Concerti Genova Martedì 3 giugno 2008

Quando il prog si colora di jazz

Genova - Roberto Gatto va annoverato tra i maggiori batteristi jazz in circolazione per l’orbe terracqueo. La sua carriera inizia a metà anni Settanta con il Trio di Roma, quindi l’importante esperienza fusion con i Lingomania, sino ad oggi, tra una miriade di partecipazioni con artisti della musica leggera (Mina, Dalla, Daniele, Fossati, Vanoni, Locasciulli, Modugno, etc.), soundtracker (Morricone, Ortolani, Trovajoli, Schifrin) e, ovviamente, jazzisti (Zawinul, Galliano, Metheny, Scofield, Cobham, etc.).
Non solo bacchette e tamburi, visto che Gatto si è prodotto, come compositore, in lavori, soprattutto, per il cinema (Nudo di donna di Manfredi – colonna sonora scritta con Maurizio Giammarco - e alcuni importanti film di Francesca ArchibugiMignon è partita, Verso sera e Il grande cocomero).

E il progressive? Una grande passione alle spalle, mai né rinnegata, né sopita. Mica facile per un jazzista. Quale equilibrio tra le note tecnicamente calibrate e “scritte” del prog e quelle tentate dall’improvvisazione del jazz? Probabilmente è solo un problema linguistico, forse tassonomico per puristi della vecchia guardia. Il musicista, suona. E l’ascoltatore di buona musica presta attenzione. Il resto lasciamolo alla chiacchiera.
Fatto sta che il dato biografico ci racconta che il giovane Gatto, negli anni Settanta, divorasse letteralmente vinili di siffatta materia, con curiosità e divertimento. Soprattutto e sopra tutti: Genesis, Van Der Graaf Generator e Yes, una mania per i “tipi” della Charisma. Oggi, l’esperto Gatto definisce il prog una “musica piacevolmente datata” che, però, offre ancora aperture creative a chi vuole rinnovare tale linfa, al di là delle etichette.
Così è nato il secondo CD della serie Jazz Italiano Live 2008: è l’Omaggio al Progressive Rock di Roberto Gatto e la sua band, registrato il 7 aprile 2008 alla Casa del Jazz.

L’opener è Watcher of the Skies dei Genesis che mantiene vive la ritmica compulsiva originaria coniugandola ad una tenue vocalità trasmessa dai fiati. I King Crimson ne escono bene, in maniera nitida e pulita, tanto nella versione disciplineata di Matte Kudasai, quanto negli impasti tenui di I talk to the wind (una versione così, come sarebbe stata, se cantata da David Sylvian?...qui ricordiamo il suo Orpheus dell’87…). Money dei Pink Floyd si conferma un essenziale blues dispari a cui si aggiungono pregevoli interventi solisti di Gatto, Giammarco (sax) e Petrella (trombone).
La visione di Gatto sul mondo di Wyatt tocca un classico (Sea Song), interpretato dal cantante John De Leo dei Quintorigo (emozionante l’appendice finale alla Stratos), e l’universo dei Matching Mole con le atmosfere sottili e soffuse di Starting in the middle of the day we can drink our politics away. Non poteva mancare un tributo agli Emerson Lake & Palmer: il sax coglie le iniziali pieghe melodiche di Trilogy per poi cedere il bandolo della matassa ritmico-armonica al pianoforte di Danilo Rea in uno sviluppo di controtempi quasi latineggianti. Il guizzo del jazzman…

Il CD contiene anche due composizioni originali di Gatto: Episode One (molto cinematografica… tra Schifrin e Hayes) e Progressivamente (rifrazioni canterburyiane su giochi di modulazioni nipotine dei Genesis).
È un CD che mette buonumore, se non altro perché convince che, almeno in musica, qualsiasi tipo di convivenza – anche la più strana - sia possibile.

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