Concerti Genova Giovedì 24 luglio 2008

Sud Sound System: «dammi ancora musica»

Genova - Dammene ancora. Dammi ancora musica, l'unica alchimia che può unire le genti invece che dividerle. I Sud Sound System ci credono ancora al messaggio del reggae, in quella formula tutta loro che mischia sound caraibico e dialetto salentino. Nipoti di greci e bizantini, fratelli dei giamaicani, come dicono in una delle loro canzoni.
Sono passati quasi vent’anni da quando sono usciti allo scoperto con Fuecu e T'ha sciuta bona, da quando hanno iniziato a proporre quello stile tipico fatto di ritmi festaioli e testi impegnati, alternando ballate struggenti e dancehall sfrenate. I temi sono sempre quelli dell’emigrazione, del lavoro, i problemi del sud. Accanto, il potere della musica, del sole, della gente comune. L’ultimo album – uscito lo scorso 2 maggio - si intitola, appunto, Dammene ancora.

Mi risponde Nandu Popu, una delle voci storiche del gruppo insieme a Don Rico, Terron Fabio, GGD e Papa Gianni. «La nostra è un’esperienza stupenda, che va avanti da tanti anni e continua a darci tantissimo. Certo, c’è anche il rovescio della medaglia, e cioè che dopo tutto questo tempo ci ritroviamo ancora con Bush e Berlusconi, i lavoratori continuano ad essere sfruttati, e c’è chi muore di lavoro». Oggi si può ancora pensare che la musica cambi le cose? «Piano piano le cose le cambia, anche se ciò che ci rende forti è la gente. Stare uniti, perché solo così si può fare qualcosa. La società invece ci vuole divisi, quelli del Nord contro quelli del Sud, ricchi contro poveri, italiani contro stranieri, i leghisti contro tutti. La musica, nonostante tutto, è una delle poche cose che unisce e lancia messaggi d’amore». Le apparizioni mediatiche del gruppo sono centellinate. L'ultima di fronte a una grande audience, da Celentano a Rockpolitik nel 2005. «Nonostante tutto rimaniamo una band underground. Non ci piace andare in Tv se non abbiamo qualcosa da dire. Diverso per la radio, dove il messaggio è più chiaro e diretto.

I Sud Sound System sono da sempre molto legati alla loro terra d’origine, ne conoscono bene i pregi e i problemi. Forse proprio per questo il restyling dell’immagine pugliese - tutta pizzica, mare, vino e allegria - non li ha convinti. Anche Caparezza (vedi Vieni a ballare in Puglia) è della stessa opinione. «È tutta una forzatura - dice Nandu - parlano di turismo mentre la regione sta morendo, produciamo il 37% di CO2 di tutta la nazione. Taranto è morta e senza alternativa, grazie all’Ilva. Voi di Genova dovreste saperne qualcosa visto che l’avete anche lì. Siamo messi male, i casi di tumore in alcuni paesi superano di varie volte la media, i bambini prendono la leucemia». Il gruppo è da tempo in contatto con il primario dell’ospedale di Casarano e Gallipoli, il dottor Giuseppe Serravezza - «un vero guerriero», dice Nando - che si batte affinché questi dati vengano fuori. «In Puglia abbiamo avuto una tragedia quasi come quella di Seveso - prosegue il cantante – e nessuno ne sa niente. La centrale Enel di Cerano ha ammesso di aver lavorato per 22 anni senza filtri di depurazione. Un disastro». Quell’impianto ha mette nell’atmosfera addirittura più Co2 dell’Ilva.

Ma non è solo il sud a passarsela male. I problemi del lavoro non hanno confini. «Questo lavoro interinale sta sfiancando i giovani. E poi guardiamo l’esempio dei padroni e dei politici, che pensano solo ai fatti propri. Che dovremmo dire ai ragazzi? Non andate a lavorare, andate a rubare, che chi ruba è più tutelato». Idee chiare anche sul G8 di Genova, ricordato con una manifestazione qualche giorno fa, sette anni dopo i fatti. «Pagheremo tutti quello che è successo a Genova. Pasolini diceva negli anni Sessanta che i figli stavano andando ad ammazzare i padri. Nel 2001 hanno mandato i padri ad ammazzare i figli».

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