura fuori Europa (ad es. Australia) è il frutto dell'attività svolta, faticosamente, da Miggiano, in una città che non lo ha mai molto agevolato. Ripeto che non voglio scrivere dei (tanti) concerti ospitati nei tre palchi allestititi al Porto Antico e nella Nuova Darsena della Fiera del Mare, altri lo fanno egregiamente in un altro articolo pubblicato da mentelocale.it.

Mi preme annotare che, con certezze maggiori e più tempestive, il programma sarebbe stato ancora migliore e pensare che nel (prossimissimo) futuro possano essere date, perché è ormai dimostrato che anche a Genova (ebbene sì) è possibile organizzare un evento musicale di grande richiamo internazionale.

Termino con due chicche logistiche. La prima sera, dopo il concerto dei brillanti e riuniti Bluvertigo al Porto Antico, era pronta la motonave La Superba (un nome nell’occasione, una volta tanto azzeccato…), che ci ha portato in pochi minuti alla Fiera. Per inciso, perché non si fa di più per allargare all’intera costa cittadina l’attuale percorso Expò-Pegli?
E quando al termine della serata, alle 3 più o meno, mi sono riaffacciato in Piazzale Kennedy, pensando di dovermi fare la (solita) pedalata, mi è apparsa una fila di autobus dell’AMT - a doppia lunghezza e coll’aria condizionata - ordinatamente schierati a ventaglio, con le varie destinazioni ben indicate, Caricamento, Nervi, Sestri, Voltri, Prato, si è raggiunta l’apoteosi.
E, mentalmente, mi è sfuggita l’esclamazione “Totò Miggiano Sindaco”. Semiseria (o forse no).
Domenica non ho trovato più nulla, ma era colpa mia, erano le quattro passate e non ce l’ho fatta a non seguire fino all’ultimo, sul palco 2, il DJ Set elettrizzante di uno di quei musicisti che hanno contribuito a fare la storia del rock (in senso lato!) dell’ultimo quarto di secolo – Peter Hook. E, poi, avevo una mezza dozzina di album ed EP dei Joy Division e dei New Order di cui Hook fu il bassista, da farmi firmare :-)

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