Concerti Genova Giovedì 8 maggio 2008

«Genova: città difficile per la musica»

Genova - La primavera volge al termine, il popolo della notte genovese, dotato notoriamente di un infallibile bioritmo, muove verso quelli che sono considerati un pò da tutti i locali di riferimento per la stagione estiva, sul mare, giustamente.
Dopo un'intensa stagione musicale - che ha visto arrivare sulla nostra arroccata città artisti di fama internazionale, quali Lee Van Dowsky, Daniel Stefanik, Agnes, nonché tante reginette della consolle elettronica, come Miss Fitz o la romana Rossella - anche lo Zerodieci di Piazza Embriaci giunge alla sua serata di epilogo, la chiusura estiva. Venerdì 9 maggio 2008 la serata finale, con una grande festa di arrivederci insieme ai dj resident Roby J, Gianluca Foglino e Giovanni Verrina.
Il progetto, inziato due anni fa da Massimo Mortello, a cui si è congiunto, spinto dall'entusiasmo e dalla passione, uno dei più importanti dj genovesi ed italiani nel nome di Roby J, è cresciuto in maniera esponenziale, non senza difficoltà burocratiche e di convivenza con gli abitanti dei vicoli.
L'obiettivo stagionale era quello di far crescere ed esportare la musica elettronica made in Genoa al di fuori dei confini liguri, attraverso lo scambio di dj con altre realtà consolidate, in città dove esiste una cultura più radicata ed edotta sulla musica elettronica. Questo è avvenuto ad esempio con il Mood e il Dr. Sax di Torino quando i resident dj come Giovanni Verrina, Gianluca Foglino e lo stesso RobyJ si sono recati nel capoluogo piemontese in qualità di ospiti delle loro serate. Abbiamo incontrato Massimo, direttore artistico dello Zerodieci, per farci raccontare le impressioni della stagione giunta al termine e le difficoltà che un locale che propone musica deve affrontare nella realtà complessa del centro storico genovese.

Caro Massimo, molti club puntano musicalmente sul “minestrone facile” (dal revival disco’70 ai successi radiofonici hip-hop), voi avete basato tutta la stagione in direzioni musicali per intenditori: questa decisione vi ha ripagato in termini di pubblico? Che ne pensi di chi fa il minestrone?
«La scelta coraggiosa di una programmazione come dici giustamente tu di nicchia, è ricaduta per dare a Genova un pò di respiro, per cercare di educare, di risvegliare un po la Superba da questo torpore. Noi abbiamo voluto fin da subito, rendere i genovesi partecipi, informarli, abbiamo stampato delle pocket guide con le informazioni e biografie di tutti gli artisti. Oggi possiamo dire che c'è molta piu attenzione e finalmente ci stiamo uniformando ad altre città che fanno clubbing. Il grosso investimento che è stato fatto lo scorso anno sulla scelta degli artisti, ci ha ripagato molto in termini di networking. Si parla di noi a Barcellona, a Berlino e in tutta Italia.
Quando grossi artisti invece di essere chiamati ti chiamano per voler suonare vuol dire che stai lavorando seriamente. Chi fa il minestrone fa bene, è un imprenditore, avrà sempre avventori perché non è richiesta nessuna conoscenza musicale. In quel tipo di locali si pensa solo a fare numero, si punta piu a portare gente che ad offrire bella musica. I dj sono pagati poco ed i pr tantissimo. Per noi l'aspetto imprenditoriale è stato subordinato alla cultura per cui non ci siamo rivolti alla massa, ma abbiamo cercato di rivolgerci a coloro che volevano sapere chi suonerà per loro».

So che ci sono state difficoltà con il vicinato, molti locali hanno chiuso i battenti quest’anno, voi come avete cercato di risolverle?
«Di iniziative ne abbiamo fatte, una insieme a tutto il circuito Arci consisteva nell’indossare magliette con motti del tipo "rispetta il quartiere", consegnare gadget e volantini che potessero in qualche modo sensibilizzare il problema che a mio parere non è cosi semplice. Nel nostro piccolo, oltre a tapezzare la piazza e le vie limitrofe con volantini atti a civilizzare le persone che si aggirano nei dintorni (immediatamente fatti sparire dallo stesso vicinato) abbiamo rafforzato la vigilanza esterna ed introdotto un nuovo articolo nello statuto il quale sottolinea al socio che è passibile di espulsione se colto in flagranza di schiamazzo. Si potrebbero fare anche altre iniziative, ma da soli non riusciamo a metterle in atto: ci vorrebbe la collaborazione di tutti, del vicinato e delle istituzioni. Il vicinato invece di strappare i nostri comunicati e piuttosto di raccogliere firme e lasciarci bigliettini minatori, potrebbe essere un po più costruttivo, meno chiuso al dialogo. Quest'anno abbiamo fatto fare una perizia sull'impatto acustico, ristrutturando alcune parti del locale da cui fuoriusciva eccessivamente il suono e riuscendo così ad adattare le rilevazioni del perito alle leggi in vigore. Abbiamo anche limitato la musica alla sola pista da ballo. Ovviamente tutto a nostre spese e senza alcuna sovvenzione da parte del Comune. Tutto questo per dire che noi comprendiamo le ragioni del vicinato e cerchiamo in tutti i modi di rispettarli e al contempo di portare avanti il nostro progetto. È una continua battaglia ti assicuro e sei completamente solo. Non credo sarebbe meglio lasciare il quartiere in mano a bande criminali che non aspettano altro di trasformare piazza Embriaci in terra di nessuno. Le istituzioni d’altra parte potrebbero fare un salto a Barcellona citta nostra gemella nella conformazione del territorio e prendere spunto da chi, vuole veramente investire sul turismo della propria città e sa come farlo».

Hai mai pensato di lasciare tutto?
«Sì, non lo nascondo. A volte l'eccessiva burocrazia, i modi poco cortesi degli stessi “controllori”, i problemi con certi vicini intolleranti e il sentirsi sempre da soli a combattere per un progetto culturale come questo, mi ha fatto venir voglia di lasciare tutto. Ma poi ci sono le soddisfazioni date dalle persone che ti chiamano il giorno dopo per ringraziarti per la musica, per l'ospite, per la serata magnifica. Pensi che nel tuo piccolo hai contribuito a regalare un pò di serenità e spensieratezza alle persone, che stai provando a far crescere l'unica realtà di "clubbing" nella città che ami e quindi ti rialzi ogni mattina e continui a lottare».

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