Concerti Genova Mercoledì 14 maggio 2008

Zimerman incanta Genova

Genova - L’avventura di Carola De Mari alla direzione della Fondazione Spinola comincia col botto: un concerto straordinario del pianista polacco Krystian Zimerman, domenica sera, 11 maggio 2008, alla Sala Maestrale. Pianista schivo e riservatissimo, tra i più amati e applauditi sulla scena mondiale, è tornato a Genova, dove mancava da diversi anni, quasi all’improvviso, per un récital benefico a favore del progetto Musica e bambini a San Luca.

La serata si è aperta sulle note di Bach – Partita n. 2 in do minore – con cui Zimerman ha reso da subito chiari i suoi principi interpretativi: un suono magnificamente controllato, una fisicità che convoglia tutta l’energia nelle due mani, lasciando pressoché immobile il resto del corpo, e un rispetto per la partitura al di là di ogni immaginazione. Dunque, un Bach austero, olimpico, di impressionante nitore, vicino a quello dei grandi maestri tedeschi e apparentemente inarrivabile agli uomini.
A seguire è arrivata la 111 di Beethoven, l’ultima sonata per pianoforte del compositore di Bonn, restituita con tecnica inappuntabile e sentimenti più apollinei che dionisiaci, anche nell’impetuoso primo movimento; poi è arrivata l’Arietta, e il suono si è fatto contemplazione purissima, una “melodia infinita”, creata apparentemente dal nulla accarezzando il pianoforte in punta di dita, con lo stesso amore con cui Zimerman alla fine, chiamato più volte alla ribalta, indicava il suo Steinway sorridendo.

Anche nella Patetica, eseguita dopo l’intervallo, Zimerman ha portato avanti con coerenza la sua lettura di un Beethoven più cerebrale che viscerale, ma nel contempo trasparente, soprattutto nel movimento centrale, e leggero, agile e scattante nel Rondò finale. Il concerto si è concluso sulle note delle Variazioni su una canzone polacca op. 10 di Karol Szymanovski (un omaggio a Genova, città in cui Szymanovski aveva trascorso entusiasta diverse estati in villeggiatura?).
È in quest’ultimo brano che Zimerman si è lasciato andare un poco di più, ondeggiando tra le reminiscenze di Chopin e Liszt di cui è pregno questo piccolo gioiello della musica polacca, “cedendo” infine al virtuosismo che aveva preferito lasciare da parte in Beethoven, raccogliendo diverse meritatissime ovazioni al termine.

Pubblico non così folto come forse si poteva ottenere da un più capillare battage pubblicitario, ma sinceramente entusiasta, premiato alla fine con un “bis” brahmsiano (un Intermezzo dall’op. 119). E dire che la Fondazione Spinola pagava pure il parcheggio al Porto Antico a tutti i possessori del biglietto.

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