Concerti Genova Giovedì 24 luglio 2008

Puppini Sisters: la nostra intervista

© marcellapuppini.com

Genova - È la prima volta a Genova e al Goa Boa Festival per le Puppini Sisters, trio italo-britannico vintage style, che si esibiscono al Palco 2 della Fiera domenica 27. «Dalle vostre parti siamo state solo a Zuccarello, vicino ad Albenga, lo scorso maggio. Abbiamo girato un film, una produzione indipendente con un giovane regista italiano». Davvero? E io che pensavo di parlare di musica e concerti. Invece Marcella Puppini, fondatrice del gruppo, mi stupisce esordendo col cinema. «Interpretiamo delle cantanti che ritornano al paese dopo avere fatto fortuna all’estero. Abbiamo solo parti cantate». Ok dunque, in un film, ma pur sempre in versione canterina. Mi lancia anche il gossip che la star della pellicola è il modello spagnolo Sergio Muniz.

Ma lasciamo cadere l’argomento film e ritorniamo invece al loro primo impiego. Cantanti swing anni '40 che si presentano sul palco con tanto di costumi, trucco e parrucco alla Andrews Sisters, a cui si sono ispirate soprattutto per i loro esordi musicali, sfornando cover come Bolgie Woogie Bugle Boy. Il loro stile è decisamente particolare. Un po’ bambole pin-up un po’ soubrettes da rivista, cantano a cappella ma anche accompagnate da chitarra, batteria e contrabbasso con mosse che ricordano le movenze delle coriste jazz. Non si tratta però di una scopiazzatura nostalgica: «In realtà è un po’ un mistone di cose, una rivisitazione di quello che ci piace di quel periodo. Io, ad esempio, curo personalmente i costumi (Marcella si è diplomata in moda alla Central St. Martins Art School di Londra, n.d.r.) e spazio dallo stile Hollywood anni '40 ai gonnoni anni '50 che funzionano bene sul palco durante il concerto».
Nel giro di pochi anni le Puppini Sisters stanno avendo un successo eccezionale, hanno date in tutta Europa e negli Stati Uniti. Ma qui in Italia? «È un genere che o piace moltissimo o fa schifo. Non ci sono vie di mezzo. In Italia come da altre parti. Comunque c’è un grosso seguito. Dopo di noi molti gruppi stanno sperimentando questa strada. Le Crunchie Candies hanno tradotto una nostra canzone in italiano –Jilted, che è diventata Mollata- e molti gruppi drag usano le nostre canzoni per le loro performance».

Scopro che l’animo old fashion di Marcella ha origini lontane, fino da quando faceva parte dei cori d’epoca e di madrigali nella sua Bologna e sognava di diventare una cantante lirica.
Dopo tante cover adesso, col secondo album The rise and fall of Ruby Woo, arrivano i pezzi originali. Ma chi è Ruby Woo? «Sembra il nome di un’eroina dei fumetti, vero? In realtà è il rossetto usato dalle attrici del burlesque e, in genere, delle performance alternative. Diciamo che è il simbolo di una donna diversa dal modello di Mtv».
Le performance live delle Puppini Sisters ricordano un po’ l’avanspettacolo, con il pubblico vicino che si diverte mentre beve un drink: «Sì, se il pubblico si diverte anche noi ci divertiamo di più. Una volta dal ridere mi stavo quasi strozzando. Ci sono anche momenti da cabaret e, dopo quattro anni, stiamo imparando a migliorare i tempi comici».
Se all’inizio si parlava di cinema, Marcella non si è fatta mancare anche un’esperienza dietro il sipario. L’occasione per buttarsi nel teatro è stata con Ghost Train di Marina Carnesky, «È un trenino degli orrori per il quale Marina ha trovato ispirazione dai viaggi dei profughi dell’Est europeo che sfuggivano alle persecuzioni (Marina Carnesky è un'attrice londinese ebrea di terza generazione n.d.r.). Gli orrori si riferiscono alle donne scomparse durante il tragitto». Ma io leggevo di trucchi illusionistici, pensavo più a un circo, in realtà il tema è serio: «Sì, il tema è profondo anche se i trucchi ci sono davvero. Io, ad esempio, a un certo punto ho la testa che esce da un valigia».

In cantiere c’è il progetto Forget-me Nots, ovvero un’orchestra di sole donne in cui Marcella canta al piano o imbracciando la fisarmonica. Le guide da seguire sono Kurt Weill, Edith Piaf, Nick Cave. «Sto facendo un master in composizione. Vorrei scrivere un’opera. Una cosa da circo dell’est Europa». Un’atmosfera tipo L’opera da tre soldi di Brecht? «Si, diciamo che come idea ci siamo».
E intanto si pensa al terzo album delle Puppini Sisters. Non c’è che dire questa ragazza è un vulcano di idee. Tutto d’un fiato, senza pause di riflessione. «Sì, bisogna battere il ferro finché è caldo». Come darle torto?

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