Concerti Genova Venerdì 18 luglio 2008

Kareem: country a Valle Christi

Genova - Beh, tante volte, trattando di spettacolo, ci si lamenta della scarsa originalità delle proposte o di un certo loro appiattimento. Indubbiamente, il concerto tenuto da Kareem Salama, giovanotto nato a Ponca City (un nome tutto un programma, che pare uscito da un film di cow boys) sita nel “rurale” Oklahoma, nel bel mezzo degli States e residente nel Texas, ma come fanno intuire nome e cognome, di famiglia di origini egiziane, rappresentava un momento indiscutibilmente insolito nel panorama degli eventi musicali nella nostra regione.
Interessante la figura di questo muslim country-western singer, (superficialmente) definibile come una contraddizione in termini, dato che la musica country rappresenta, almeno a livello “ufficiale”, lo stereotipo del suono amato dallo statunitense medio WASP (White – Anglo – Saxon – Protestant).
Ma può, al contrario, essere interpretata come dimostrazione pratica della capacità americana d’integrare razze, religioni, nazionalità, per il tramite della musica e della cultura.

In effetti, quel gioiellino architettonico e naturale del Complesso Monumentale di Valle Christi a Rapallo ha visto la presenza - giovedì 17 luglio -, di un assai ristretto numero di spettatori. E ciò nonostante il notevole interesse suscitato nei media ed in rete e il buono spazio dedicato all’evento. Coloro che si sono presentati alla serata rapallese, incuriositi dall’idea di assistere all’esibizione di questo ventinovenne, cresciuto andando ai rodeo e ascoltando il bluegrass, ma che non ha mai dimenticato la sua religiosità musulmana, con già due album alle spalle (Generous Peace del 2006 e The Life of Mine del 2007), non ne sono stati delusi e l’hanno dimostrato, non lesinando gli applausi.

Salama, giunto in Liguria nell’ambito di un tour europeo, sotto l’egida ed il patrocinio delle Ambasciate e dei Consolati U.S.A. (con date in Inghilterra, Germania, Olanda, Francia, oltre che in Italia), ha dimostrato di avere ben assimilato la cultura musicale western americana. Forse un po’ troppo statico (piccolo difetto) sul palco, ha cantato, con voce profonda e rotonda, in linea con la tradizione dei grandi cantautori americani di matrice folk, brani in cui si parla d'amore (e non manca la classica frase Baby I Love You), ma anche dell’interculturalità (e molto “alta”) di Aristotele e di Averroè, della vita di tutti i giorni in cui l’eccesso di utilizzo di videogames e tv può danneggiare una vita di coppia o dell’importanza dell’amicizia tra le persone.

Si rifà ad una poesia araba, tratteggia un acquerello delle “piccole cose” in cui la cavalleria non è morta o racconta il dramma di due soldati nemici che muoiono, sparandosi in contemporanea (e qui il pensiero dello spettatore genovese non può non andare alla Guerra di Piero del nostro immortale Fabrizio De André)
Insomma, una piccola, ma preziosa occasione che in pochi hanno saputo cogliere, ma ne sono usciti tutti soddisfatti. C’è scappata anche la richiesta di autografi e di dischi che, peccato, non c’erano. Sarà per una prossima e, sperabilmente, più affollata occasione.

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