Concerti Genova Sabato 12 luglio 2008

Elio: l'allegro complessino a Genova

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Genova - «Papà, stasera vado a vedere Elio e le Storie Tese. Sai chi è Elio, no?».
«Certo che lo so: è quello con le sopracciglia che fanno provincia».
Anche, papà mio. Anche.
Elio e i suoi amici sono alcune delle creature più bizzarre presenti nel panorama musicale italiano da quasi trent’anni a questa parte: con il nuovo lavoro, Studentessi, pubblicato lo scorso inverno, hanno rispolverato quella vena esageratamente demenziale che era rimasta un po’ nascosta negli ultimi album, confermando, nel contempo, il valido luogo comune che li vuole ottimi musicisti.

Salgono sul palco dell’Arena del Mare di Genova, venerdì 11 luglio, indossando giacchine di lamé e camicie con i volants rovinate dall’incauto lavaggio di una lavanderia genovese che, per tutta la serata, riceverà gli strali del frontman.
«Nonostante le camicie stracciate, siamo qui per offrirvi uno spettacolo elegante e ce la faremo, la nostra classe si eleverà di canzone in canzone»: il che, detto da uno che, di lì a poco, si farà palpeggiare dal rinomato architetto Mangoni vestito da calciatore da oratorio, è una garanzia.

Un’ora e mezza di esibizione, senza pause, ad eccezione di alcuni inserti parlati, improvvisati là per là. Il passaggio dei traghetti diretti in Sardegna offre l’occasione per divertenti siparietti: «Cosa non si fa, per vedere un concerto gratis…», sghignazza Elio, salutando i passeggeri affacciati sul ponte.
In scaletta, brani nuovi e vecchi, arrangiati e mescolati tra loro con un forte senso di continuità e di coerenza stilistica.

Così, alla storica Amico Uligano, indimenticata sigla di una delle prime edizioni di Mai dire gol, si abbina con facilità l’inedita Gargaroz, abbastanza vintage da essere stata scelta, dopo un accorto adattamento del testo, per l’ultima campagna pubblicitaria del Cynar: carciofi e ratto delle tonsille, infatti, non sarebbero andati molto d’accordo.

Le atmosfere esotiche ed improbabili di El pube e i luoghi comuni di Fossi figo si alternano alle leggende metropolitane di Mio cugino, mentre gli accordi neomelodici di Uomini col borsello vanno a braccetto col romanticismo del nuovo millennio di TVUMDB: la presenza della bravissima corista, Paola Folli, non fa rimpiangere il duetto con Giorgia e mi permette di coronare uno dei miei sogni adolescenziali, ovvero quello di poter gridare a squarciagola ciccio bombo cannoniere.

Supermassiccio, Suicidio a sorpresa, l’esilarante Heavy Samba in cui Cesareo si presta ad interpretare colui che (cito) gira il mojito con un dito: i brani più recenti sembrano già appartenere ad un consolidato repertorio e l’esaltazione del pubblico su quel gioiellino di denuncia social-ambientalista che è Parco Sempione ne è la prova provata.
Il medley danzereccio con Il Pipppero, Born to be Abramo e Discomusic è esaltante: Mangoni che si diletta nella consueta lap dance al limite del grottesco, dopo aver indossato i panni di un agente segreto bulgaro e quelli di Zorro, è la ciliegina sulla torta.

L'allegro complessino è affiatato e complice: mi piace notare come, specie sui pezzi più datati, qualche smorfia ad hoc di Rocco Tanica (alias l’alieno Aleppe) o un accenno di danza di Faso strappino sorrisi divertiti e spontanei ai colleghi.
Sono dei gran giullari, questi quarantenni lùmbard: di loro, mi ha sempre stupito la capacità di inventare soluzioni divertenti e spiazzanti con estrema semplicità. Basti pensare al Figaro mozartiano presentato sul palco dell’Ariston durante l’ultimo Festival di Sanremo: nessuno mi farà cambiare idea sul fatto che abbiano voluto eseguire quel brano solo per poter gridare un fantastico doppio senso all’interno di quell’ipocrita contesto.

Dopo una trascinante Oratorium, con i musicisti invertiti, tanto che scopriamo le doti di bassista del buon Mayer, la chiusura del concerto è affidata a Tapparella: tra gioco della bottiglia e ascelle purificate, il grido finale di Forza Panino è l’abituale, sentito saluto degli EELST e del pubblico al buon Feyez.

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