Mostre Genova Mercoledì 18 giugno 2008

Tutto Cesare Viel a Villa Croce

© Giorgio Boratto
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Genova - Conosciamo bene Cesare Viel. Negli ultimi anni mentelocale.it ha seguito passo passo il lavoro dell’artista genovese che oggi è giunto alla piena maturità. Forse il segnale viene anche dalla mostra Cesare Viel. Mi gioco fino in fondo. Performance e installazioni, che il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova ospita dal 19 giugno al 14 settembre 2008. Saranno visibili tante sue opere, a partire dall’inizio degli anni Novanta, un percorso artistico ma anche un riflessione continua sul senso delle cose, a cui Cesare ci ha abituati.
«Non è una retrospettiva, dice Viel, ma un cammino non lineare, anzi circolare, attraverso alcuni punti nevralgici della mia attività. Ho portato opere storiche dei primi anni Novanta in cui si vedono già gli elementi che avrei sviluppato successivamente». I temi su cui si concentra Cesare Viel sono il linguaggio, la scrittura, il corpo, la voce, la letteratura, la teatralità. È una specie di viaggio, attraverso la fotografia, la scrittura, il video e la performance, che guarda alla pluralità dei mezzi espressivi.

Il titolo della mostra prende spunto dal suo ultimo lavoro - l'installazione Mi gioco fino in fondo - un lavoro simile a quello presentato a fine maggio nella galleria Pinksummer di Palazzo Ducale. Si tratta di un tappeto realizzato in India, su cui è riportata la frase Mi gioco fino in fondo ma il fondo non ha fine. «Vuol dire che è importante mettersi alla prova, tentare sempre di andare oltre in quello che si fa, fino in fondo appunto». Ma il fondo non ha fine. «Sì perché non è fondamentale riuscire, ma il percorso che ti porta a superarti». L'opera ha anche un altro significato: «noi siamo abituati a considerare l'arte come qualcosa di verticale, è la contemplazione di ciò che abbiamo davanti. Il tappeto, invece, è orizzontale, ci spinge a porgerci verso il basso, un movimento che ci fa immediatamente sentire la nostra corporeità. Mentre la frontalità ci porta a superare il corpo, questa opera ce lo fa percepire». I colori, di origine vegetale, sono bianco, nero e rosso: ovvero i tre colori di Shiva, Dio della distruzione e della rigenerazione. C'è una riflessione sulle religioni orientali? «Solo uno spunto, certamente ci sono elementi molto interessanti in quelle discipline, ma io non posso non sentirmi occidentale».

Un pezzo della mostra è stato acquisito nella collezione permanente di Villa Croce. Si tratta del disegno su Cesare Pavese che riporta in calce una frase di Natalia Ginzburg, parte del progetto Tu che mi hai disegnato presentato da Viel a Torino nel 2004. L'accostamento di disegno e linguaggio è un altro tratto distintivo del lavoro di Viel, così come la capacità di far propri pensieri e immagini in un contesto performativo: «di Cesare Viel mi colpisce la capacità di essere se stesso e contemporaneamente di immedesimarsi nell'opera, in una continua ricerca di comunicazione con lo spettatore». Sono parole di Sandra Solimano, direttore del Museo di Genova, che prosegue: «non a caso il nostro rapporto dura da molti anni, la prima volta espose qui nel 1990».

In mostra, tra le altre opere, anche i set di alcune performance, come Aladino è stato catturato (2000), in cui è presente il tema della gabbia e della difficoltà di comunicare; Operazione Bufera (2003), dedicata alla strage nel teatro Dubrovka a Mosca, in cui morirono 117 persone; To the Lighthouse. Cesare Viel as Virginia Woolf (2004) in cui l'artista impersonò la scrittrice, e Lost in meditation (1999). Presente anche il video di VIM, Very Italian Macho, un lavoro eseguito insieme a Luca Vitone.

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