Concerti Genova Mercoledì 23 luglio 2008

Al Goa Boa con Ex-Otago e The Hormonauts

Gli Hormonauts e gli Ex-Otago saranno sul palco del Goa Boa (Nuova Darsena/Fiera del Mare) sabato 26 luglio.
Apertura porte ore 17.

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Genova - Chi sono The Hormonauts? Se ancora non avete dato un’occhiata al loro sito forse vi sfugge l’eccentricità, la verve comica e un po’ dada del trio italiano di rockabilly. In realtà un terzo del gruppo porta origine e nome scozzesi, anche se è ormai è di casa nel Bel Pease. Lui è Andy MacFarlane, chitarra e voce del gruppo, con un passato da scultore di materiali di recupero e una collezione di freddure che tira fuori come assi dalla manica. A proposito di Manica, vi propongo un indovinello: cosa sarebbe successo se Elvis fosse nato qualche decennio dopo a Camden Town, nel cuore punk di Londra? Immaginate The Pelvis in the Memphis con il punk, i piercing, i tatuaggi e lo sguardo un po’ allucinato di Sid Vicious. La risposta è The Hormonauts, l’unica band metal anni '50 al mondo. Al telefono Andy mi confessa che in realtà un artista non dovrebbe pensare a queste etichette: «servono più alla gente che va nei negozi di musica a comprare i dischi».

Altra particolarità che rende unici gli Hormonauts è l’ultimo album Spanish Omelette (in esclusiva in vendita solo nei punti Feltrinelli Libri&Musica e presso il loro merchandise), che esce in un formato davvero particolare. Si tratta di un kit che comprende un lettore mp3 e una scheda di memoria contenente le canzoni e un paio di video. I sostenitori del cd non si preoccupino, nel pacchetto c'è anche il disco. Il lettore mp3, invece, ha la forma di un'audiocassetta old style, in perfetta sintonia con la filosofia retro-futurista della band.
Spanish Omelette nasce dalla collaborazione con l’amico londinese di Andy, Kenny Diesel, che ha portato una ventata di aria elettronica all’album: «Kenny ha creato un sacco di canzoni a cui io presto la voce. Si potrebbe definire electrobilly», spiega Andy. Agli Hormonauts piace sperimentare, tutto quello che fanno è autoprodotto. Fatto in casa, nel vero senso della parola. «Per il video della cover di My Sharona eravamo a casa mia. Una grigliata con lancia fiamme e 342 birre prese alla Lidl per fare ubriacare la gente».

Ospiti dell'ultima edizione dell’Heineken Jammin’ Festival (erano fra i vincitori del HJF Contest) gli chiedo qualche impressione: «Bello, anche se il calcio si è messo di mezzo (ahimè giugno è stato anche il mese degli Europei). Comunque il pubblico era molto simpatetico lo stesso. Credo ci sia troppo calcio in Italia. Non abbastanza nel latte». A proposito di freddure.
E della vostra prima esperienza al Goa Boa - che vi accingete a ripetere sabato 26 luglio - cosa mi dici? «Ci è piaciuta. Ricordo che mi aveva un po’ spaventato la grandezza del posto e della folla».
Credo che anche quest’anno sarà abbastanza spaventoso. Sarete alla Nuova Darsena. «Eh già. E poi in effetti ci sarà giusto qualcuno che viene a vedere Manu Chao. Abbiamo suonato con Manu una volta un po’ di anni fa, a Piacenza. Mi ha stretto la mano e mi ha detto Chao». Battute a raffica. E vabbè, Chao.

Sabato 26 luglio sul palco del Goa Boa ci saranno anche gli Ex-Otago. Pop italiano con inserti elettronici. Ironia e non-sense. Melodie semplici, orecchiabili, divertenti. Mi risponde Maurizio, tastiera e voce del gruppo. La descrizione corrisponde? «Tutto vero. Cerchiamo di fare musica popolare, quello che vogliamo è coinvolgere il pubblico, farlo partecipare. Ad esempio siamo noi che vendiamo le nostre cose dietro al banchetto del merchandise durante i concerti e c’è un concorso per cui tu puoi venire a vendere le magliette con noi portandotene a casa una gratis. Anche questo è un modo per conoscersi». Chi è il loro pubblico? «Vario, ci sono moltissimi ragazzini, ma in generale si va dalla casalinga al colto snob».
Gli Otago cantano inglese e in italiano: «a seconda di quello che ci viene meglio, senza vincoli» e le loro canzoni nascono quando meno se lo aspettano: «non vorrei citare Vasco a tutti i costi, ma davvero le canzoni nascono da sole. Non c’è un momento predefinito in cui ci mettiamo al tavolo a scriverle. Vengono fuori a caduta libera».

Le loro performance sono un mix di miti pop anni '80 e '90. A cominciare dalla tastiera eletronica, passando per i video. Giorni vacanzieri, per esempio, ricalca quasi fedelmente un film cult dei Vanzina. «Un capodanno avevamo questa canzone per le mani. Per il video noi avevamo in mente la neve e l’ambientazione naturale, mentre I Ragazzi della Prateria - con cui collaboriamo - hanno deciso per una sorta di remake di Vacanze di Natale '93». O come The Rhythm of the Night, cover di una storica hit dance di Corona. «L'abbiamo fatta per la compilation Post remixes vol.1. È venuta fuori una cosa totalmente diversa dall’originale e la sentiamo nostra anche se non lo è».
Al Goa Boa suonano in casa, e non solo perché sono nella propria città: «qui più che in altri posti ci rendiamo conto del percorso che abbiamo fatto. Dal distribuire i volantini e dare una mano a montare il palco ad essere gli headliners della serata di sabato».

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